Una lunga attesa
Golden Sun è stato uno dei pilastri dell’epoca GBA: grafica superlativa, idee interessanti e, soprattutto, appartenenza ad un genere di cui i Nintendari erano parecchio digiuni all’epoca. Non è un mistero, infatti, che nel dopo SNES/GB, sia in ambito casalingo, sia in ambito handheld, i JRPG latitassero dalle parti del colosso di Kyoto, tanto che quelli di qualità presenti su N64 e su NGC si contano sulle dita di una mano. Ecco allora che nel 2001 (2002 in Europa) arriva il primo Golden Sun su GBA, il quale riceve una caldissima accoglienza da parte di critica e pubblico, un po’ come succederà dopo a Tales of Symphonia sul cubo viola (esclusiva in Occidente). Per i giocatori italiani, poi, è una vera e propria manna dal cielo, grazie alla localizzazione nella lingua di Dante, che, come si sa, è spesso una componente importante nel decretare il successo di un JRPG nel Bel Paese: i casi più eclatanti sono stati FFVIII e The Legend of Dragoon, che non sono certo all’apice del genere. Segue a breve distanza un secondo capitolo (2002 in Giappone, 2003 nel resto del mondo), e poi il silenzio… fino al 2009, quando viene annunciato all’E3 questo Dark Dawn (L’Alba Oscura da noi), di cui si saprà di più nel corso dell’edizione successiva della fiera americana.
Dove eravamo rimasti?
Se i primi due episodi erano caratterizzati da una forte continuità narrativa, il terzo va ad ambientarsi ben trent’anni dopo e vede protagonisti i discendenti dei guerrieri che componevano il cast dei due GS per GBA. Giusto per fare un esempio, il protagonista Matthew è figlio di Isaac e gli assomiglia moltissimo, tanto che ad uno sguardo distratto, si potrebbe confonderli.
Inoltre, grazie ad un espediente narrativo che non riportiamo per evitare spoiler, il mondo di Weyard è profondamente diverso da come i fan avevano imparato a conoscerlo: nuovi continenti, nuove specie, ecc.
Trattasi di una buona scelta di compromesso, dal momento che ben sette anni separano questo gioco dal precedente, quindi la fanbase dovrà essere almeno parzialmente rinnovata, senza però dimenticarsi degli affezionati di vecchia data. Ad ogni modo, sarà presente un prologo, utile a rinfrescare la memoria a tutti, e una ricca enciclopedia.
Uno dei maggiori difetti del JRPG Nintendo consisteva nella trama lenta e non particolarmente avvincente, e nei dialoghi puerili, che forse tradivano un target costituito prevalentemente da giovanissimi. Speriamo, questa volta, di trovarci davanti a consistenti miglioramenti.
I nomi coinvolti, invece, sono sempre gli stessi, ed è solo che un bene, tutto sommato: gli sviluppatori sono i ragazzi di Camelot, noti nell’ambito ruolistico per la quasi ventennale serie Shining (che nasce in ambito Sega) e fra gli appassionati Nintendo per alcuni titoli sportivi dedicati a Mario; il character design è affidato, ovviamente, a Shin Yamanouchi, mentre l’OST sarà nuovamente opera dell’instancabile Sakuraba, che ormai avrete sentito un po’ dappertutto se bazzicate il genere.
Psynergy e Djinn
Dal punto di vista ludico, tutti i JRPGisti si sentiranno a casa, che abbiano giocato o meno gli altri due Golden Sun: l’impianto, infatti, è quello del classico gioco di ruolo giapponese a turni con incontri casuali.
Le due peculiarità della serie risiedono nella Psinergia e nei Djinn.
La Psinergia è, in buona sostanza, la magia a cui siamo abituati tutti. La sua specialità sta nel fatto che può essere utilizzata anche al di fuori delle battaglie, per risolvere simpatici puzzle che rendono più piacevole e variegata l’esplorazione dei dungeon. Ci sono tantissimi enigmi e pare che lo spirito delle fasi esplorative sia rimasto lo stesso, nonostante l’aggiunta della terza dimensione.
I Djinn (Djinni al singolare, mah…) invece sono creature elementali legate ai quattro elementi: ne esistono più di settanta, equamente distribuiti fra Venus (terra), Mars (fuoco), Jupiter (vento) e Mercury (acqua).
Equipaggiandoli, si ottengono nuove magie e un incremento delle statistiche, ma se ne può far uso anche in battaglia, a patto di perdere i boost ad essi legati; ne vale la pena, però, fidatevi, dal momento che ciò rende possibile l’utilizzo delle Summon, un altro tratto distintivo della serie: senza girarci troppo attorno, sono spettacolari, proprio come nei vari Final Fantasy, e occupano entrambi gli schermi della console.
A proposito di schermi: e il touch screen, come sarà utilizzato? A quanto pare, ci saranno alcune situazioni, durante le fasi esplorative, in cui ne sarà incoraggiato l’uso, stando alle parole di Shugo Takahashi, director del gioco e fratello di Hiroyuki, scriptwriter della serie (speriamo che faccia un gran lavoro, stavolta!ndr). Deduciamo, quindi, che non dovrebbe mai essere obbligatorio.
Il gioco è uscito alla fine del mese di Ottobre in Giappone, dove è stato premiato da Famitsu con un onesto 33/40. Difficile capire se i maggiori difetti (trama lenta e dialoghi) della serie siano rimasti o meno, dal momento che non possiamo leggere il testo della recensione, interamente in Giapponese. Ora non ci resta che attendere e vedere se i numerosi fan occidentali risponderanno alla chiamata.