Annunciato nel 2008 da Ubisoft, in sviluppo prima negli studi di Darkworks (creatori di Alone in the Dark: The New Nightmare e Cold Fear) e poi in quelli di Ubisoft Shangai (autori, tra gli altri, di End War), I Am Alive è l'ultimo progetto importante del noto sviluppatore francese, che ha catalizzato l'attenzione dei giocatori e degli esperti grazie al mistero che ne circonda ogni fase dello sviluppo. E' un survival horror o uno sparatutto in terza persona? E' il tentativo di Ubisoft di inserirsi nel marasma degli sparatutto in soggettiva o un gioco cinematografico come Heavy Rain? Le domande che si sono accavallate nell'arco dei mesi e degli anni trascorsi dal primo annuncio, sono tantissime e VGNetwork accorre in vostro aiuto per fare un po' d'ordine.
Chicago, giorni nostri: l'inizio della fine
I Am Alive è ambientato a Chicago ai giorni nostri, in un presente alternativo di pura fantasia (eppure terribilmente simile a quello che vediamo sui notiziari, ndr). Una scossa di terremoto di magnitudo 10.3 della “Scala Richter” manda in polvere metà della metropoli e getta l'altra metà nella rovina, nel panico, nell'apocalisse economica e sociale. Tutte autorità civili di sicurezza e soccorso sono andate in sfacelo e dall'esterno, per qualche misteriosa ragione, non arriva nient'altro che silenzio. Chicago è abbandonata a se stessa, senza cibo né acqua, ma anche senza ospedali, medici, poliziotti, vigili del fuoco. Il panico e la disperazione sono gli unici compagni di letto degli abitanti della città. Adam Collins, impiegato di 27 anni, sarà il nostro alter ego ed è un cittadino qualunque sorpreso dal terremoto in una giornata qualunque della sua vita e il nostro compito sarà quello di portarlo in salvo entro nove giorni di tempo. Questo è il limite stabilito dagli sviluppatori, che la missione di Adam sia andata a buon fine oppure no. La suddetta missione è quella di ritrovare la fidanzata di Adam, Alice, ammesso che sia sopravvissuta al terremoto e alle terribili conseguenze.
Le conseguenze di un'apocalisse di magnitudo 10.3
I Am Alive promette di ricreare alla perfezione – o quasi – le precise conseguenze socio-economiche che colpirebbero una società che si definisce “civile” quando vengono a mancare d'un tratto cibo, acqua, polizia, medici e tutti quei servizi che diamo per scontati e che dovrebbero tutelare i cittadini. Le parole che definiscono meglio lo stato d'animo di un ragazzo come Adam potrebbero essere “terrore” e “orrore”, e non potrebbe essere altrimenti vedendo i trailer che Ubisoft ha rilasciato dal 2008 ad oggi. Ubisoft vuole immergere il giocatore in una situazione di perenne incertezza, guidando un personaggio assolutamente impreparato al cataclisma e circondandolo di esseri umani assolutamente privi di scrupoli, pronti ad ammazzare il prossimo per un sorso d'acqua, un morso a qualcosa di commestibile, cure mediche. Non è azzardato, dunque, etichettare I Am Alive come un gioco marcatamente “survival” con tinte “horror” assolutamente inedite: niente zombie e creature terrificanti che balzano dalla nebbia o dall'ombra, ma esseri umani disperati, psicologicamente demoliti e degradati al rango di animali che devono sopravvivere giorno per giorno. Sopravvivenza, orrore e terrore saranno gli unici compagni di viaggio di tutti i videogiocatori che sceglieranno di aiutare Adam nella sua impresa disperata.
Terza persona o prima persona?
Stando alle ultime affermazioni di Ubisoft, I Am Alive sarà, a tutti gli effetti, un gioco in prima persona, un Fps o “sparatutto in soggettiva” come i gettonatissimi Call of Duty o Crysis, per intenderci. In passato correva voce che la telecamera potesse variare dalla prima alla terza persona in determinate situazioni, come per esempio darsi alla fuga da un gruppo di facinorosi o correre a perdifiato in situazioni estremamente d'azione e spiccatamente platfom. Oggi è opinione diffusa – nonché definizione di Ubisoft stessa – che I Am Alive sia autenticamente in prima persona. Il fatto di non essere propriamente uno “sparatutto” come i titoli Activision lo accosta a titoli del calibro di Mirror's Edge, che fino ad oggi è praticamente l'unico esempio giocabile di quello che potrebbe essere I Am Alive a livello di gameplay.
Molti lo considerano “il più originale e divertente della generazione corrente” (di videogiochi). Noi siamo d'accordo: non è perfetto, non è uno shooter, ma è in prima persona, divertentissimo, ed è coinvolgente come promette di esserlo I Am Alive.
A conti fatti la grafica è trascurabile; un gioco in solo DD ha un costo contenuto, quindi abbiamo un rapporto qualità-prezzo. L’odore di vaporware è stato molto forte, ma ormai ci siamo. Siamo curiosi di provare con mano qualcosa di diverso dal solito.