Vista la sempre più rilevante importanza della componente multiplayer nei videogiochi di oggi molto spesso i produttori sono disposti a rilasciare delle versioni beta, aperte o chiuse, nelle quali molti giocatori possono testare quanto già realizzato dagli sviluppatori, divertendosi a costo zero, e soprattutto fornendo un rilevante aiuto agli addetti ai lavori che possono usufruire di un ampio bacino di beta tester, gratuitamente, e con l’aggiunta di commenti derivanti proprio dall’utenza che con grande probabilità sborserà dei soldi per acquistare il prodotto finito, quindi diventa anche un termometro molto attendibile sul gradimento del gioco ancora in corso d’opera, quindi passibile di modifiche.
Questa volta tocca a EA e DICE con il loro nuovo Medal Of Honor che da circa tre settimane ha rilasciato una versione beta del multiplayer del suddetto gioco che vedrà la luce ad Ottobre di quest’anno. La beta è attualmente in corso sia per PC che per PS3 e Xbox 360 ma non è libera (sarà necessario preordinare il gioco per ottenere una chiave). Noi abbiamo provato la prima versione ed ecco cosa ne pensiamo.
Prendente Bad Company 2 e aggiungete un pizzico di Modern Warfare
La beta che abbiamo provato rendeva disponibili due mappe con altrettantemodalità di gioco diverse. La prima mappa, Kabul City Ruins, si poteva affrontare in modalità Team Assault (deathmatch a squadre); mentre la seconda, Helmand Valley, è legata alla modalità Combat Mission.
Kabul City Ruins è una mappa moderatamente grande, piena di edifici e rovine, l’intera area di combattimento è ricca di ripari e angoli dai quali sparare senza rischiare troppo di essere individuati. I due eserciti a confronto continuando a muoversi nelle varie aree della mappe cambiano costantemente le aree di respawn e il fronte di combattimento. Questa mappa, essendo legata alla classica modalità di gioco deathmatch a squadre, si avvicina molto alle classiche mappe viste nei multiplayer di altri giochi simili, come Call of Duty, e implica un minor grado di tatticismo e coordinazione di gruppo in quanto quello che conta al fine del raggiungimento della vittoria sono il numero di punti accumulati attraverso le uccisioni e le azioni di supporto di cui parleremo dopo.
La seconda mappa invece supporta la modalità Combat Mission che non è altro che un classico Attacco vs Difesa, dove gli attaccanti dovranno completare una serie di obiettivi in successione entro un certo tempo per ottenere la vittoria, mentre i difensori cercheranno in tutti i modi di respingere gli assalitori. In questa modalità la mappa di gioco è ovviamente molto grande, ma in ogni fase del match non si potranno superare certi limiti di spazio, ovvero non potremo allontanarci troppo dal luogo del combattimento. I punti di respawn possono essere sia nelle basi che direttamente al fronte, rinasceremo dunque alle spalle di un nostro compagno in combattimento (il che non è sempre funzionale in quanto rischieremo di rinascere alle spalle di un nostro compagno che si trova al centro del combattimento, quindi col il forte rischio di venire ammazzati appena dopo il respawn).Helmand Valley è appunto rappresentante una valle arida piena di rocce, avvallamenti, collinette e capanne rovinate, la grande quantità di ripari è controbilanciata da ampie zone sgombre da ostacoli nelle quali si rischia di essere facilmente esposti al fuoco. Il ritmo di gioco in questa modalità è molto più distante dalla frenesia tipica di COD e più simile alla ragionata azione di Bad Company 2, dove per raggiungere i nostri obiettivi dovremo lavorare di concerto con i nostri compagni. La tattica deve essere ad ampio respiro, il fronte d’attacco dovrà essere a maglie larghe, nel tentativo di aggirare la linea difensiva arroccata nella sua base. Gli attaccanti avranno a disposizione un veicolo, il Bradley, dotato di un cannone leggero e di mitragliatrice, molto potente ma facilmente distruttibile visto l’ingombro e la quantità di nemici dotati di RPG. Da un certo punto di vista questa modalità di gioco offre maggiori spunti di riflessione e un senso di maggior realismo.
Come in Bad Company 2, DICE, ha introdotto la distruttibilità degli ambienti, anche se in modo molto limitato, almeno in questa versione beta. Soltanto alcuni ripari, capanne o rovine saranno distruttibili attraverso l’uso di esplosivi o bombardamenti.
Death from behind
Lekills ci faranno accumulare punti in modo variabile, a seconda se faremo headshot, uccisioni in serie o di particolare importanza (come ad esempio l’uccisione di un nemico che sta completando un obbiettivo). Questi punti ci permetteranno di sbloccare delle azioni di supporto di potenza crescente. Si va dai soliti colpi di mortaio, fino all’artiglieria, al bombardamento aereo e al missile guidato. Queste azioni di supporto risultano essere molto importanti ai fini della vittoria finale in quanto sono in grado di eliminare gruppi di nemici e quindi di farci accumulare ancora più punti per ottenere aiuti supplementari. Oltre a queste opzioni offensive ci sono anche quelle difensive, ovvero di supporto alla nostra squadra: come una migliore resistenza ai danni, un radar di visualizzazione di tutti i nemici, un aumento di efficacia dei proiettili e così via. Chi non sarà in grado di utilizzare al meglio la potenza offensiva dell’artiglieria, che richiede una certa abilità nel capire dove sono i gruppi più numerosi di nemici e dove si sposteranno nell’attesa dell’arrivo del bombardamento, potrà dunque optare per questi ripieghi che saranno comunque premiati.
Le classi disponibili in questa beta sono tre: Rifleman, il soldato medio con dotazione classica; Sniper, ovvero il cecchino; Special Ops, ovvero lo specialista in esplosivi. Non sappiamo se nella versione finale del gioco saranno aggiunte altre classi, come quella del medico, ma pensiamo che ce ne sia sicuramente bisogno, anche solo per dare una maggiore varietà. Ogni classe ha un diverso equipaggiamento, personalizzabile con varie aggiunte che verranno sbloccate lungo la nostra carriera. Anche questa opzione risulta essere limitata nella beta, ma possiamo assicurarvi che ricalca molto il sistema di tutti gli altri FPS recenti.
I dubbi sorgono
Nonostante la consapevolezza di stare provando una versione preliminare del multiplayer e quindi molto limitata e povera di contenuti non abbiamo avuto la sensazione che questo comparto multigiocatore sia effettivamente qualcosa di differente rispetto ai giochi dello stesso genere visti di recente. Medal of Honor allo stato attuale non offre un’esperienza di gioco innovativa e fresca, ma riesce comunque a far breccia in coloro che non hanno avuto l’occasione di provare i due giochi precedentemente citati; mentre coloro che l’hanno fatto non trarranno nulla di nuovo dal multiplayer di Medal of Honor, a meno che nella versione finale DICE non stravolga letteralmente l’esperienza aumentando le modalità di gioco e differenziandole da ciò che già si conosce (il che è probabile che succeda).
Prima di concludere però vogliamo sottolineare quello che, almeno per noi che abbiamo fatto molte esperienze in tantissime altre beta, a nostro parere è un comportamento insolito da parte degli sviluppatori. Solitamente nelle versioni beta il feedback ottenuto dai tester si tramuta in breve tempo in grandi quantità di aggiornamenti atti a correggere i numerosi bug e sbilanciamenti tipici delle versioni preliminari. In questo caso però abbiamo assistito ad uno strano assenteismo degli sviluppatori nei confronti della beta che da tre settimane non riceve un singolo aggiornamento (almeno nella sua versione PC) trascinandosi dietro la marea di bug che tutti i tester hanno prontamente scovato. Sinceramente questo comportamento non è facilmente comprensibile, ma in fondo speriamo che DICE stia adottando un metodo di lavoro particolare che porti comunque alla correzione e al supporto di questa fase beta, più che altro perché farebbe comodo a loro.