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Lost Planet 2 (PS3)

Lost Planet 2 (PS3)
Informazioni Lost Planet 2
7.5
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Anteprima Lost Planet 2  Scritto da: Nicolò "Cocò" Pellegatta | Data: 2010-03-19

Ritorna lo sparatutto Capcom: Jun Takeuchi vi chiede, cortesemente, di rimettere mano al fucile

"Il clima è cambiato" sentenzia il producer di Lost Planet 2, quel Jun Takeuchi già al timone di Resident Evil 5. Dopo 10 anni le nevi e i ghiacci di EDN III si sono sciolti, sconvolgendo difatti la morfologia del pianeta.
"L'ambiente è cambiato": la ritirata delle banche glaciali ha lasciato emergere nuovi aspetti di questo corpo stellare. Giungle tropicali, intricate come in Snake Eater; scenari urbani e imponenti torrette difensive, cupe come in Gears of War.
"La trama è cambiata", EDN III ora è dilaniato da una terribile guerra civile, cruenta e spietata; le diverse fazioni in lotta si vedono minacciate e le tensioni sono sfociate in nuovi conflitti a fuoco. Nessuno era in grado di preventivare i mutamenti naturali, nessuno era preparato alle conseguenze, nessuno ha potuto esimersi dall'imbracciare nuovamente il fucile e difendere le proprie conquiste. Lost Planet 2 nasce più o meno così, come ci raccontano Takeuchi e Kenji Ohguro, director del titolo, alla presentazione italiana, lo scorso Mercoledì 17 Marzo a Milano.
Lost Planet 2 nasce più o meno così, con una certa voglia di diventare grande, ritrovare i tanti appassionati del primo capitolo (oltre 2,3 milioni di copie vendute worldwide) e lanciare un forte segnale agli amici americani: ehi, noi di Capcom, ci siamo e continuiamo a lottare. Ma dietro la strapotenza messa in piedi da Takeuchi e compagni, dietro le promesse di conquista del mondo, si cela sempre e comunque la struttura votata all'eccesso del primo capitolo. "E' ancora Lost Planet" rassicura con cuore di mamma chi poneva questioni sui presunti stravolgimenti.

E siamo in quattro

Siamo a quattro, quattro giocatori simultaneamente in cooperativa online (2 tutt'al più in split screen): un accorgimento necessario per avvicinarsi ai capisaldi degli sparatutto d'oltreoceano, ma anche una occasione per maturare una profonda riflessione sul multiplayer del prodotto. Fino a qualche anno fa proporre un sistema di missioni cooperative era stato talvolta tentato, ma gli sviluppatori di certo non ne facevano un elemento di prim'ordine: un pò l'online, un pò Gears of War (addirittura insulso in deatmatch singolo), ecco cambiare, ecco l'invasione delle coop. Due giocatori, volendo tre, infine quattro.
Chiamarla rivoluzione multiplayer è francamente troppo, ma i tipi di Capcom vogliono crederci fino in fondo. Lost Planet 2 è totalmente votato nell'incrementare le aspettative online giustamente avanzate dalla fanbase, addirittura impostando anche la campagna single player secondo i crismi del multiplayer. La facilità con cui un giocatore può entrare nella partita di un altro, la difficoltà di gioco impostata tenendo conto (verrebbe da dire esclusivamente) dell'opzione quattro giocatori, le diciture a schermo (Caio ha ucciso Tizio, tipiche dei furibondi deatmatch) palesano una ben certa fobia per l'esperienza in solitaria, disincentivandola con ogni mezzo, legale o illegale. Jun Takeuchi vorrebbe rassicurare l'utenza quando dice che essa durerà “circa dieci ore”, ma “la personalizzazione [propria e dei comprimari] permetterà di giocare ancora e ancora”, senza contare la promessa di “aver speso molto tempo lavorando sull'IA”. Difatti con simili affermazioni pone il primo mattone per il futuro razzismo di Lost Planet 2 nei confronti del single player, facendo contenti quei tanti che si erano scaldati per le discriminazioni dei neri in Resident Evil 5; ma è cavalleresco almeno averlo saputo con largo anticipo, direttamente da chi il gioco l'ha ideato e steso.
Quindi quei sei episodi che andranno a narrare l'ecosistema in costante evoluzione di EDN III (ciascuno, badate bene, introdotto da una cut scene o dal briefing, suscitando già diverse lamentele sull'eccessiva verbosità), necessitano assolutamente di essere fruito assieme ad un amico, se non due, pena la soverchiante sensazione di incompletezza dell'esperienza.

L'alba dei dinosauri

Il grido di necessità lanciato dal multiplayer online in cooperativa emerge con prepotenza quando si assiste alle battaglie contro i boss di fine livello. Mostri coriacei, alti come palazzi, dominatori incontrastati. E noi piccoli piccoli, equipaggiati di mitragliette semiautomatiche. Ma in quattro, uniti, pronti alla mutua cooperazione. Esattamente come avviene nella serie Monster Hunter.
Ohguro ci mostra una di queste epiche battaglie, affrontando in uno scontro aperto un immenso Akrid. I giocatori raggiungono finalmente un'area relativamente sicuri, dove possono comunicare con la base per decidere il da farsi, ma ecco che un susseguirsi di cupi rimbombi squarcia l'aria, l'asfalto si piega e si deforma. Cosa diavolo succede? Poi dalla sommità di una costruzione ecco sorgere imperturbata una creatura gargantuesca. “A causa della stazza del boss è importante la cooperazione” ammonisce Takeuchi. Akrid inizia a saltare di palazzo in palazzo, incurante delle stilettate d'arma da fuoco che i giocatori gli rivolgono. Poi l'iniziativa: intento a disarticolare un cannone di generose dimensioni, il mostro pare dimenticarsi degli scomodi cacciatori umani. Qualcuno coglie la palla al balzo e indirizza un missile verso la creatura, la quale entra in uno stato di stordimento. “Ma non è ancora morto”: inizia qui la fase più ardua del combattimento. Akrid inizierà ad accorgersi della vostra presenza, da qui le crescenti attenzioni rivolte ai quattro giocatori. Uno di essi è salito a bordo di un VS, un mecha come già presenti nel primo capitolo, rimorchiando in un secondo momento uno dei partner bellici, che ora può sfruttare la forza del robot per vomitare addosso al mostro l'intera scorta di munizioni del lanciarazzi poc'anzi raccolto da terra. Acquisendo certezza, maturando una sana coscienza collettiva: solo in questo modo si possono centrare pienamente gli obiettivi che Lost Planet 2 via via propone. Capite sin da ora che per i tipi asociali non c'è davvero spazio...

“Che dio vi benedica”

La varietà di gioco viene garantita da una fortissima personalizzazione: oltre “100 costumi da cambiare” per donare nuova veste al proprio soldato virtuale, cazzuta e seriosa (per questo ci sono Marcus Fenix e Dominic Santiago, presi di peso da Gears of War. Mai errore fu più fatale!), divertente e autoironica (Frank West di Dead Rising), girl power (una esile ragazzina dalla capigliatura vagamente simile a quella di Chun Li). Ma gli strumenti coraggiosamente offerti alla fantasia del giocatore non si esauriscono con semplici cambi d'abito: armi, armature, Vital Suit, granate (assai simpatica quella che evoca un fantoccio finto-partner, utile per sviare il fuoco nemico); sono tutte opzioni liberamente determinabili prima che la battaglia abbia inizio. E rappresentano il faticoso baluardo agguantato dagli sviluppatori per preservare l'anima giapponese di questo sparatutto: così esplicita nel predecessore, così infirgada in Lost Planet 2. Eccedere nella rappresentazione dell'alter ego significa strapparlo al testosteronico anonimato, cui gli ammiccamenti alle avventure Epic e un level design pieno di luci e ombre (così lontano dagli eleganti e cristallini paesaggi innevati del prequel) vogliono avvicinarlo. Lost Planet 2, però, non si priva della sua natura arcade, questa no: respinge ogni velo serioso e/o strategico per riaffermare l'assoluta spontaneità ludica, la libertà esplorativa sopra l'imbrigliante narrazione.
Graficamente, però, non convince assolutamente: le differenti ambientazioni producono un caos artistico senza precedenti, impedendo al gioco di raggiungere canoni estetici apprezzabili, coerenti tra loro, uniformi. L'ambientazione urbana appare troppo spenta, scolorita, friabile; quella tropicale totalmente intricata, dalle texture calanti, ossessive, imbriglianti. Non funziona nemmeno l'acqua, la cui profondità è accennata da imprecise animazioni, la cui venuta dal cielo viene accompagnata da chiazze trasparenti che affollano inutilmente l'HUD. Dove è l'eleganza delle passeggiate sulla neve? Dei piedi che affossano nei ghiacci? Dove la luminosità dell'EDN III di dieci anni prima? No Capcom, non ci inganni per niente con le motivazioni narrative...

Lost Planet 2 è un degno secondo episodio di questa saga in terza persona a firma Capcom. Dimostra anzitutto di possedere una logica interna legando ottimamente la base narrativa ai cambiamenti di gameplay: i ghiacci si stanno ritirando ed ecco spuntare lussureggianti selve tropicali o metropoli abbandonate. Ma ecco sopraggiungere anche una modalità cooperativa online fino a quattro giocatori che rielabora (in meglio) l'esperienza di gioco. Anche se questo crea squilibri, sacrificando notevolmente il single player.
Tuttavia Lost Planet 2 delude complessivamente, perchè nel reinventarsi elimina quella componente briosa tanto apprezzata nel primo episodio, baratta l'eleganza grafica delle glaciazioni con una confusionaria varietà di ambientazioni. Perde via via l'unicità tutta nipponica dei TPS per avvicinarsi con ossessione a uno stile tutto occidentale di pensare le sparatorie fantascientifiche.
Al 18 Maggio la verità, tutta la verità...
Nell'attesa di Lost Planet 2
Gears Of War 2 Gears Of War 2

Su Xbox 360 sarà possibile giocare nei panni di Fenix e Dom. Il gameplay non ne risente, ma la visione ludica sì.
Lost Planet ( X360 ) Lost Planet ( X360 )

Il precedente episodio: uscito più o meno agli albori della generazione, convinse molti a trasferirsi da Gears of War sui server Capcom

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Aspettativa del gioco
3/5

Lost Planet 2 non pretende di essere il miglior gioco dell'anno ma gli appassionati potrebbero seriamente trovare quello che cercano: tanto divertimento e ottima realizzazione tecnica.



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