Metal Gear Solid HD Collection

Anche Solid Snake si rifà il trucco. E Raiden cambia parrucca.
Scritto da Mail@ BlackDukeITAil 15 ottobre 2011
Metal Gear Solid HD Collection Anteprima

In quella che ormai è divenuta una proficua (per i produttori) moda, ovvero i remake in HD di serie della passata generazione, non poteva di certo mancare una delle più apprezzate di sempre. Ovviamente stiamo parlando della saga di Metal Gear Solid, spesso sulla bocca di tutti, anche grazie al suo ideatore, Hideo Kojima, sempre pieno di idee innovative e particolari. Ma in cosa consiste questa versione riveduta e corretta della saga? Quali episodi include? Come forse già saprete, manca di fatto il capostipite, quel Metal Gear Solid che diede origine alla serie (nella sua versione tridimensionale, s'intende), oltre che ad un nuovo modo di intendere il videogioco, non più prodotto esclusivo per un pubblico giovane, ma ora adatto anche a trattare temi di un certo spessore, con un taglio prettamente cinematografico. Entriamo ora più nello specifico, analizzando tutto il contenuto della Collection in questione, titolo per titolo.


Metal Gear Solid 2: il Controverso. 

Come abbiamo già detto, il primo episodio della saga non è incluso nella Collection in uscita a Novembre. Il perché è abbastanza evidente: non si poteva semplicemente upscalare in HD i poligoni e le texture di un gioco PlayStation, senza avere dei risultati orribili. I veri fan della saga ovviamente protesteranno, dato che di fatto non rappresenta una collection completa. Magari si poteva utilizzare il bellissimo remake su GameCube, The Twin Snakes, ma a quanto pare è Nintendo a detenerne i diritti, e quindi non si è potuto fare nulla. Kojima Productions ha così ben deciso di bypassare le avventure di Shadow Moses per giungere direttamente all’incidente di Big Shell. Il protagonista di MGS2 non è Snake, come forse tutti ormai saprete, ma Raiden, giovane agente dalla bionda (platino) chioma. Un tantino effemminato. Ma si sa, Kojima è un genio anche per questo: la trama tra le righe di Sons of Liberty gioca tutto sul ruolo dell’eroe, sulle motivazioni che lo spingono a combattere e ciò che gli impedisce di “smettere”. Tra altri fratelli Snake e una nuova unità di nemici speciali (Dead Cell), Raiden se la dovrà vedere con l’ennesimo progetto di distruzione (o meglio, controllo) di massa, con un nuovo modello di Metal Gear pronto a diventare operativo. La versione inclusa nella Collection è la Substance, ovvero la versione riveduta, corretta, espansa dell’originale Sons of Liberty, uscita qualche anno dopo, e non solo su PS2, ma anche su Xbox. Questa seconda versione, oltre ovviamente a contenere il gioco originale, amplifica l’esperienza con diversi contenuti speciali, come tantissime missioni VR (realtà viruale, NdR) e altre sfide accessorie ambientate a “bordo” della Big Shell, anche nei panni di Solid Snake. Il gameplay di Metal Gear Solid 2, in fin dei conti, non si discosta molto da quello di MGS1, e quindi presenterà la classica telecamera fissa e la solita mappa tramite radar soliton. E sì, le nano macchine sono lì pronte a stimolare gli ossicini dell’orecchio di Raiden, con infiniti (e talvolta esorbitanti) dialoghi. Sotto il profilo grafico, pur essendo uscito nei primi anni di PlayStation 2, il lavoro svolto è comunque eccezionale (e già allora il gioco era sbalorditivo), anche grazie al fatto che gli ambienti, di loro, erano piuttosto schematici, poligonali, nel solito stile pseudomoderno da MGS. Il passaggio all’alta definizione è così avvenuto senza troppe magagne, e il titolo ha acquistato una pulizia dell’immagine fantastica. Certo, i modelli poligonali potevano essere migliori, ma si fa quel che si può.

Metal Gear Solid 2 resta comunque l’episodio più controverso di tutta la saga, per tutta una varietà di motivi, alcuni dei quali riportati sopra. Se per alcuni gli eterni video toglievano fiato all’azione, spezzandola fin troppo, rovinando di fatto il gioco, per altri (e tra questi mi ci infilo dritto dritto anche io, ndr) l’ambientazione, lo stile, i personaggi, la trama e la colonna sonora di Sons of Liberty rimarranno per sempre indelebili nella propria memoria.


Metal Gear Solid 3: l’Emotivo.

Si passa poi a Metal Gear Solid 3. L’inizio (della fine?) della serie, dopo tutto, dato che è ambientato negli anni ’60, in Russia, nella più classica sfida tra KGB e CIA durante la movimentatissima (e caldissima) Guerra Fredda. Anche qui si potrebbe dire che il protagonista non è Snake, o meglio, non è Solid Snake, l’eroe di Shadow Moses (anno 2005), ma bensì suo padre (non naturale), il leggendario Big Boss. In Snake Eater, il giovane Snake dovrà vedersela con doppi, tripli e anche quadrupli giochi, in una missione che modifica i suoi obiettivi costantemente, ma non ne cambia i presupposti: Snake è solo, in una giungla, e deve sopravvivere, deve combattere con quello che trova (anche a mani nude, con il nuovo sistema di combattimento corpo a corpo), deve curarsi le ferite e deve rendersi invisibile mimetizzandosi con l’ambiente, scegliendo le pitture facciali e gli abbigliamenti più adatti ad ogni situazione. Snake Eater presenta ambienti ben più vasti dei vecchi Metal Gear Solid, e i nemici spesso possono giungere da ogni angolo e da ogni altezza. Una trama ricca di colpi di scena, ma ben più chiara e meno “folle” di quella di Sons of Liberty ci porta a conoscere dei personaggi che entreranno nella storia della saga. L’incontro-scontro con The Boss, donna forte, mentore di Naked Snake (questo il nome in codice del “papà”), è sicuramente uno dei momenti più alti di tutta la saga, così toccante nella sua dura crudeltà. Anche qui, il tema di fondo è lo stesso: per cosa, o meglio, per chi si combatte? In una situazione dove tutti fanno il doppio gioco su tutti, è facile perdere i riferimenti. Meno dialoghi e più azione è quello che i fan chiedevano, e Kojima li ha accontentati, andando a trovare un equilibrio praticamente perfetto (non più ritrovabile, aggiungerei, in nessun’altro episodio, ndr), grazie anche alle nuove trovate precedentemente esposte.

La versione inclusa nella Collection, anche qui, è la versione estesa, la Subsistance, che introduce una importante aggiunta al gameplay dell’originale Snake Eater: la visuale tridimensionale, ruotabile a piacimento, non più fissa. Come se non bastasse, in questa versione sono presenti anche i primi due Metal Gear (non i Solid, ma quelli per MSX2 tanto per intenderci), riadattati e assolutamente godibilissimi. In più, Subsistance originariamente includeva anche un’altra “prima volta” per la serie, ovvero il gioco online. Nella Collection, però, questa modalità è stata rimossa, e quindi non sarà possibile sfidarsi in multi giocatore per le giungle di Snake Eater. Sotto il profilo tecnico, il lavoro svolto ha dato comunque i suoi frutti, e la lussureggiante giungla vista anni fa ora splende ancora di più di vita propria. Anche i modelli poligonali dei protagonisti hanno giovato del “lifting” in alta definizione, e lo stile generale dell’opera fa il resto. Metal Gear Solid 3 è l’episodio più intenso emotivamente, oltre ad essere assolutamente giocabile da chi della serie non ha mai sentito parlare, anche grazie ad un livello di difficoltà più facile dei precedenti Metal Gear, e ad un gameplay meno punitivo, che vede lo stealth come un’opportunità (sempre preferibile), ma non ne fa più una necessità.


Metal Gear Solid Peace Walker

: l’Intruso.

Ed ecco forse la sorpresa più grande di questa Collection. Il terzo titolo incluso è Peace Walker, il secondo episodio della serie ad arrivare su PlayStation Portable (dopo il discreto Portable Ops). Cosa c’entra in tutto questo? In realtà, non c’entra davvero molto. Peace Walker, sviluppato dopo l’uscita di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots (tanto da poter essere considerato un MGS5), è nuovamente un ritorno al passato per la trama, dopo le fantascientifiche conclusioni della saga nel quarto episodio. Si torna agli anni ’70, si torna da Big Boss alle prese con la creazione di quella che poi diventerà Outer Heaven, il suo esercito di mercenari, soldati senza una nazione, senza ideologie, pronti solo a completare la missione assegnata loro. Peace Walker, senza sorpresa, è il titolo che più degli altri ha richiesto attenzione da parte di Kojima Productions. In primis, perché è pur sempre un titolo PSP, e trasformarlo in un titolo PS3/360, con l’alta definizione e tutto quello che essa comporta, non è impresa facile. Difatti, dei tre è il titolo che graficamente soffre di più, anche se alcuni modelli (e tutte le icone) sono stati davvero potenziati con nuove texture, se non rivisti. Ovviamente, grazie ai due analogici presenti su qualsiasi pad, Peace Walker HD non costringerà ad utilizzare i pulsanti frontali per muovere (scomodamente) la telecamera, ma tutto il resto del gameplay dovrebbe rimanere inalterato (quindi la possibilità di camminare accovacciato, la mira sopra la spalla e tanto altro).

Ma essendo un gioco portatile, PW ha in sé la struttura di un gioco portatile (fortunatamente), ed è quindi un’esperienza ben diversa dagli episodi canonici, essendo diviso in tante missioni principali che portano avanti la trama, oltre a svariate subquest. Questa struttura (assieme alla fase gestionale delle truppe) è ovviamente rimasta, così come è rimasta la componente cooperativa multiplayer presente nel titolo, con un massimo di quattro giocatori che potranno darsi una mano a vicenda nel completare le missioni. Per il resto, c’è poco da aggiungere: Peace Walker era e rimane un titolo pensato per il mondo portatile, e la sua conversione su console casalinga potrebbe non risultare così gradevole come la sua versione originale.

IFrame


Una Collection per i veri fan, e non solo.

Di sicuro, l’assenza di Metal Gear Solid 1 non aiuta i novizi ad entrare nel mondo di Solid Snake tramite questa Collection, e anche se è disponibile il gioco originale su PlayStation Store, una ipotetica versione HD di Twin Snakes ci avrebbe fatto tutti molto più contenti. Ciò nulla toglie al valore del prodotto, che con l’aggiunta dei Trofei/Achievements risulta comunque attualissimo. Il lavoro svolto sembra buono, per quanto comunque sia una semplice conversione in HD. Peace Walker sembra l’anello debole di questa Collection, per il suo essere pensato, tecnicamente e come gameplay, per una console portatile. Ciononostante, Metal Gear Solid: HD Collection rappresenta l’occasione (quasi) perfetta per buttarsi a capofitto nella saga, o per rivivere vecchi ricordi, sempre presenti. Per i giocatori Xbox, è anche la prima vera possibilità di provare Snake Eater e Peace Walker, il che non capita proprio tutti i giorni. Ricordiamo inoltre che è prevista per il 2012 inoltrato anche una versione PlayStation Vita, con la possibilità di trasferire i salvataggi direttamente dalla versione casalinga tramite il sistema “Transfarring” ideato da Kojima Productions. In assenza di notizie confortanti sullo sviluppo di Metal Gear Solid Rising, non ci resta che riassaporare le avventure passate di Snake e soci, sperando che il tempo passi più in fretta.

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