Project Zero: Maiden of Black Water

L’importanza di togliere i capelli dalla vasca da bagno
Scritto da Mailil 08 ottobre 2015
Project Zero: Maiden of Black Water Anteprima

Sono passati 10 anni dall’ultima uscita occidentale di un episodio di Project Zero. La generazione scorsa, la settima, è stata saltata a piè pari da chi non mastica il giapponese, vista la pubblicazione di Fatal Frame 4 nel solo territorio nipponico. Ora Nintendo sembra averci voluto fare la grazia, rilasciando il quinto episodio della saga horror Tecmo anche da noi.

Abbiamo provato per voi Project Zero 5: Maiden of the Black Water, ed è un tuffo nel 2003… sarà una cosa positiva?


Cheeeeeeeesee!

Il gioco si apre spiegandoci che da qualche parte in Giappone c’è una bella montagna, tanto da essere un tempo una rinomata meta turistica. Poi c’è stata una frana, e la montagna ha cambiato destinazione d’uso diventando un ottimo posto per suicidarsi, infestata da fantasmi e da qualsiasi cosa possa farvi paura in quella che è la mitologia horror nipponica. Dopo un primo breve tutorial, “Prelude”, che ci metterà subito di fronte agli elementi chiave del gioco, ossia i fantasmi e l’acqua (e i capelli che ci si muovono dentro), verremo messi nei panni di Yuri Kozukata, l’apprendista di una rinomata medium, dotata anch’essa della capacità di relazionarsi con il mondo degli spiriti. L’obbiettivo delle due è ritrovare un album perduto dentro un vecchio albergo alle pendici del monte di cui si è già fatto accenno. In questo primo capitolo, “First Drop”, vedremo la seconda parte del tutorial, quella legata alla Camera Obscura, la macchina fotografica simbolo della serie che in questa quinta iterazione è interpretata dal GamePad Wii U. Alzando il pad di fronte ai nostri occhi e premendo X lo schermo passerà ad una visuale in prima persona recante gli indicatori della macchina fotografica: il tipo di pellicole utilizzate, il numero di fantasmi, o parti degli stessi, inquadrati e le lenti equipaggiate. Tutto questo non comparirà sulla TV, obbligandoci ad utilizzare il GamePad come fosse davvero una macchina fotografica, spostandolo per muovere l’inquadratura (grazie ai sensori di movimento). Le meccaniche principali sembrano essere tutte legate alla macchina fotografica, che ci permetterà, oltre che di combattere i fantasmi, anche di riportare alla luce oggetti non più presenti sul piano dei vivi, inquadrandoli dalla giusta angolazione, e di trovare delle tracce per risolvere gli enigmi.

Tutto questo è, sulla carta, molto piacevole, non fosse altro che a volte i sensori impazziscono rendendoci vulnerabili agli attacchi o costretti a manovre da contorsionista navigato per uscirne vivi, a meno di non uscire dalla modalità foto per rientrarci. Mi sono ritrovato, nei casi dei combattimenti più serrati e più veloci, a dover stare in piedi e a girare su me stesso, per assecondare il gioco e non farmi abbracciare troppe volte dall’ectoplasma di turno.


Benvenuti sul Monte Hikami

Il secondo capitolo abbandona quasi totalmente i tutorial per farci finalmente giocare liberamente. Il nostro compito, sempre nei panni di Yuri, sarà quello di ritrovare una ragazza che è andata sulla ridente montagna per cercare una sua amica scomparsa. A questo punto mi sono potuto prendere la libertà di esplorare e cercare di capire come dovrebbe essere strutturato questo quinto episodio di Project Zero. L’area di questo “Second Drop” è una foresta, composta di corridoi delimitati da muri invisibili ed invalicabili quali cespugli, sassi ed alberi. Ho lasciato perdere l’inseguimento dell’obbiettivo per girare tutta la foresta, che spesse volte vedeva al termine del corridoio di turno la comparsa della scritta “proceed” a fianco all’icona del tasto A. Ai miei tentativi di procedere il gioco mi comunicava che il mio obbiettivo era altrove, impedendomi di seguire quella strada. L’idea che mi sono fatto è che questa area funzioni un po’ come un hub dal quale, di volta in volta, si va verso la zona di interesse. Sinceramente preferisco la struttura più lineare degli episodi precedenti, se non altro per il fatto che la lentezza quasi esasperante dei movimenti dei personaggi non invoglia a girare, di nuovo, ad ogni capitolo, questo hub in cerca dei vari consumabili. In riferimento a questi ultimi, ho rinvenuto spesso un’oggetto utile ad asciugare la protagonista, che tra pioggia e guadi tende a bagnarsi molto spesso. Non è chiaro a questo punto del gioco quali siano le conseguenze dell’essere fradici, ma vista la centralità dell’acqua nell’economia del titolo deve trattarsi di un elemento piuttosto importante a livello di gameplay, e la mia personalissima opinione è che si tratti di qualcosa che ci rende più vulnerabili o inclini ad attirare fantasmi.

Proseguendo dunque lungo questo secondo capitolo mi sono imbattuto in altre cose sfiziose, come una casa di bambole giapponesi (brrr) ed una boss fight vera e propria. Non vorrei entrare nel dettaglio per non rovinare i colpi di scena, di cui il gioco non è avaro fin da principio; rimanendo quindi sul generico devo ammettere di essere rimasto piacevolmente colpito dalla narrazione, nonostante il mezzo siano i soliti pezzi di carta da leggere, e avrei preferito qualcosa di più attuale, come la sovrapposizione di una voce narrante mentre il gioco prosegue (che si sarebbe ben sposata con la lentezza dell’incendere del personaggio).​


Anche l'acqua vuole la sua parte

Per chiudere, una piccola riflessione sull’aspetto tecnico: graficamente il gioco è, fatti salvi i modelli dei personaggi, imbarazzante. Le texture in bassa definizione sono davvero brutte, nonostante da gestire ci siano solo ambienti stretti, privi di qualsivoglia fisica, ed un solo personaggio su schermo (raramente due). Come se non bastasse, spesso e volentieri si incontrano cali di framerate. Aggiungiamo che questo Maiden of the Black Water è uscito un anno fa in Giappone, e che quindi possiamo riporre le speranze per una correzione nel cassetto. L’atmosfera non viene rovinata, rimanendo di sicuro impatto, però nel 2015 vedere ancora delle tessiture di questo livello non è accettabile. La parte sonora, almeno, è di ottimo livello, con scricchiolii convincenti, urla e rumori piuttosto disturbanti.

Da grandissimo fan della saga quale sono, ho la sincera paura che il gioco possa risultare come qualcosa di troppo vecchio. Spero di essere smentito.
ASPETTATIVA3/5
Project Zero 2: Wii EditionPer chi si fosse perso il capitolo originale, è uscito un remake su Nintendo Wii.
Outlast ( PC )Non c'entra molto, ma avrete di che spaventarvi.
SCHEDAGIOCO
Cover Project Zero: Maiden of Black Water

Project Zero: Maiden of Black Water

Scheda completa...
Project Zero: Maiden of Black Water2015-10-08 09:00:00http://www.vgnetwork.it/anteprime-wii-u/project-zero-maiden-of-black-water-50766/L’importanza di togliere i capelli dalla vasca da bagno1020525VGNetwork.it