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Dragon Age: Origins (PC)

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Informazioni Dragon Age: Origins
9.5

Anteprima Dragon Age: Origins  Scritto da: Francesco "Kaiserfranz" Granitto | Data: 2008-08-19

E' l'erede spirituale di Baldur's Gate. VGNetwork va a vedere come vanno i lavori.

Come tradizione vuole, anche quest’anno si è svolta al Los Angeles Convention Center una delle manifestazioni video-ludiche più importanti e affascinanti di sempre: l’E3. Nonostante l’edizione del 2007 abbia subito dei notevoli ridimensionamenti sia come stand presenti che come importanza, quella 2008 ha comunque ospitato case di produzione importanti come Electronic Arts, Atari, Activision, Take 2, le quali hanno mostrato al pubblico i loro prodotti in dirittura di arrivo. Nel corso della manifestazione si è potuti assistere a momenti di straordinario trasporto emotivo, soprattutto grazie alla quasi regale presenza di due guru del settore: John Carmack d’idSoftware per l’annuncio di alcune nuove immagini tratte da Rage e Will Wright di Maxis per un’intervista su quello che potrebbe essere il suo ennesimo capolavoro, Spore. Mentre questi semidei intrattenevano gli addetti ai lavori con le loro ultime fatiche, i ragazzi “normali” di Ubisoft Montreal hanno, prima mostrato al mondo le primissime scene di gameplay tratte da Prince Of Persia, poi annunciato con grande sorpresa il titolo del loro prossimo progetto I Am Alive, accompagnato da un brevissimo trailer.
Fra tutti i titoli presentati nel corso della manifestazione, Dragon Age Origins (DAO) di Bioware ed Electronic Arts è stato sicuramente uno di quelli che ha riscosso il maggior successo e le maggiori attenzioni per due validi motivi: primo perché è stato sviluppato da Bioware che, come ormai è noto a tutti, rappresenta una sorta di re Mida pronto a trasformare in oro tutto ciò su cui la sua mano si poggia (basti pensare soltanto al suo ultimo successo planetario Mass Effect); secondo perché è stata la prima volta dopo ben 4 anni di lavoro ed anonimato che DAO si è mostrato ad un pubblico così vasto riuscendo fin dalla prima apparizione su maxischermo ad ottenere una miriade di consensi dagli amanti dei GDR e non solo. Il primo trailer in assoluto mostrato al pubblico è stata un’esperienza visiva assolutamente di prim’ordine e che ha già fatto intuire in quale clima e ambiente si svolgeranno le vicende di DAO. Il cielo cupo e tempestoso non fa presagire nulla di buono sopra le teste dei Grey Wardens, un gruppo militare di elite che si sta preparando per un imminente scontro con i Blight, delle creature dalle chiare fattezze demoniache votate alla distruzione e comandate da un Archedemon. In questo minuto scarso di filmato si è già potuto intravedere la potenza del motore grafico che regge il gioco, l’Eclipse Engine, il quale promette a tutti i videogiocatori una resa grafica d’altissimo livello.
Più del trailer, sono state le vere e proprie sequenze di gioco ad incantare la folle presente all’evento, con un’interfaccia che fin da subito ha riportato indietro i nostalgici di oltre 10 anni, a quando il mondo video-ludico dei GDR era dominato dalla presenza imponente di una delle pietre miliari della storia del videogioco: stiamo parlando di sua maestà Baldur’s Gate, di cui molti estimatori affermano che DAO ne sia l’erede spirituale ed in qualche modo, quel terzo episodio della serie che non ha mai visto la luce.

Baldur...padre mio!

In un periodo nel quale il genere un po’ trascurato dei GDR è stato revisionato e riportato in primo piano grazie a capolavori avveniristici come Mass Effect, della stessa Bioware, e The Witcher, DAO invece affonda le sue radici nel passato, attingendo da un capolavoro come Baldur’s Gate la sua linfa vitale.
C’è da fare una premessa però: nonostante molti accostino l’ultimo lavoro di casa Bioware con uno dei GDR per eccellenza, le differenze tra due titoli sono abbastanza evidenti. Una delle più importanti è che per questo lavoro Bioware ha rinunciato completamente alla licenza ed alle regole tratte dal manuale di Dungeons&Dragons, per implementare un sistema di gioco e di norme sviluppato lontano da quelle che erano i principi di D&D. Un altro settore nel quale Bioware ha voluto fare tutto da sé è stato quello dello sviluppo dell’universo giocante: se per tutti i suoi passati GDR questi erano una prerogativa di Forgotten Realms, per DAO Bioware ha voluto “fare le cose in casa”, inventando e costruendo un mondo del tutto nuovo, inserendolo in un contesto fantasy ma allo stesso tempo dark.
Se ciò era quello che separa i due titoli, oltre ovviamente a comparti tecnici distanti l’uno dall’altro anni luce, ciò che invece li accomuna risiede nella natura più intrinseca del gioco stesso, trovando il suo apice in un sistema di combattimento e in un’interfaccia che mantiene ancora i fasti dei bei tempi andati.

Non sono solo barre...

Chiunque abbia giocato almeno una volta ad un GDR sa che una caratteristica essenziale di questi ultimi è la possibilità di avere in modo semplice, chiaro e rapido il controllo sul proprio alterego e sul proprio party, per poter in breve tempo reagire anche alla situazione più imprevista e inaspettata. In questo senso stretto, dunque, le migliori alleate per un giocatore non sono potenti spade incantate o incantesimi devastanti, bensì le collaudate barre che molto spesso vengono sottovalutate e snobbate dalla maggior parte, ma che possono risultare determinanti ai fini della battaglia. In DAO, l’interfaccia presentataci nelle immagini e nel gameplay ha riscosso subito una marea di consensi e non possiamo non dargli che ragione; le barre presenti sullo schermo sono molto discrete, ma allo stesso tempo equipaggiate come il miglior coltellino svizzero. Avremo quindi sul lato sinistro dello schermo l’immancabile barra di stato dei personaggi, con gli altrettanto immancabili indicatori riportanti i punti vita e, a seconda se il personaggio sia un guerriero o uno stregone, l’indicatore della resistenza fisica o del mana indispensabile per scagliare gli incantesimi. Nell’angolo destro, invece vi è una mini-mappa con un indicatore di posizione, in modo da non rimanere bloccati nei pericolosi dungeon che si andranno a esplorare. In alto trova sede una barra con gli shortcut dedicati al diario delle missioni, alle quest in corso, ai personaggi incontrati lungo il nostro peregrinare e i luoghi da noi visitati: tutto riconoscibile e raggiungibile con efficacia e semplicità. Infine, nella parte bassa dello schermo, troviamo una barra contenente tutti gli oggetti o incantesimi a cui abbiamo affibbiato una scorciatoia numerica e che la barra ci ricorda gentilmente ed in maniera abbastanza esplicativa. Questa in linea di massima è l’interfaccia che ci troveremo di fronte in DAO che permette oltretutto un alto grado di personalizzazione secondo i propri gusti e le proprie scelte e che sicuramente farà la gioia di quei giocatori anti-conformisti.
Se dunque in questo senso si rispettano i canoni del perfetto GDR, possiamo dire altrettanto anche del sistema che gestisce e muove la telecamera attorno al giocatore, con ben due opzioni selezionabili ed interscambiabili tra di loro. La telecamera di default ricorda tanto quella già vista in Mass Effect, in altre parole da dietro le spalle, che offre un buon grado d’immersione nel mondo, permettendoci di gustare appieno dello splendido lavoro messoci a disposizione dall’Eclipse Engine e delle sue piccole sfumature che rendono il comparto grafico di questo gioco un vero punto di forza.
E’ vero che questa telecamera offre un ottimo spettacolo visivo, ma ai fini del combattimento, soprattutto in inferiorità numerica che nei GDR è ordinaria amministrazione, può risultare poco pratica e difficile da gestire. Per questo motivo gli sviluppatori hanno deciso, saggiamente, di inserire una seconda modalità con telecamera dall’alto, rendendo di fatto il gioco un GDR vecchio stampo proprio come Baldur’s Gate, permettendo così al giocatore di avere un’ampia panoramica del campo di battaglia in modo tale da poter elaborare una strategia nel migliore dei modi e nello stesso tempo fare la felicità di molti nostalgici del genere. Ovviamente la telecamera è puramente de gustibus e chiunque potrà scegliere quella più congeniale al suo stile di gioco, segnando un altro punto a favore di DAO.
Un’ultima parola sull’interfaccia merita di essere spesa sul sistema che gestisce i dialoghi in DAO, altro punto cardine dei GDR. Il sistema nudo e crudo è stato mutuato da quello di Mass Effect, ma l’interfaccia che si presenta agli occhi del videogiocatore è tra le più classiche che esistano: una lista di possibili risposte semplici disposte in elenco, mentre altre un po’ più particolareggiate ed efficaci richiederanno particolari skills per essere sbloccate, proprio come accadeva nei panni del comandante Shepard.

Il mondo che non c'è


Se molte lodi sono state tessute alla semplicità e all’utilità dell’interfaccia di gioco, altrettanti complimenti meritano i ragazzi di Bioware per lo sviluppo casareccio del mondo in cui si svolgeranno le vicende di DAO. Dopo anni di connubio e capolavori lanciati in cooperazione, Bioware ha tagliato fuori Forgotten Realms per cimentarsi da sola nello sviluppo del mondo di gioco e, ammettiamolo, ottenendo degli ottimi risultati. Ci troveremo nel bel mezzo di un mondo le cui fattezze sono di stampo puramente fantasy, con una solida punta dark che non poteva mancare, visti comunque alcuni degli argomenti trattati dal gioco e dalla violenza che traspare in alcuni frangenti (motivazioni queste che hanno bollato il gioco con una valutazione PEGI +18). Ci troveremo dunque a passeggiare ed esplorare folte foreste ai bordi di un rigagnolo dorato, visitare tipiche cittadine con tratti nordici e strutture prettamente in legno, avventurarci in castelli e torri cupe che nascondono il pericolo dietro ogni ombra e anfratto. Ognuna di queste sezioni e scenari è stata curata in maniera certosina, cosicché anche il più piccolo dettaglio ha avuto la sua importanza durante lo sviluppo del gioco e gli ottimi risultati di questo splendido lavoro sono sotto gli occhi di tutti; da segnalare soprattutto l’eccellente sistema di illuminazione dinamica che riesce a dare uno strabiliante senso di realtà e di veridicità.
Non solo l’ambiente, ma anche i personaggi, umani o demoni che siano, sono caratterizzati e realizzati egregiamente con dei modelli davvero di ottima fattura che si fondono in un tutt’uno melodico con l’ambiente che li circonda. In particolare, hanno stupito molto le realizzazioni sia delle espressioni facciali, che hanno mostrato una naturalezza sconcertante, sia la manifattura di armi e armature, che mai una volta si sono dissolti nella texture del personaggio, riuscendo finalmente a dare un appagante senso di “oggetto estraneo” che il protagonista utilizza e non quello invece fastidioso ed irritante di “oggetto incollato” che purtroppo si vede fin troppe volte nei videogiochi odierni.

No GDR, No Party

La parola “party”, che nella cultura comune è sinonimo di chiasso e baldoria a base di alcolici, nei GDR assume una valenza del tutto differente, indicando invece il nostro gruppo di guerrieri, in particolare i nostri valorosi compagni che ci seguono nel corso dell’avventura e che sarebbero pronti a sacrificare la loro vita per la nostra, o in alcuni casi, ad abbandonarci miseramente al nostro destino. Il sistema del party in DAO prende spunto da quello dei classici GDR, ma allo stesso tempo lo potenzia e lo rende unico con degli accorgimenti che non potranno non piacere agli appassionati. Innanzitutto, ogni personaggio sarà interamente personalizzabile, sia nell’equipaggiamento, che riterremo più opportuno in base alle capacità di ciascuno, sia negli attributi e nella specializzazione. Una specializzazione molto particolare, in grado di rendere i nostri compagni e noi o dei guerrieri invincibili o degli stregoni invulnerabili. Dopo aver compiuto la scelta della classe alla quale appartenere e dopo aver raggiunto dei livelli abbastanza alti, avremo infatti la possibilità di specializzare in maniera definitiva ogni singolo componente del party secondo l’indole naturale della classe di appartenenza, così da poter creare una squadra formata da personaggi di elite, piuttosto che un gruppo di giovanotti bravi e baldanzosi in cerca di gloria.
Un altro aspetto interessante del party in DAO è che in qualsiasi momento dell’avventura i nostri compagni potranno decidere di lasciarci per via di un nostro comportamento, magari verso uno della loro stessa razza, non proprio esemplare.


Un mondo fatto di scelte

Come in molti titoli di recente uscita, basti pensare a Mass Effect e The Witcher, anche in DAO vi sarà la possibilità di effettuare delle scelte determinanti e che modificheranno sostanzialmente l’esperienza di gioco. La prima scelta che dovrà essere eseguita sarà quella della razza e in seguito quella della classe: solo queste due scelte garantiscono di offrire al giocatore un’esperienza di gioco totalmente differente l’una dall’altra. In base alla specie che sceglieremo, infatti, inizieremo il gioco in una maniera e in un luogo completamente differente dalle altre opzioni disponibili, mentre la preferenza della classe determinerà in maniera inequivocabile il nostro modo di combattere: se ci indirizzeremo verso una classe prettamente guerriera, allora avremo a disposizione una barra della resistenza che ci permetterà di effettuare super attacchi fisici, escludendo automaticamente la possibilità di lanciare incantesimi, che sarà una prerogativa delle classi di tipo magico e che avranno in supporto una barra del mana.
La possibilità di portare a termine delle scelte decisive non è limitata alle sole prime fasi di gioco, ma all’intera durata di quest’ultimo; infatti, le decisioni che il giocatore farà nel corso della sua avventura avranno un impatto molto forte con il mondo che li circonda e con le persone che vi abitano, in modo da portare il giocatore a valutare meticolosamente ogni sua azione da compiere per poi esserne pronto a subirne le conseguenze.

Armi e incantesimi

Dopo aver scelto la vostra strada, sarà dunque giunto il momento di gettarsi nella mischia. Guerrieri o arcimaghi non fa differenza, DAO promette per entrambe le classi degli scontri a elevato tasso di spettacolarità: orde di demoniaci nemici che ci accerchieranno e ci costringeranno a lotte serratissime, mostri dalle dimensioni titaniche sui quali arrampicarci (idea vagamente somigliante a quella di Shadow Of The Colossus) in cerca di un loro punto debole, in modo da concludere lo scontro con sequenze cinematografiche che lasciano ben poco all’immaginazione e offrono uno spettacolo visivo sen’altro di primissima fattura.
Il tutto poi gestito da un sistema di combattimento e gestione della squadra che ricorda quello eccelso di Baldur’s Gate, ripreso e tirato a lucido per l’occasione. Una peculiarità di quest’ultimo sarà quella di avere la possibilità di mettere il gioco in pausa per impartire degli ordini precisi ai nostri compagni e nel frattempo preparare delle combo magiche, con mescolanze di più magie, dagli effetti devastanti: proprio sulla magia, che si baserà solo sull’utilizzo del mana, DAO ha riscosso molti consensi, sia per via della loro spettacolarità sia per la loro tremenda efficacia, messa un po’ in disparte in alcuni GDR del nostro tempo.

Il gioco vale la candela

Dopo essersi finalmente mostrato al pubblico e averlo conquistato con le sue certezze e con le sue promesse possiamo dire che, nonostante molti altri aspetti del gioco siano ancora nascosti da un sottile velo di mistero, se DAO manterrà la linea e lo stile mostrati durante l’E3, allora sicuramente ci troviamo di fronte ad uno dei titoli regina della prossima stagione video-ludica. La data che ci permetterà di tramutare queste sensazioni positive in solide realtà è ancora molto lontana (l’uscita è prevista per Marzo/Aprile 2009) quindi non ci rimane altro che attendere fiduciosi nella bontà degli sviluppatori a concederci, già alla prossima Fiera di Lipsia, del nuovo materiale con cui far lavorare la nostra fantasia.


Commento al gioco
Dragon Age Origins ha l’importante nomina di essere l’erede spirituale di uno dei capolavori assoluti del mondo dei videogiochi, Baldur’s Gate. Le premesse perché ciò sia rispettato ci sono tutte e già dalle prime impressioni si può accostare il nome di DAO al sostantivo “capolavoro”: non ci resta che attendere per assistere se questo connubio ci sarà o se fino ad ora sia stato gettato solo fumo negli occhi.

 

Nell'attesa di Dragon Age: Origins
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Un gioco di ruolo fantastico, capace di immedesimare grazie ad una totale libertà di creare il proprio personaggio e fare ciò che si vuole. Immenso.
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Un GDR di grandissimo spessore. Il protagonista, Geralt, ha carisma da vendere, il mondo di gioco è dark, le tematiche affrontate mature. Da avere.


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Aspettativa del gioco
5/5

E' l'erede spirituale di Baldur's Gate ed è firmato Bioware. L'attesa non può che essere alle stelle.



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