Sega, come software (e in precedenza anche hardware) house, ne ha viste di tutti i colori. Ha visto, prima di tutto, la nascita dell’intrattenimento videoludico per come lo conosciamo oggi, essendo essa stessa una delle società che, assieme a Nintendo, ha posto le basi per la crescita di questa prolifica industria. Ha creato icone che sono tuttora nella storia videoludica, giochi indimenticabili e console uniche. Ha visto anche il netto cambiamento di direzione seguito dall’industria con l’impetuoso ingresso di Sony, con la sua Playstation. Infine, ha visto il fallimento di uno dei progetti più intraprendenti e più rischiosi di sempre: il Dreamcast, tuttora amato da tantissimi fan. In seguito al fallimento (commerciale, non “spirituale”) della sua ultima console e alla chiusura della sezione hardware, Sega, dopo un primo periodo di spaesamento sembra, in quest’ultima generazione, aver ripreso coraggio, sfornando software per le console delle case “rivali”. Software tutto sommato di un certo livello, caratterizzato dal classico stile dell’azienda giapponese, con i suoi colori vividi, allegri, intensi che hanno accompagnato generazioni di videogiocatori sin dalla loro infanzia.
Ma cosa succede se Sega, per adeguarsi ai gusti dell’industria e alle regole del mercato, con l’intento di giungere a maggiori profitti, perdesse per strada il suo classico stile, in favore di un più freddo e “commerciale” approccio al videogioco?
Protocollo Alfa
Il nome del titolo in questione non ci dice granchè, e gli sviluppatori si sono sbottonati pochissimo sulla trama e l’ambientazione del loro prodotto. Quello che si sa di certo è che il giocatore vestirà i panni di Michael Thorton, un non ben precisato agente della CIA impegnato in qualche missionecon fine di salvare chissà quante vite umane. Non il massimo dell’originalità, bisogna ammetterlo, in quanto anche lo stesso protagonista sembra una via di mezzo tra un qualsiasi James Bond e Jason Bourne.
Il titolo, sviluppato da Obsidian Entertainment, alla quale si devono titoli di alto livello come KOTOR 2 e Neverwinter Nights, presenta un’ambientazione assolutamente contemporanea: il livello presentato allo scorso E3 consisteva in un assalto ad un’ambasciata, roba già vista, ad esempio, in 007 Casinò Royale e nel primo film su Jason Bourne. Anche qui, non il massimo dell’originalità.
Alpha Protocol è essenzialmente un action con elementi da RPG, o meglio un TPS (Third Person Shooter)con elementi da RPG. Il giocatore potrà infatti potenziare le abilità del protagonista in diverse direzioni, a seconda dei suoi gusti: se predilige l’uso delle pistole, potenzierà determinate abilità (danni incrementati, maggiore precisione ecc); se, al contrario, preferisce evitare gli scontri diretti, può sempre intervenire sulle abilità che regolano i movimenti silenziosi, trasformandosi così in un perfetto Sam Fisher. Il gameplay è quello ormai tipico e rivisto più e più volte in ogni TPS uscito dopo Gears Of War, con l’uso dei ripari come parte fondamentale di esso. Gli sviluppatori, nelle poche interviste rilasciate alla stampa, hanno più volte sottolineato l’importanza della comunicazione tra protagonista e i personaggi che incontreremo nel corso dell’avventura, insieme alle scelte del giocatore che, in determinate occasioni, avrà davvero pochi secondi per prendere la sua decisione. Ovviamente, dell’impatto che queste scelte avranno nel corso del gioco è prematuro parlare, quindi possiamo solo supporre (e sperare) che modifichino in qualche modo gli atteggiamenti dei personaggi nei confronti dell’agente Michael Thorton.
Il comparto tecnico ci pare anch’esso sottotono, con animazioni nella norma e texture bruttine. Ma per quello c’è sempre tempo di migliorare, essendo il titolo ancora lontano dal completamento.
Sega, dove sei?
In definitiva, più che la fatica Epic citata in precedenza, il titolo Obsidian ci ricorda molto (ma molto) da vicino un altro titolo uscito da un anno su Xbox360: Mass Effect. Anch’esso, infatti, è un TPS-RPG, ha un sistema di ripari e fa della comunicazione con i personaggi uno dei suoi punti di forza. Quello che manca ad Alpha Protocol, oltre alla profondità narrativo/stilistica e di gameplay di Mass Effect, è, in definitiva, il carisma: è un titolo che non buca lo schermo, che non intende rivoluzionare il genere, che non porta nulla d’innovativo, nulla di non già visto e digerito più e più volte. Ma, mancanza forse più grave, ha perso qualsivoglia elemento dello stile Sega, che da solo avrebbe potuto permettere al gioco di distinguersi dalla impressionante massa di titoli praticamente identici e che affollano il mercato videoludico dei giorni nostri.
Speriamo che, nei mesi che ci separano dall’uscita (prevista per il primo quarto del 2009), qualcosa cambi, anche se ormai il progetto”Protocollo Alpha” è già avviato da parecchio.