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StarHawk

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Anteprima StarHawk  Scritto da: Edoardo "Black Duke" Rasciti | Data: 2012-01-04

Provato con mano il prossimo sparatutto a base di cooperazione di Sony

Chi si inventò il proverbio “l’attacco è la miglior difesa” non aveva (ovviamente) provato StarHawk. Seguito del lontano WarHawk, ora sviluppato da LightBox Interactive, con l’aiuto dei Santa Monica Studio (God of War, tanto per capirci), il titolo in questione riprende tutto ciò che di buono aveva proposto il precedente del 2007, aggiornandolo e aggiungendo qualche novità. Abbiamo avuto la fortuna di poter provare la beta privata del titolo, potendoci fare quindi un’impressione più precisa sulla qualità del titolo, che si presenta come uno degli assi nella manica di Sony per il suo 2012 targato PlayStation 3.


Muri infuocati che precipitano dallo Spazio

La caratteristica principale di StarHawk, oltre alla presenza di una modalità single player e al nuovo stile/ambientazione (per l’analisi dei quali vi rimandiamo alla nostra vecchia anteprima), è sicuramente la possibilità di poter modificare a proprio piacimento le immense mappe. Come? Semplice, facendo piombare istantaneamente dal cielo rifornimenti, torrette, punti di respawn, muri, garage, postazioni di lancio e quant’altro. Ogni team può spendere la propria Rift Energy (condivisa tra tutti membri dello stesso team) per richiedere tali postazioni e posizionarli dove meglio crede, in tempo reale e rimanendo con la visuale di gioco. La Rift Energy aumenta con il passare del tempo, e ovviamente le postazioni più importanti ne richiedono una maggior quantità, anche se è sempre presente un limite massimo di strutture (ma è sempre possibile eliminare quelle eventualmente divenute inutili). In un match Capture the Flag, sarà ovviamente conveniente piazzare muri e torrette nella propria base, così che si difenda “da sola”, mentre sarà fondamentale posizionare a proprio vantaggio i punti di respawn e rifornirli di jeep e jetpack (altra piccola novità, questa, ereditata dalle espansioni del vetusto WarHawk). Con questo sistema, in pratica, ogni partita si gioca in modo diverso, e per quanto si possa conoscere a memoria la mappa di gioco, raramente ci si riuscirà a muovere allo stesso modo, tra muri difensivi e torri piene di cecchini.

E’ quasi superfluo sottolineare che, dovendo la stessa squadra dividersi la Rift Energy e gli “slot” disponibili per le strutture, il team più cooperativo, meglio organizzato sarà quello più efficace. A StarHawk è difficile vincere “da fenomeni”, con serie di uccisioni à la Call of Duty, e i giocatori egoisti (o egocentrici) rischiano di essere la rovina della partita. Una divisione dei ruoli, che non si basa su classi diverse e prefatte, ma su di una precisa volontà strategica, è fondamentale. E così, la difesa, o meglio, la strategia del posizionamento di tali difese sarà un compito importante allo stesso livello dell’attacco, facendo prendere al gioco un aspetto simil-RTS, quasi da tower defence (genere che va tanto di moda ultimamente) nuovo nel panorama degli shooter in terza persona.


Ma chi vogliamo prendere in giro, a me piace sparare!

Passando dalla strategia all’azione, poco è cambiato dal predecessore del lontano 2007, almeno per quello che abbiamo potuto provare. Le mappe sulle quali abbiamo combattuto (poche in realtà) sono sempre enormi e spesso su più livelli. Girarsele a piedi è una fatica, e la scarsa potenza di fuoco che si ha rende il tutto ancora più difficile. Per fortuna, sono presenti jeep per fino a tre giocatori (un pilota, un passeggero e un cannoniere), i già citati jetpack e i rinnovati Hawk, a terra resi come robottoni tutti mitra e pestoni di metallo, ma che, con la semplice pressione di un pulsante, spiccano leggiadri il volo, trasformandosi nei letali caccia già visti in precedenza. Ma non pensate, una volta saliti a bordo di una di queste terribili macchine, di essere invincibili: tra torrette laser, missili, campi di forza, bisognerà comunque cercare di effettuare attacchi coordinati per raggiungere l’obiettivo, pena una fine precoce (e poco onorevole). Manca forse qualche altro veicolo per dare ancora più varietà al titolo, mentre sotto il profilo degli armamenti, tra mitra e fucili da cecchino, passando per esplosivi e missili a ricerca, si può dire che siamo a posto. Semmai non vi bastasse, si può sempre prendere il controllo di una torretta automatica. Si sa che certe cose le fanno meglio gli uomini delle macchine…


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Aspettativa del gioco
3/5

Il primo WarHawk era un buono sparatutto online molto divertente. StarHawk punta a colmare la totale mancanza della modalità single player con una buona trama, e il sistema Build&Battle potrebbe differenziare il titolo LightBox da tanti altri sparatutto. Speriamo rimanga il focus per la modalità online.



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