Ha senso parlare di industria dell'intrattenimento arcade in Italia, nell'anno 2009?
Soddisfatti in particolare del fatto che, sebbene manchino i grandi numeri di terre quali il Giappone, la scena arcade in Italia è tutt'altro che morta. Certo, all'incontro a cui abbiamo preso parte si giocava attraverso le conversioni casalinghe, ma quell'alone di professionalità e agonismo tipico delle sale giochi del Sol Levante aleggiava per l'intera stanza. E sopratutto l'approccio di molti giocatori è dannatamente competitivo, oltre che realmente serioso. Un aspetto difficilmente coglibile e ipotizzabile da diversi tipi di utenza, nient'altro che la quotidianità per altri. Una quotidianità che la redazione di Retroclub ha avuto l'occasione di saggiare con la mente, con la parola e (ahi noi) anche con le mani in occasione del rituale torneo “AEX Ranbat”, svoltosi sul finire di Gennaio alla Casa dei Giochi in una (indefinita, seppur per nostra fortuna facilmente raggiungibile) zona periferica del capoluogo lombardo. Piatto del giorno: Street Fighter III Third Strike, con sessioni free play (senza impegni, o meglio, non contemplate dal tabellone del torneo) ad alcuni capitoli della serie The King of Fighters e Street Fighter Alpha 3.
Incuriositi dalle molteplici iniziative portate avanti da
Arcade-Extreme, sia a livello di informazione, che di organizzazione, abbiamo contattato
Davide Lunardelli, uno degli attuali amministratori, per avere esplicazioni e curiosità circa il loro
modus operandi. Ne è uscita una bella chiacchierata, che non ha mancato di raffrontare il modello
italico con quello
nipponico/statunitense, così come ha delineato con efficacia il punto di vista dell'appassionato, di chi con dispregio e, ne siamo certi, con un pizzico di invidia è chiamato “
maniaco”, circa le ultime vicissitudini dell'industria
arcade.
Più che le parole, il riscontro dei fatti è emblematico: a poche settimane dalla pubblicazione casalinga di
Street Fighter IV, dedicare un intero pomeriggio a
Street Fighter III Third Strike (titolo che quest'anno compie
dieci anni) rappresenta un chiaro dissenso e un preciso prendere le distanze verso le presunte innovazioni introdotte da
Capcom con il quarto capitolo.
La
location, sita nella amorfa periferia milanese, “
La casa dei giochi” è un circolo ludico dedito tanto agli antichi giochi quali
Go o
Scacchi, quanto ai recenti
Trading Card Game (incluso il relativamente nuovo adattamento di
World of Warcraft, che abbiamo esaminato
poco tempo fa) e ovviamente i videogiochi. Apprendiamo che è la prima sessione organizzata in tale luogo e che di fatto rappresenta una novità anche per gli altri convenuti. “
Non molti” ci confida
Davide Lunardelli "
In genere l'affluenza di giocatori è maggiore, ma a volte le circostanze sfortunate si accaniscono tutte nella stessa data, e visto che la base di giocatori non è certo enorme non sempre riusciamo ad avere eventi al massimo delle nostre possibilità".
Abbastanza, però, da generare un torneo intenso che lambisce l'intero arco pomeridiano. Attraverso una complessa struttura a gironi prima, a doppia eliminazione poi, viene decretato il vincitore, che in grazia dei punti acquisiti può così scalare una classifica annuale, che determinerà in seguito il campione, il quale metterà le mani su un cospicuo montepremi in denaro. Senza dubbio trattasi di una organizzazione intelligente, votata in tutto e per tutto alla costituzione di una mentalità agonistica tra i giocatori italiani.
Come potete leggere nel corpo dell'intervista, all'ambiente nostrano manca la risonanza mediatica e internazionale che di contro possiede quello nipponico; è innegabile che la situazione non è destinata a volgere in meglio per la cricca del
Bel Paese, ma attualmente
Arcade Extreme fa ciò che può per rinsaldarla e rimpolparla. Mancano anche, e sopratutto, i “
mecenati” che investono nell'organizzazione di tornei o manifestazioni (
Capcom, Arcadia o chi per esso non andranno mai a sostenere quattro italianucoli che si mazzuolano “
magno cum gaudio”): il materiale è “
essenziale”, come lo definisce il mio compagno di spedizione
Andrea, alle prese per la prima volta con il picchiaduro
Capcom, tre televisori, altrettante
Playstation 2, altrettante copie di importazione del gioco, un
arcade stick di diversa foggia e valore per ciascuno (
o quasi...). L'ambiente
arcade è così scimmiottato, ma la spiritualità degli stessi, ciò che conta realmente, è conservata e preservata tramite una corposa dose di amicizia e unione tra gli abituali partecipanti.
La parentesi introduttivo/descrittiva non si protrarrà oltre, lasciando altresì spazio all'intervista rilasciataci da
Davide Lunardelli e da
Giacomo Bellini, un paio di settimane prima dell'appuntamento milanese. La loro percezione del tipo di intrattenimento che si trovano a rappresentare è assai definita ed originale in più punti. L'interpretazione di
Street Fighter IV, ad esempio, appare controcorrente rispetto a quella che l'utenza “
conservatrice” ha nei confronti del recente picchiaduro
Capcom.