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Italians play them better


  Scritto da: Nicolò "Cocò" Pellegatta | Data: 2009-02-09

Incontro e scontro con la community Arcade-Extreme

Ha senso parlare di industria dell'intrattenimento arcade in Italia, nell'anno 2009?
Esiste una utenza interessata a tale tipologia di divertimento?
Esistono società pronte ad investire nel settore?

Siamo partiti Sabato 24 Gennaio alla volta di Milano nella speranza di poter trovare risposte esaurienti ai quesiti di qui sopra. Posto il fatto che le esigenze del pubblico sono nella maggior parte dei casi differenti rispetto a quelle di publisher e sviluppatori (per questi ultimi bisognerebbe fare riferimento alle fiere del settore come l'ATEI o l'italianissima ENADA), siamo rimasti piacevolmente soddisfatti da quanto assaporato nel corso del pomeriggio meneghino al raduno/convention/torneo della community sorta attorno al portale Arcade-Extreme.com.
Soddisfatti in particolare del fatto che, sebbene manchino i grandi numeri di terre quali il Giappone, la scena arcade in Italia è tutt'altro che morta. Certo, all'incontro a cui abbiamo preso parte si giocava attraverso le conversioni casalinghe, ma quell'alone di professionalità e agonismo tipico delle sale giochi del Sol Levante aleggiava per l'intera stanza. E sopratutto l'approccio di molti giocatori è dannatamente competitivo, oltre che realmente serioso. Un aspetto difficilmente coglibile e ipotizzabile da diversi tipi di utenza, nient'altro che la quotidianità per altri. Una quotidianità che la redazione di Retroclub ha avuto l'occasione di saggiare con la mente, con la parola e (ahi noi) anche con le mani in occasione del rituale torneo “AEX Ranbat”, svoltosi sul finire di Gennaio alla Casa dei Giochi in una (indefinita, seppur per nostra fortuna facilmente raggiungibile) zona periferica del capoluogo lombardo. Piatto del giorno: Street Fighter III Third Strike, con sessioni free play (senza impegni, o meglio, non contemplate dal tabellone del torneo) ad alcuni capitoli della serie The King of Fighters e Street Fighter Alpha 3.
Il tutto organizzato dal sito Arcade-Extreme, che, vuoi per una effettiva mancanza di concorrenza, vuoi per la grande passione dei suoi membri, è uno dei punti di riferimento per il popolo italiano di appassionati dell'intrattenimento arcade, picchiaduro e sparatutto 2d in particolare. Non che il cammino sia stato breve e privo di ostacoli per tale portale, ma la dedizione dei suoi organizzatori ha permesso alla community un riconoscimento dapprima nazionale e successivamente internazionale.
Incuriositi dalle molteplici iniziative portate avanti da Arcade-Extreme, sia a livello di informazione, che di organizzazione, abbiamo contattato Davide Lunardelli, uno degli attuali amministratori, per avere esplicazioni e curiosità circa il loro modus operandi. Ne è uscita una bella chiacchierata, che non ha mancato di raffrontare il modello italico con quello nipponico/statunitense, così come ha delineato con efficacia il punto di vista dell'appassionato, di chi con dispregio e, ne siamo certi, con un pizzico di invidia è chiamato “maniaco”, circa le ultime vicissitudini dell'industria arcade.
Più che le parole, il riscontro dei fatti è emblematico: a poche settimane dalla pubblicazione casalinga di Street Fighter IV, dedicare un intero pomeriggio a Street Fighter III Third Strike (titolo che quest'anno compie dieci anni) rappresenta un chiaro dissenso e un preciso prendere le distanze verso le presunte innovazioni introdotte da Capcom con il quarto capitolo.
La location, sita nella amorfa periferia milanese, “La casa dei giochi” è un circolo ludico dedito tanto agli antichi giochi quali Go o Scacchi, quanto ai recenti Trading Card Game (incluso il relativamente nuovo adattamento di World of Warcraft, che abbiamo esaminato poco tempo fa) e ovviamente i videogiochi. Apprendiamo che è la prima sessione organizzata in tale luogo e che di fatto rappresenta una novità anche per gli altri convenuti. “Non molti” ci confida Davide Lunardelli "In genere l'affluenza di giocatori è maggiore, ma a volte le circostanze sfortunate si accaniscono tutte nella stessa data, e visto che la base di giocatori non è certo enorme non sempre riusciamo ad avere eventi al massimo delle nostre possibilità".
Abbastanza, però, da generare un torneo intenso che lambisce l'intero arco pomeridiano. Attraverso una complessa struttura a gironi prima, a doppia eliminazione poi, viene decretato il vincitore, che in grazia dei punti acquisiti può così scalare una classifica annuale, che determinerà in seguito il campione, il quale metterà le mani su un cospicuo montepremi in denaro. Senza dubbio trattasi di una organizzazione intelligente, votata in tutto e per tutto alla costituzione di una mentalità agonistica tra i giocatori italiani.
Come potete leggere nel corpo dell'intervista, all'ambiente nostrano manca la risonanza mediatica e internazionale che di contro possiede quello nipponico; è innegabile che la situazione non è destinata a volgere in meglio per la cricca del Bel Paese, ma attualmente Arcade Extreme fa ciò che può per rinsaldarla e rimpolparla. Mancano anche, e sopratutto, i “mecenati” che investono nell'organizzazione di tornei o manifestazioni (Capcom, Arcadia o chi per esso non andranno mai a sostenere quattro italianucoli che si mazzuolano “magno cum gaudio”): il materiale è “essenziale”, come lo definisce il mio compagno di spedizione Andrea, alle prese per la prima volta con il picchiaduro Capcom, tre televisori, altrettante Playstation 2, altrettante copie di importazione del gioco, un arcade stick di diversa foggia e valore per ciascuno (o quasi...). L'ambiente arcade è così scimmiottato, ma la spiritualità degli stessi, ciò che conta realmente, è conservata e preservata tramite una corposa dose di amicizia e unione tra gli abituali partecipanti.
La parentesi introduttivo/descrittiva non si protrarrà oltre, lasciando altresì spazio all'intervista rilasciataci da Davide Lunardelli e da Giacomo Bellini, un paio di settimane prima dell'appuntamento milanese. La loro percezione del tipo di intrattenimento che si trovano a rappresentare è assai definita ed originale in più punti. L'interpretazione di Street Fighter IV, ad esempio, appare controcorrente rispetto a quella che l'utenza “conservatrice” ha nei confronti del recente picchiaduro Capcom.
 

 
Anzitutto, ha senso parlare, secondo voi, nel 2009 in Italia di panorama arcade, inteso tanto come infrastruttura, quanto come pubblico?

Davide “Lun” Lunardelli: Non penso che la situazione sia completamente disperata, in fondo ci sono ancora locali che in qualche modo portano avanti il settore e investono in esso, e parlo anche di centri commerciali o cinema, non necessariamente sale giochi vere e proprie. Forse un po' più di attenzione alle esigenze dei giocatori (e viceversa, un po' di insistenza e meno rassegnazione da parte di essi) potrebbe migliorare le cose. Da parte nostra cerchiamo semplicemente di riproporre il feeling della sala giochi a tutti i nostri tornei, facendo incontrare i giocatori in un contesto competitivo ma amichevole, di scambio.
 
Organizzate da diversi anni tornei di picchiaduro e shooter 2d, radunando a Milano o a Roma appassionati da ogni parte della Penisola. Come si svolge la pianificazione di tali eventi? Quanto della struttura dei vari Tougeki ed EVO riproponete in questi tornei?

LUN: Uhm, probabilmente poco. L'ispirazione dai grandi eventi ci viene costantemente, ma a livello organizzativo le differenze sono spaventose. A livello di budget, principalmente, ma anche di partecipazione, al momento. Certo siamo pronti ad adeguarci al supporto che riceveremo, questo è garantito!

Giacomo “JCK” Bellini: è difficile poter confrontare due realtà così diverse. I giocatori di picchiaduro in Italia si possono contare facilmente ed è ancora più facile se consideriamo solo quelli che sono disposti a fare lunghi spostamenti per poter partecipare ad un torneo. Questo non ci permette grosse spese, ma fortunatamente i partecipanti sono sempre ben disposti a darci una mano mettendo a disposizione il loro materiale per la perfetta riuscita di ogni evento.
 
Avendo supportato il genere dei picchiaduro e degli shoot'em up negli ultimi anni dove entrambi i generi dall'apice di popolarità sono divenuti di nicchia, quali sono le vostre opinioni in merito ai più recenti avvenimenti?

LUN: Spesso la gente vuole credere che la nuova generazione di titoli di questi generi abbia alzato troppo il tasso tecnico perdendo in immediatezza. Ma nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di giocare con il giusto approccio... In quel caso le soddisfazioni arrivano comunque, e a tutti i livelli. I giochi nuovi sono decisamente giochi migliori di quasi tutti i "classici", quindi credo che il problema principale risieda proprio nei giocatori. 
Speriamo che SFIV e l'ondata di conversioni arcade in arrivo su xbox360 possano essere utili in questo senso, riavvicinando quante più persone possibili a questo modo di giocare. Non mi stancherò mai di dirlo, SFIV in particolare è un'occasione unica, mentre per gli sparatutto un hype tanto generalizzato è difficile perfino da immaginare. Ma mi piacerebbe vedere l'effetto di una prossima uscita Treasure direttamente legata a Radiant Silvergun e Ikaruga...

Parlando della serie di Street Fighter: Super Street Fighter II X e Street Fighter III Third Strike sono sempre presenti ai vostri tornei e gli appassionati non mancano mai. Chi meglio di voi quindi per rispondere a tale domanda: Street Fighter IV, “sterco” o cioccolata?
 
LUN: Ero il primo degli scettici, ma dopo aver analizzato un po' meglio il sistema di gioco credo veramente che SFIV abbia del potenziale. Ci sono ancora molte cose che mi lasciano perplesso ma suppongo le verificheremo giocandoci... Per il momento posso dire che cercheremo di supportare il gioco al massimo, perchè l'occasione è probabilmente irripetibile. Se anche solo una piccolissima parte delle persone che lo acquisteranno approfondissero il gioco e cominciassero a venire ai tornei regolarmente sarebbe veramente un guadagno per la scena!

Dando uno sguardo al vostro sito è possibile cogliere la poliedricità delle vostre iniziative: Arcade Extreme Magazine si è andato ad aggiungere al vostro canale video, al vostro Forum, al vostro archivio news e alla vostra opera organizzativa. Pensate che in Italia non vi siano altri appassionati che possano gestire i molteplici aspetti del panorama arcade?
 
LUN: No, non credo. Non c'è neanche una vera e propria "concorrenza diretta" ad essere sinceri, ma cerchiamo comunque di fare il massimo. E possiamo provarci grazie al fatto che nello staff abbiamo molte persone veramente appassionate e dalle abilità differenti che approfitto per ringraziare!

JCK: Ciò che manca alle altre comunità che si occupano in qualche modo di arcade è quello che per noi è l'aspetto più importante: giocare. Spesso infatti parlare di giochi è solo una conseguenza di argomenti più vasti come il retrogaming, il collezionismo o l'emulazione dei vari hardware. Su AEX invece questi aspetti sono trattati solo marginalmente e tutto è sostenuto dalla passione per il gioco, per i record e per le sfide.

Stando all'editoriale del primo numero della vostra rivista [il primo numero è scaricabile liberamente a questo indirizzo] sembra che vogliate trasporre su carta le emozioni suscitate in voi da taluni videogame, piuttosto che ambire ad una critica che giudichi il documento videoludico in ogni sua parte: l'occhio critico della rivista pare essere quello tipico del fan hardcore. Pensate che un tale approccio possa effettivamente, cito testualmente da tale editoriale, “riuscire a stimolare la curiosità e la voglia di partecipare direttamente alla nostra comunità di tutti quei potenziali giocatori arcade ai quali magari manca proprio la scintilla giusta per accendere la passione”?
 
LUN: Si, sappiamo per esperienza personale che a volte per scatenare una passione importante bastano poche parole azzeccate lette al momento giusto. Nello specifico cerchiamo di fare in modo che nelle nostre recensioni ci sia un tasso tecnico adeguato ai giochi in questione, senza ovviamente sconfinare nella mera guida. L'importante è che il lettore capisca esattamente quali sono le meccaniche che rendono appassionante un certo titolo al punto da investirci ore di pratica e studio, perchè è questo che rende realmente buono (o meno) un gioco arcade. 
 
Dando una occhiata al vostro portale si notano alcune segnalazioni in lingua inglese, che denotano una buona apertura allo scenario internazionale da parte vostra: in tale ambiente, considerando anche nazioni come il Giappone e gli Stati Uniti, pensate che i giocatori italiani possano effettivamente dire la loro o i limiti fisici e culturali impediscono il raggiungimento di certi traguardi?
 
LUN: Abbiamo molti visitatori dall'estero, e cercare di coinvolgerli il più possibile è un piacere. Questo perchè è importante che le altre comunità straniere ci riconoscano come il punto di riferimento italiano, e devo dire che sta funzionando. Sia grazie ai contenuti che offriamo sia per il fatto che siamo decisamente stimati a livello record dalla comunità internazionale. Il Giappone resta comunque un altro pianeta...

Il famoso sito francese NeoArcadia ha da poco aperto una sala giochi ispirata al modello nipponico nella città di Tolosa [informazioni e qualche foto a questo indirizzo]. Pensate che possa avere successo tale iniziativa, volta a rifondare l'immagine delle sale giochi con una accezione prevalentemente hardcore? Avete l'intenzione di replicare in Italia un progetto di questo genere?
 
LUN: La sala di Tolosa sta funzionando, a quanto so, ed è una bella dimostrazione per tutti. Ma da questo a provare la stessa cosa in Italia purtroppo c'è una bella differenza, anche se personalmente penso che con il giusto supporto ai giocatori Milano e Roma sarebbero città più che qualificate ad ospitare sale giochi espressamente dedicate al gioco arcade non "casual". Mai dire mai quindi, ma al momento non abbiamo intenzione di replicare l'esperienza francese.

JCK: Penso che per la maggior parte di noi sarebbe un sogno avere una salagiochi di questo genere in cui incontrarsi con gli altri giocatori. Purtroppo però la realtà è che le persone interessate sarebbero decisamente troppo poche anche solo per pensare di rientrare nelle spese che una struttura del genere comporterebbe. Certo che se qualcuno volesse sponsorizzare l'iniziativa noi saremmo più che disposti ad occuparcene!
 
 
 
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