The Last of Us [Hands on]

Viaggio in un mondo infetto
Scritto da Paolo Gimondiil 28 maggio 2013
The Last of Us [Hands on] Anteprima
La nuova generazione di console si è ormai svelata e, come di consueto, tutta l’attenzione di giocatori e stampa viene rivolta verso di essa. Sony però ha pensato ad una chiusura di carriera in grande stile per la sua PlayStation 3, in quanto da qui al pensionamento della console casalinga, ci attendono ancora titoli molto attesi, specialmente da chi apprezza le esclusive della sopracitata società nipponica: la sesta (e inaspettata su PS3) iterazione del brand corsistico Gran Turismo, il nuovo esperimento che unifica cinema e videogioco secondo David Cage in Beyond: Due Anime, ma soprattutto la nuova proprietà intellettuale di Naughty Dog, ossia The Last of Us. Dopo la sensazionale trilogia di Uncharted, è del tutto legittimo che l’industria videoludica si aspetti che il successivo passo avanti della software house californiana sia qualcosa in grado di entrare nel novero dei miglior giochi di sempre. Sony ci ha dato la possibilità di provarlo in anteprima con le nostre mani e di dare una relativamente breve occhiata ad due spezzoni di gameplay che ritroveremo nel gioco completo a giugno.

Com’è bello passegiar con Joel ed Ellie

L’ambientazione in cui ci catapulta The Last of Us è quella di un futuro post apocalittico, dove una non ben specificata infezione ha decimato gran parte della popolazione umana. Coloro che sono stati contagiati da questa implacabile piaga, diventano dei mostri assetati di sangue senza la minima capacità d’intelletto, mossi dal solo istinto primordiale. I protagonisti di quel che si prefigura essere un classico road movie, in cui si brama la salvezza e un posto al sicuro, sono l’ormai non più giovane Joel e la ragazzina Ellie. La storia viene scandita attraverso dialoghi che avvengono contestualmente all’esplorazione degli ambienti, ed è così che mentre ci aggiriamo per Lincoln alla ricerca di una vecchia conoscenza di Joel, scopriremo che i due sfortunati compagni di viaggio si sono incontrati da poco e iniziano dunque a conoscersi. Il più anziano del gruppo lascia trasparire d’essere un uomo d’esperienza, provato da anni e anni di vita difficile che l’hanno costretto a fare cose imperdonabili, ma con sempre ben impresso nella memoria il mondo prima della catastrofe a dargli quel tono malinconico; Ellie è invece l’esatto contrario, la ragazzina innocente che non conosce come fosse la vita prima di tutto questo e dunque ingenua nella sua sfrontatezza nell’interfacciarsi con i momenti più critici. Una caratterizzazione che avrebbe necessitato diverse pagine di spiegazioni in un libro o svariate scene condite da flashback in un film, ma in questo videogioco il tutto affiora camminando, arrampicandosi, cercando provviste. Il ritmo dell’azione è dunque molto lento e compassato, espediente che dà modo agli sviluppatori di costellare gli scenari di gioco con punti non strettamente necessari alla prosecuzione dei capitoli, ma piacevoli da esplorare alla ricerca di nuovi materiali e soprattutto memorie del passato che i due personaggi non mancheranno di snocciolare.

Mai dimenticarsi del gameplay

A differenza di quanto ci si aspetterebbe da sviluppatori resi maggiormente celebri da una serie di sparatutto in terza persona caratterizzata da fasi d’arrampicata estremamente guidate, in The Last of Us il tutto prende dei connotati a tratti più da puzzle ambientali, dato che dovremo esplorare alla ricerca di, ad esempio, un’asse di legno da issare su di un tetto di una casa, per poi usarla come ponte per oltrepassare da sopra un cancello chiuso. Non che il risultato sia concettualmente molto dissimile dalla risoluzione degli enigmi nella saga di Nathan Drake, ma qui non c’è nulla di mistico, né diari a fare da aiuto; la conseguenza è qualcosa che si avvicina parecchio all’idea di essere soli nel mondo e doversi arrabattare con quel poco che si può trovare in giro, giovando dunque sulla sensazione d’atmosfera. A tal proposito è stato pensato un sistema di creazione degli oggetti molto snello, che consente di premere Select ed entrare in un menù che consente di vedere cosa ci si può costruire; l’idea alla base non è quella di prepararsi per ogni evenienza, ma bensì craftarsi il necessario una volta che si individua un possibile utilizzo. L’esempio ci viene proposto quasi subito, visto che un clicker (la versione più letale degli umani contaminati) ci sbarrerà la strada: potremo estrare la rivoltella e “sprecare” i pochi colpi in nostro possesso, oppure, più intelligentemente, potremo attaccare delle forbici ad un tubo di ferro precedentemente raccolto, scagliare una bottiglia per distrare il nemico ed infine assalirlo alle spalle finendolo con un singolo colpo. Ad un primo approccio le modalità di combattimento corpo a corpo paiono varie e gratificanti nella pianificazione, anche perché i nemici possono uccidere in un sol colpo, ma forse gli sviluppatori non hanno voluto calcare troppo la mano con la sensibilità degli abomini che dovremo affrontare, visto che, nel codice da noi provato, era sufficiente avvicinarsi accovacciandosi per poi colpirli mortalmente. A nostro avviso queste sembrano scelte di gameplay che vanno al quanto in contrasto con lo spirito del gioco, e trovano il culmine dell’assurdità nella sezione in cui Joel rimane vittima di una trappola ed è costretto a difendersi da un’orda di infetti, appeso a testa in giù, contando solo sulla sua rivoltella che “magicamente” ha munizioni infinite. È comprensibile che si vogliano introdurre fasi ad alto tasso adrenalinico, ma a patto che ciò non invalidi i minuti (o le ore) precedenti passare a cerca ogni angolo della mappa per raccogliere un vero bottino di circa otto proiettili.

Il piombo non è sempre la soluzione

La seconda parte della nostra prova (molto più breve della prima) era ambientata a Pittsburgh, e ci vedeva fronteggiare un assalto da parte di alcuni predoni di strada. L’intelligenza artificiale degli uomini si è dimostrata molto più intraprendente rispetto a quella degli infetti, tanto che sono stati necessari diversi tentativi per averne la meglio. Uscire allo scoperto, infatti, equivale ad incassare un numero smodato di proiettili che ci farà cadere al terreno in fretta, senza contare che le nostre munizioni probabilmente non basteranno a concludere lo scontro a fuoco; restare in attesa, al contrario, darà modo ai nostri avversari di aggiraci e impedirci ogni mossa. Bisogna dunque studiare l’ambiente, usare delle esche sonore e porre attenzione ad Ellie, la quale ci darà indicazioni se verremo attaccati alle spalle, ma soprattutto verrà presa in ostaggio. Anche Joel è in grado di immobilizzare e usare come scudo umano degli avversari, ma purtroppo, per quel poco che abbiamo potuto testare, le interazioni in tal senso sembravano al quanto scarne, e per certi versi simili a quanto già visto in “I am Alive”. È fuori dal dubbio che The Last of Us sia un gioco che necessita tante ore di approfondimento per carpirne tutte le possibilità che sembra promettere per quel che riguarda il gameplay, ed è oltremodo prematuro avanzare giudizi sulla componente grafica. La data d’uscita non è poi molto lontana e ci sarà modo di approfondire tutto nella nostra recensione.
Sarà una grande chiusura per PlayStation 3, ma è fuori dal dubbio che ormai tutta la curiosità è spostata sulla next gen
ASPETTATIVA4/5
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Cover The Last of Us

The Last of Us

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The Last of Us [Hands on]2013-05-28 15:00:00http://www.vgnetwork.it/anteprime-playstation-3/the-last-of-us-hands-on/Viaggio in un mondo infetto1020525VGNetwork.it