Undici anni fa uno studio di sviluppo misconosciuto proveniente dalla Finlandia, i Remedy Entertainment, confezionarono uno sparatutto in terza persona molto lineare ma dalle forti tinte noire, una trama degna di un film d'azione e un personaggio estremamente carismatico: Max Payne. Parte del successo di questo capolavoro di stile è dovuto ad un certo Sam Lake (al secolo Sam Jarvi) che oltre a prestare la sua penna per la storia del titolo Remedy, ci ha messo – letteralmente – la faccia: il volto di Max Payne, infatti, era proprio quello di Sam Lake. Dopo un non proprio esaltante seguito ufficiale (Max Payne 2: The Fall of Max Payne, del 2003), dopo ben 8 anni di assenza dagli schermi dei tanti appassionati e un dimenticabile lungometraggio con Mark Wahlberg, Max Payne torna a far parlare di sé ma non per merito di Remedy, impegnati a tutto tondo con un altro progetto. La pesante eredità del terzo capitolo ufficiale è passata in mano alla blasonata Rockstar Games (Grand Theft Auto, Red Dead Redemption, L.A. Noire) e dopo tante dicerie, Max Payne 3, è finalmente realtà: il gioco esiste, gode di ottima salute e sembra praticamente pronto a sconvolgere, in senso buono, le giornate dei videogiocatori.
Il canto del cigno di questa generazione?
Graficamente parlando, Max Payne 3, promette di imporre ulteriori standard qualitativi sia al genere di riferimento, ovvero quello degli sparatutto in terza persona, sia all'esperienza cinematografica. Quest'ultima sembra essere diventata una vera e propria chimera degli ultimi anni, fortemente inseguita da alcune delle più importanti produzioni di sempre: da Metal Gears Solid e Uncharted, passando per L.A. Noire e al prossimo venturo The Last of Us, in tanti si prodigano in profondi sforzi per donare, agli appassionati, un'esperienza massimamente emozionale, artistica, praticamente mutuata dal cinematografo e con un asso nella manica di assoluto spessore, l'interattività. Max Payne 3 è una di queste produzioni e Rockstar Games, ben sapendo quanto sia stato amato il primo capitolo per la sua trama “noire”, la sua graphic novel che narra gli intermezzi, i personaggi e le ambientazioni, sta spremendo i suoi studi di sviluppo al massimo per garantire un fotorealismo, a tratti, impressionante. Al di là dell'elevato dettaglio delle texture, degli effetti speciali e soprattutto degli effetti luce/ombra, quello che desta maggiore impressione è la ricerca certosina delle animazioni, specie quelle del protagonista. Chi ha avuto la fortuna di assistere ai video dimostrativi del gioco in azione sa di cosa parliamo, per tutti gli altri basti sapere che l'impegno e la conseguente qualità finale delle animazioni, della fisica dei corpi e della ricerca di dettagli fotorealistici sta sortendo l'effetto sperato: un prodotto finale di assoluto spessore.
Bullet Time e...
E' l'effetto di rallentamento del tempo inventato da John Woo, portato alla saturazione da The Matrix e di cui il cinema è ormai saturo, per un decennio ogni sparatutto (sia in prima che in terza persona) che si rispetti lo ha mutuato dal capolavoro di Remedy: stiamo parlando del cosiddetto “bullet time”, cioè quell'effetto che permette di vedere fino ad ogni singolo proiettile sparato e la corrispondente traiettoria. E' più facile guardarlo che descriverlo ed è sicuramente un effetto speciale che, se usato bene, può fare la differenza tra una scena d'azione normale e una indimenticabile. In un gioco come Max Payne 3, oltre ad essere un marchio di fabbrica è un tratto distintivo, ma a distanza di anni e decine di videogiochi che ne hanno emulato le dinamiche potrebbe essere difficile emergere. Da quanto mostrato da Rockstar Games, i lavori che stanno dietro a questo prezioso effetto rallentato daranno frutti estremamente gustosi rendendo ogni scena unica e irripetibile, valorizzando le sparatorie e il sistema di mira. A proposito di quest'ultimo va detto che la gestione del mirino appare estremamente convincente, quest'ultimo non è per nulla ingombrante e – specie con l'ausilio di un mouse – potrebbe garantire una precisione rara, che ricordi quella di uno sparatutto in prima persona.

Graficamente il titolo Rockstar promette scintille, come posiamo apprezzare qui sopra
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