Valve è senza dubbio una delle software house più legate alla filosofia dell’uscirà quando sarà pronto. Lo dimostrano soprattutto gli enormi ritardi nelle pubblicazioni di Half-Life 2 ed episodi, titoli che sono stati (giustamente, visti i risultati) sottoposti a tecniche di controllo della qualità davvero esigenti, ma tali da dilatarne oltremodo i tempi di sviluppo (Episode 3, in effetti, rimane ancora un miraggio). È per questo che l’annuncio di Left 4 Dead 2 ha avuto l’impatto di un fulmine nel cielo sereno della community videoludica, la quale si aspettava almeno due o tre anni di supporto pieno per il capitolo precedente, e mai avrebbe immaginato - e neppure desiderato, probabilmente - un così immediato secondo “concepimento”. I lavori sono più che a buon punto e la nuova orda di non morti, prevista per il 17 novembre, raggiungerà i negozi a soli dodici mesi dall'uscita del primo Left 4 Dead. Che succede, dunque? Valve ha modificato le proprie politiche “quality-oriented” in favore di un’idea più commerciale del fare videogiochi? Oppure il progetto in cantiere nasconde potenzialità tali da giustificare l’uscita di un titolo tutto nuovo?
La seconda infezione
Difficile rispondere a una domanda del genere. Una cosa però è certa: Valve è talmente convinta di avere tra le mani qualcosa di buono, che ha già disposto per la stampa, in un paio di occasioni, una prova sul campo della sua nuova creatura. Il primo frammento di gameplay si è potuto ammirare nel corso dell'E3 di Giugno, quando è stata presentata una delle cinque nuove campagne, The Parish, ambientata in una New Orleans insolitamente luminosa e, ovviamente, stracolma di infetti. La città della Louisiana, tuttavia, sarà solo l'ultima tappa di un viaggio che porterà i giocatori attraverso una parte degli Stati Uniti meridionali, e che partirà da Savannah, capoluogo della Georgia sinora scampato all'epidemia. A differenza del primo episodio, ci sarà una vera e propria trama ad unire le campagne, non più slegate e indipendenti come in passato, ma sostenute da una precisa linea narrativa (saranno comunque tutte giocabili sin da subito nelle varie modalità). I personaggi utilizzabili, inoltre, non saranno gli unici superstiti che si potranno incontrare nel corso del gioco: sin dal trailer, nel quale si vedevano alcuni caccia sorvolare a tutta velocità la zona infetta, era evidente la presenza di uno scampolo di umanità, impressione confermata da Valve stessa che afferma di aver inserito, nel nuovo episodio, alcune informazioni sulla situazione globale del morbo. Parlando sempre di personaggi, purtroppo non si avrà più a che fare con i mitici survivor di Left 4 Dead, che verranno sostituiti da un quartetto inedito (Nick, Ellis, Rochelle e Coach) ugualmente spavaldo ed affiatato, ma dotato di un impatto estetico leggermente meno carismatico.
Trova le differenze
Ciò che preoccupa maggiormente i giocatori, tanto da indurli, in qualche caso, a sollevare polemiche piuttosto accese, è la prospettiva di trovarsi di fronte ad un'esperienza sostanzialmente identica alla precedente, una sorta di “riverniciatura” del concept originale che, a conti fatti, non potrebbe soddisfare i veterani del primo capitolo. Vediamo allora, in termini di gameplay, quali sono le novità concrete che Valve riuscirà ad approntare in vista della versione definitiva di Left 4 Dead 2. L'innovazione più significativa coinciderà con il potenziamento del Director, l'intelligenza artificiale che, dal Novembre scorso, ci dà del filo da torcere scagliandoci contro orde di zombie nei momenti meno opportuni e disponendo con astuzia munizioni e medikit negli anfratti di ogni mappa. Stavolta, però, il regista virtuale non avrà limiti (o quasi): potrà agire addirittura sulla conformazione dei livelli, obbligando il giocatore ad imboccare una via piuttosto che un'altra, in base alle sue statistiche attuali, e costringendolo quindi a deviazioni inattese e a cambi di strategia volanti. Il nuovo Director, se implementato con efficacia, consentirebbe di rendere ogni campagna un'avventura unica ed irripetibile, e praticamente varrebbe da solo il prezzo del biglietto. Ovviamente, il rischio è che il meccanismo si riduca ad una disposizione più o meno casuale di blocchi lungo il percorso, e questa è un'eventualità che per ora non possiamo scartare. Altro elemento che subirà qualche ritocco sono le safe house, i “punti di ristoro” che per i giocatori di Left 4 Dead equivalevano alla quiete prima della tempesta, e contenevano i rifornimenti necessari per iniziare il nuovo livello in piena salute. Stavolta trovare dei medikit in queste basi non sarà più così scontato, tanto che spesso sarà necessario esporsi sin da subito al “fuoco” nemico per raggiungere la sospirata cura. Nel complesso, da parte di Valve, si nota chiaramente la volontà di rendere gli scontri ancor più dinamici e divertenti che in passato, grazie ad una gestione più intelligente degli assalti, la quale non consentirà più di rifugiarsi in una stanza per attendere i nemici al varco, bensì, specialmente alle difficoltà più elevate, costringerà i survivor a restare in costante movimento. A tal proposito, non possiamo non menzionare il livello conclusivo di The Parish, una pazzesca fuga a rotta di collo verso un elicottero di soccorso posto alla fine di una lunga autostrada infestata da zombie; una sequenza di pura adrenalina che ben poco ha in comune con gli assedi finali del primo Left 4 Dead, sì esaltanti, ma un po' troppo statici.
Zombie in padella
Per quanto riguarda il fronte nemico, non dobbiamo aspettarci rivoluzioni epocali. Gli infetti speciali che abbiamo visto all'opera sinora sono sostanzialmente gli stessi, a parte il Charger, un energumeno in grado di sbatacchiarci al suolo come fuscelli, e alcuni non-morti dotati di accessori particolari che li renderanno particolarmente ostici da abbattere. Abbiamo adocchiato, ad esempio, zombie protetti da tute ignifughe che passano senza battere ciglio attraverso i muri di fuoco, ma è probabile che ogni ambientazione avrà il suo mostro “bonus”, in grado di portare un po' di varietà, assieme ad altre probabili sorprese (si parla di due nuovi infetti), tra le fameliche fila nemiche. Le armi da fuoco non faranno registrare ingressi clamorosi, a parte le versioni modificate del fucile d'assalto e del fucile da cecchino già impugnati in Left 4 Dead e l'introduzione di nuovi potenziamenti quali proiettili incendiari e mirini laser. Grandi novità, invece, sul versante delle armi bianche, che andranno a formare un arsenale inedito di tutto rispetto, in grado di toglierci le castagne dal fuoco quando il piombo inizierà a scarseggiare. Abbiamo la mazza da baseball, potente accessorio capace di allontanare più zombie con un solo fendente; l'accetta, utile per fare a pezzi (letteralmente) i non-morti ed eliminare in un sol colpo le Witch; la motosega, strumento immancabile in ogni splatter degno di questo nome; infine la padella, attrezzo della disperazione che consentirà ai giocatori di farsi quattro risate, ma che avrà ben poca utilità (o forse no?) nel respingere gli assalti. Un ultimo cenno spetta di diritto al motore grafico che muoverà Left 4 Dead 2 e ai ritocchi stilistici riscontrati negli stralci di gioco sinora ammirati. Non si può parlare propriamente di evoluzione tecnica, in quanto siamo di fronte all'ottimo e versatile Source già impiegato per il primo capitolo. Piuttosto, gli sviluppatori hanno optato per un netto cambio d'atmosfera, ambientando l'azione di The Parish nelle ore diurne e mostrando scenari insolitamente soleggiati per uno sparatutto a base di zombie. Certamente non verranno eliminati del tutto i set notturni, ma questa iniziativa, contribuendo a diversificare le campagne e ad evidenziare le differenze di design rispetto allo scorso episodio, non può che risultare vincente.
Fusione finale
È passato meno di un anno dalla pubblicazione di Left 4 Dead, eppure, alla luce dei fatti, pare proprio che Valve stia gettando le basi per un ottimo seguito. Com'era lecito aspettarsi, non assisteremo a degli stravolgimenti nelle dinamiche di gioco originarie, ma beneficeremo, piuttosto, di un'attenta opera di cesellatura in tutti quegli aspetti che hanno reso il primo capitolo un capolavoro. Non abbiamo accennato alle modalità multiplayer semplicemente perché finora non vi sono notizie precise, ma pare che alcune modifiche alle sessioni competitive andranno ad arricchire ulteriormente un'esperienza già esaltante e divertente come poche altre. Concludiamo quest'anteprima con un paio di importanti informazioni rivelate da Valve nelle ultime settimane: la prima riguarda la terza campagna del gioco, denominata Dark Carnival e ambientata in un Luna Park spettrale infestato da “simpatici” zombie-clown; la seconda è relativa alla possibilità, in futuro, di assistere ad una fusione tra i due capitoli di Left 4 Dead, grazie ad upgrade che vadano ad unire la storia degli otto protagonisti e prevedano, magari, un multiplayer incrociato nel quale i possessori di entrambi i giochi si possano incontrare/scontrare senza limitazioni. Qualora quest'ultima ipotesi si rivelasse fondata, contribuirebbe ad inquadrare la serie in una prospettiva più ampia, tale da accontentare anche quei giocatori che, avvertendo lo spettro della cadenza annuale (con un eventuale Left 4 Dead 3 in preparazione per Novembre 2010), hanno gridato allo scandalo. Staremo a vedere.
Un capolavoro del multiplayer cooperativo. Valve ha fatto centro di nuovo, sviluppando una formula semplice ma perfetta, in grado di garantire ore di sanguinoso divertimento all'insegna dello zombiecidio più sfrenato.
La paura di trovarsi di fronte a un Left 4 Dead 1,5 è forte, ma Valve sembra avere diversi assi nella manica e la base da cui è partita è solida come la roccia.