AIOMI, ovvero Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive, è un associazione appena nata. Il suo scopo è quello di estirpare il contesto di nicchia ed oscurità in cui i videogiochi sono stati rilegati nel nostro Stato, ed elevarli ad un mezzo riconosciuto per trasmettere emozioni, pensieri, idee ed anche fare vera e propria cultura.
Non è infatti difficile trovare titoli molto diversi fra loro proprio per il divario dell'ambito culturale in cui sono stati creati. Basti pensare ai titoli nipponici che, talvolta, a noi paiono bizzarri sotto certi aspetti che in Giappone fanno invece parte delle realtà quotidiana.
Torniamo a noi: non è la prima volta che incontriamo lo staff di AIOMI. Infatti avevamo già scambiato quattro chiacchiere in occasione dell'ultima edizione del Mantova Comics and Games, conclusasi il primo giorno di marzo (qui l'articolo).
In seguito abbiamo deciso di dedicare un maggiore spazio a questa neonata associazione, in quanto a Mantova siamo riusciti a porre poche sostanziali domande.
A chi interessasse, potrà leggersi tutta l'intervista nello speciale di Mantova, in ogni caso facciamo un breve riassunto.
Le prime righe del sito ufficiale (www.aiomi.it) descrivono in modo accurato il loro scopo: “AIOMI, l’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive, nasce per promuovere, diffondere e preservare la cultura del videogioco inteso come mezzo artistico di espressione del pensiero oltre che prodotto industriale d’eccellenza. Il Videogioco è ormai a tutti gli effetti parte integrante dell’immaginario collettivo e AIOMI si batte perché di esso si tratti come di un prodotto culturale da rispettare, studiare e comprendere a fondo. AIOMI sosterrà di conseguenza ogni iniziativa volta a valorizzare il Videogioco e promuoverne la cultura attraverso ogni forma o mezzo.”
Fin qui è cosa già detta, ma su che gruppo di giocatori cerca di puntare AIOMI? Casual Gamers? Net Gamers? Hardcore Gamers? Nessuno di questi.
Nasce infatti il Consciuous Gamer, un giocatore che usa le OMI in modo intelligente, cogliendone a pieno il significato ed, il più delle volte, pondera gli acquisti basandosi sull'informazione di testate specialistiche ed autorevoli. Inoltre rifiuta la ghettizzazione delle opere ed il fatto di essere parte di una stretta èlite.
Nell'ultima frase non abbiamo mai utilizzato i soliti termini per indicare un videogioco, ma li abbiamo chiamati “OMI” od “opere”. OMI (Opera Multimediale Interattiva) è infatti il termine scelto da AIOMI per intendere i videogiochi nel loro lato più espressivo, non solo come mero divertimento. Già a Mantova, Gianluca Verri, addetto all'ufficio stampa, ci aveva spiegato bene perché la scelta di questo nome: “Le OMI sono opere perché nascono da vere e proprie idee. Con l'elaborato finale si potrebbe anche scrivere un libro! Sono multimediali perché coinvolgono più parti testuali, visive e sonore. Infine interattive perché ogni azione che si vede sollo schermo dipende dal giocatore.”
Di recente hanno inoltre cominciato una campagna di tesseramento che punta ad unire sotto un unica bandiera tutti i Conscious Gamers. Questi saranno informati tempestivamente dei nuovi eventi programmati da AIOMI, oltre che le varie iniziative. Per sapere come fare basta andare sul sito aiomi.it

Alla luce di tutto quello che AIOMI sta facendo, abbiamo deciso di dargli più spazio al fine di dare maggiore rilevanza all'associazione, alle sue idee ed iniziative. Pertanto ci siamo incontrati nuovamente con gli esponenti di AIOMI ed abbiamo fatto una bella chiacchierata.
Alle nostre domande hanno gentilmente risposto Eliana Bentivegna, responsabile comunicazioni, Marco Accordi Rickards e Raoul Carbone, rispettivamente presidente e segretario generale, ma insieme hanno dato vita all'associazione.
Eliana Bentivegna: “AIOMI nasce innanzitutto dalla nostra passione per i videogiochi: non è un caso che l’Associazione sia stata fondata dal CEO di una software house, Raoul Carbone, e da Marco Accordi Rickards,giornalista che da tanti anni si occupa di critica videoludica. Raoul e Marcohanno pensato di creare un movimento che promuovesse il Videogioco come qualcosa di più di un mero ‘passatempo’ e, attraverso eventi come l’Italian Videogame Developers Conference ( IVDC ) 2008, si sonopresto resi conto che sono davvero tante e pronte a sostenere questa iniziativa!”
Marco Accordi Rickards: “Sicuramente attraverso la partecipazione alle più importanti fiere del settore e con il pieno supporto a importanti manifestazioni culturali come The Art of Games (www.theartofgames.eu), la prima vera mostra d’arte videoludica in Italia. I progetti sono davvero tanti, siamo certi che nel 2009 AIOMI si farà ampiamente conoscere nel modo che predilige: attraverso molti fatti e poche parole.”
Raoul Carbone: “È ancora presto per dirlo, ma speriamo tutti che la stampa specializzata accolga con favore la nostra iniziativa, chiedendoci informazioni e dandoci visibilità. AIOMI è un’associazione culturale senza fini di lucro che non ha bandiere: il nostro fine è solo promuovere e difendere la cultura del videogioco, i videogiocatori e tutti gli sviluppatori italiani di videogiochi.”
Eliana Bentivegna: “Considerando che la campagna è appena cominciata (è stata lanciata in occasione del Mantova Comics & Games 2009, dal 27 febbraio all’1 marzo), sta andando davvero molto bene. Penso che questo dipenda da due fattori complementari: da un lato la nostra esistenza fisica in un luogo (la nostra sede romana) e la nostra presenza a tutte le fiere italiane del settore con uno stand appositamente dedicato al tesseramento; dall’altro la comodità di iscriversi online attraverso pagamento Paypal, assolutamente alla portata di tutti gli internauti videogiocatori e non. Tutte le informazioni in merito sono comunque reperibili sul sito ufficiale dell’Associazione, all’indirizzo http://www.aiomi.it/associati.html"
Eliana Bentivegna: “Più che di aiuto si deve parlare di una stretta partnership programmatica che si estende su tanti fronti importanti. A parte il fatto che unire le proprie forze a una realtà prestigiosa e autorevole come IULM è un onore ed un privilegio, questa azione sinergica darà molti risultati concreti, a partire dalla prossima edizione dell'IVDC e dalla seconda edizione del Master in Digital Entertainment Media and Design.“
Marco Accordi Rickards: “Il nostro obiettivo primario è la sensibilizzazione: campagne informative presso le manifestazioni di settore e le università sono già in corso (saremo infatti presenti alla GDC di San Francisco e alla fiera di Parigi attraverso i nostri partner di Fabbrica Arte-The Art of Games e abbiamo appena tenuto un seminario presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata); vogliamo inoltre organizzare un numero sempre maggiore di incontri e conferenze videoludiche a carattere culturale, anche per affrontare le questioni che stanno più a cuore dei profani del settore come violenza nei videogiochi e pirateria nel mercato videoludico.”
Eliana Bentivegna: “Il cambiamento di mentalità sta già avvenendo, altrimenti non esisterebbeun’associazione come AIOMI o eventi come quelli sopra citati, volti a promuovere il valore culturale del Videogioco. Gli ostacoli da superare sono tanti, come quelli che ogni nuovo mezzo di comunicazione ha dovuto affrontare in passato nel momento della sua creazione; e anche per il Videogioco, come è stato per gli altri mass media, sarà soltanto una questione di tempo (e di profondo impegno professionale, nonché personale, per AIOMI e le altre realtà simili del settore) perché il medium videoludico venga completamente accettato.”
Raoul Carbone: “I risultati sono già sotto gli occhi di tutti. La prima edizione dell’Italian Videogame Developers Conference ha raccolto ben 500 operatori del settore, che hanno continuato a rimanere in contatto con noi e tra di loro, in vista di altre occasioni di condivisione di idee ed esperienze. Da allora, inoltre, sono in corso progetti formativi con le principali università italiane e interessanti partnership con associazioni straniere di sviluppatori di videogiochi.”
Stando al sondaggio di Microsoft "Play smart, play safe" (
click) i genitori italiani sono all'avanguardia riguardo ai videogiochi, tant'è che il 75% di loro afferma che potrebbero avere uno scopo educativo. Come commentate queste statistiche?
Marco Accordi Rickards: “Si tratta di un dato sicuramente positivo, ma che non sembra corrispondere all’atteggiamento conservativo dell’associazione di categoria che rappresenta i genitori in Italia, il MOIGE. Probabilmente, a contribuire a questa apertura nei confronti dei videogiochi, sono anche i molti testi di carattere divulgativo/pedagogico che escono già da qualche anno in Italia e che hanno proprio lo scopo di spiegare ai profani, in modo semplice e chiaro, gli aspetti educativi del medium videoludico, dalla capacità di sviluppare riflessi più rapidi a quella di spingere a decisioni ponderate ma comunque immediate. Un libro come quello di Mark Prensky, ‘Mamma non rompere, sto imparando’, edito da Multiplayer.it e presentato lo scorso anno a Roma dall’autore, ne è un esempio.”
Eliana Bentivegna: “Senza dubbio! Maggiore è il numero di persone che sperimenta direttamente l’esperienza di gioco, maggiore è la velocità con cui il medium videoludico viene sdoganato e liberato dai falsi pregiudizi che lo circondano. Alcuni giochi giocabili sulla console Wii di Nintendo come Wii Fit, sebbene non rientrino propriamente nella definizione collettivamente riconosciuta di Videogioco, spingono infatti a rifiutare di ridurre il medium videoludico a corse in macchina e tiro al bersaglio con le persone, immagine fuorviante troppo spesso diffusa dalla stampa generalista e dalle istituzioni ignoranti del settore.”
Eliana Bentivegna: “Una politica di prezzi più bassi per combattere la pirateria può certamente essere uno strumento utile, ma a prescindere da questo bisogna ricordare categoricamente che la pirateria è un grave reato che danneggia autori e industria e che, in ultima analisi, uccide il Videogioco – noi non possiamo che essere d'accordo, NdR - .”
E' la pirateria uno dei maggiori motivi per cui il software da noi ha costi d'acquisto così elevati (70€ per un gioco nuovo, contro le 40£ dell'Inghilterra, all'incirca 50€, che spesso in un mese diventa la metà)?
Eliana Bentivegna: “In realtà il prezzo del videogioco è determinato soprattutto dai costi di produzione che, per la maggior parte dei prodotti videoludici, rimangono estremamente alti per via del continuo aggiornamento tecnologico che questo mezzo richiede. Non si può comunque escludere che, in uno scenario libero dalla piaga della pirateria, i prezzi potrebbero essere più bassi.”
Il mercato europeo dei videogames è stato per molto tempo l'ultima ruota del carro. Ora è cresciuto in modo esponenziale, tanto da tenere forse testa all'America. La situazione "videogame per bambini" è, quindi, tutta italiana?
Marco Accordi Rickards: “Lasciatemelo dire con grande chiarezza e decisione: la situazione “videogame per bambini” non è né italiana, né europea. Non è. Il Videogioco sta diventato un medium più complesso e sfaccettato, che sempre più riesce a raggiungere target e tipologie di utenza diverse. Parliamo di bambini? E perché non di “silver gamer”? I videogiocatori anziani sono ormai una realtà, anche grazie a prodotti come Wii Sports con il suo bowling. Questo, tra l’altro, è un trend estremamente positivo, perché fa crescere il mercato e libera spazi nuovi alla creatività degli autori di Opere Multimediali Interattive.”
Marco Accordi Rickards: “Non bene, sfortunatamente. Il punto, però, non è criticare nel merito una certa presa di posizione... Sarei già contento se questo fosse il caso. No, il fatto è che si continua a parlare di Videogioco senza cognizione di causa, tirando in ballo persone che nulla sanno di videogiochi. È pazzesco, lo capite? È un corto circuito di disinformazione e intolleranza che serve solo ad alimentare la paura immotivata verso questo nuovo medium.”
Raoul Carbone: “Certe volte molto bene, altre volte decisamente meno. Il problema, a mio avviso, è che la stampa specializzata si rivolge a lettori che al 99% dei casi sono già informati e correttamente schierati a favore dei videogiochi. Parlare ai conscious gamer rischia di servire a poco... E' alla maggioranza ignorante di videogiochi che ci si dovrebbe rivolgere. Il problema è che la stampa generalista lo fa spesso nel modo più sbagliato, come dimostra il recente articolo di Panorama Web su Resident Evil 5, definito addirittura un ‘capolavoro razzista’.”
Ogni tanto esplode la moda mediatica di attaccare i videogiochi come se fossero il male terreno (la situazione di Rule of Rose, in particolare, alzò molta polvere). Le persone che attaccano i software sono supportati da testate giornalistiche rivolte alla massa (come Panorama) o dai programmi TV. Se esplodesse un’ulteriore polemica, come pensate d'intervenire sulla scena per dire la vostra (nostra) opinione alla grande parte dell'utenza che non s'informa tramite testate specialistiche?
Marco Accordi Rickards: “Una cosa è certa: AIOMI non starà a guardare. Il nostro movimento è nato per proteggere e rappresentare correttamente le Opere Multimediali Interattive e la cultura da queste veicolata e non potrà restare fermo di fronte ad attacchi ingiustificati. I rappresentanti di AIOMI risponderanno colpo su colpo a queste ‘uscite temerarie’ e cercheranno di aprire dialoghi costruttivi per il bene della verità in materia videoludica. Speriamo, in queste battaglie, di essere sempre sostenuti dai videogiocatori.”
Tempo fa era stato promesso d'istituire un organo per la difesa delle opere multimediali, in Italia. La cosa non trovò mai fondamento reale, ma questa sarebbe potuta entrare, qualora chiamata, a discutere direttamente in parlamento (come fece il MOIGE per il famoso disegno di legge n.3014,
click) o, in ogni caso, avere una certa rilevanza in campo. Prendere il posto di questa ipotetica e mai realizzata associazione è, o diventerà, un vostro obiettivo?
Raoul Carbone: “Proveremo a farci sentire, sempre di più e sempre meglio, senza mai essere arroganti e sempre nel rispetto del pluralismo. Tutti devono poter parlare ma anche i videogiocatori devono essere rappresentati e godere di un vero ‘diritto di replica’ rispetto all’informazione e alle istituzioni. Vedremo dove riusciremo ad arrivare. AIOMI, inoltre, difende con tutte le sue forze la categoria degli Sviluppatori (o Produttori che dir si voglia) italiani di videogiochi, quelli cioè che i videogiochi li creano. Abbiamo spinto per farli entrare per la prima volta in Confindustria e ci siamo riusciti: non ci sembra un traguardo da poco!”
Eliana Bentivegna: “Un controllo preventivoesiste per tutti i videogiochi che girano su console, dal momento che devono ricevere l’approvazione delle case produttrici di hardware. Questa, tuttavia, non è censura. Ben diverso (e inaccettabile) è il caso in cui qualche organo statale voglia deliberatamente imporre restrizioni alla libertà creativa di un autore di videogiochi. Pensiamo al caso Manhunt 2, ad esempio. Ecco, in questi casi è giusto opporsi, anche se si ritiene l’opera di scarsa qualità o di cattivo gusto. È un fatto di principi, una battaglia di libertà. Perché una volta che permetteremo a qualcuno di decidere per noi di bloccare un titolo, questo qualcuno potrà bloccarli tutti. Anche il prossimo Ico o il prossimo Zelda.”
Eliana Bentivegna: “Assolutamente sì. Il Videogioco, oltre a essere una nuova forma di espressione artistica del pensiero, è per noi anche un mezzo fondamentale di comunicazione e socializzazione. Da un lato il netgaming permette di socializzare con giocatori sparsi in tutto il mondo, e la capacità del gioco di coinvolgere e di immergere in una realtà virtuale è senza dubbio determinata da livelli eccellenti di game design, gameplay, etc.; tutti aspetti intrinseci al medium e che lo definiscono per ciò che è. Dall’altro lato, invece, il progaming punta sul carattere competitivo del Videogioco, aspetto che l’ha caratterizzato fin dalle origini, e fa della competizione videoludica uno spettacolo, proprio come avviene con le partite sportive trasmesse in televisione. Non credo che nessuna persona sana di mente penserebbe mai che il calcio, lo sci e qualunque altra forma di sport possano venire snaturati dalla loro rappresentazione più o meno spettacolare in televisione o al cinema. Perché questo dovrebbe avvenire con i videogiochi?”
Il “nuovo medium culturale” sta, quindi, prendendo piede? Arriveremo ad un punto in cui la società potrà accettarlo come parte di essa? I dati sono incoraggianti, ed i ragazzi di AIOMI si stanno impegnando per migliorarli e far sì che i videogiochi vengano amalgamati e riconosciuti al più presto come meritano.