E' passato abbastanza tempo da quando pubblicammo la preview su Brink, allora interessantissimo FPS targato Splash Damage e Bethesda Softworks, oggi un minimo ridimensionato in quanto ad hype e aspettative dopo le prime prove con mano. Nonostante le prime informazioni, screens e video rilasciati, avessero messo in mostra un concept di gioco interessante e comparti grafici davvero suggestivi, Brink ha ceduto il fianco in alcuni aspetti fondamentali per la buona riuscita di uno sparatutto. Vediamo insieme di che si tratta.
L'Arca è tutto
Nonostante gli sviluppatori non siano novizi al genere (hanno sviluppato l'aspetto multiplayer in Doom 3, Wolfenstein Enemy Territory, Quake Wars e altro), per la realizzazione del prodotto si è andati anche alla ricerca di nuove figure professionali che avessero quel qualcosa in più da dare ad un videogioco “diverso”. Ci riferiamo a Dave Johnston e Jamie Manson, che molti magari non avranno mai sentito nominare, ma che gli appassionati di Team Fortress 2 e Counter Strike conosceranno sicuramente, almeno così dovrebbe essere.
La formula del gioco è apparsa evidente: dopo la personalizzazione del proprio personaggio, l'ingresso negli scontri tra la Resistenza e la Sicurezza diviene cosa ovvia e giusta! Lo scenario è l'Arca, una enorme struttura galleggiante artificiale. In passato divenuta residenza di grandi scienziati e pensatori, a causa della minaccia ambientale mondiale (lo scioglimento dei ghiacciai in primis) iniziano i primi grossi problemi: la perdita dei contatti con la terra ferma non è questione di poco conto! Insomma, un'ambientazione dai forti spunti futuristici e che cavalca l'onda di avvenimenti che tra qualche decennio potrebbero venirsi davvero a realizzare, ma che ci consente proprio per questo di intraprendere percorsi ed obiettivi diversi, approcci e tattiche disparate in battaglia, che rappresentano il fulcro del gioco e l'anima essenziale di un gameplay che concede fasi di gioco interessanti. E le prime impressioni non fanno storcere il naso nemmeno riguardo gli armamenti, ottimi in tutti i dettagli e basate su armi reali, o agli innumerevoli parametri di customizzazione che lo accomunano, in tal senso, più ad un gioco di ruolo che ad uno sparatutto. Le classi (soldato, geniere, medico, operativo) e le abilità da conseguire col proprio alter-ego, sono sembrate bene implementate e utili a garantire una esperienza di gioco longeva ed appagante, ma...

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