Correva l’anno 1989. Le console erano molto diverse e meno potenti di quelle attualmente in circolazione. Erano gli anni dell’Amiga e del NES, l’età del bronzo dell’intrattenimento video ludico, dove il massimo dell’aspirazione erano le due dimensioni. E’ in questi frangenti che il primo Prince of Persia vide per la prima volta la luce, partorito dalla brillante mente di Jordan Mechner, colui che utilizzò per la prima volta in un ideologico (perché non fu realmente applicato, come lo conosciamo oggi) la tecnologia della motion capture, studiando i movimenti in video del fratello per poi applicarli al protagonista del suo videogioco.
La serie si è poi evoluta nei tre lustri successivi, con una ben strutturata trilogia che è riuscita ad accaparrarsi la sua schiera personale di fan (anche se le dimensioni non si avvicinano minimamente a quelle di un qualsiasi GTA).
E dopo una prima fuga di notizie nel 2006, alcuni concept arts vengono involontariamente rilasciati (tanto per stuzzicare l’appetito dei videogiocatori), lasciando presagire un ritorno in grande stile del principino. Dopo il silenzio incessante, Ubisoft, il primo Aprile del 2008, decide di dissipare ogni dubbio sull’effettiva realizzazione del progetto, registrando il dominio “princeofpersiaprodigy.com”
Non c’è più tempo per scherzare, perché non si può più tornare indietro.
Dopo questi doverosi cenni storici, concentriamoci ora sul nuovo capitolo degli sviluppatori Canadesi. Lasciata la strada della trilogia, conclusasi con “I Due Troni”, il gioco assume nuovi aspetti che lo differenziano dai suoi predecessori: innanzitutto la mancanza delle sabbie del tempo, che hanno caratterizzato la saga per tutta l’era PS2, eliminate per esigenze narrative (conclusa la trilogia non c’era un motivo valido perché restassero).
Il principe che vedrà la luce nell’ultimo trimestre del 2008 (a detta del publisher) sarà del tutto nuovo, rivisto sia stilisticamente che caratterialmente e moralmente: tolti gli abiti orientaleggianti che gli sembravano ormai cucitigli addosso, il nostro amato protagonista indosserà quelli di un avventuriero senza scrupoli, che nell’occasione saranno quelli di un classico ninja con indosso vesti rosse e blu, pronto a dissipare i propri guadagni in piaceri carnali. E’ una visone assolutamente distorta di quello che un tempo era un uomo che metteva in gioco la propria vita pur di salvare la patria dal cattivane di turno.
Questo aspetto tenebroso è soltanto pura facciata, come si capirà sin dalle prime battute: di ritorno da un’ennesima spedizione, il cui consistente bottino è caricato sulla sua cavalcatura, il principe verrà travolto da un’improvvisa tempesta di sabbia. Al suo risveglio si ritroverà in un giardino rigoglioso, al cui centro è situato un albero, l’albero della vita. Conosciuta una ragazza di nome Elika, apparentemente soggetta allo stesso trattamento “sabbioso” del principe, si capirà da subito che i destini dei due personaggi s’intreccerà a filo doppio, formando così una coppia dalla inossidabile forza. Giunti nei pressi dell’albero, i due assistono increduli alla morte di quest’ultimo, con la successiva apparizione del demone Ahriman, che si appresta a condurre il mondo in un’era di caos e malvagità.
Date queste premesse, ovviamente, il compito della “strana coppia” sarà quello di ripulire il mondo dalle orde di spiriti maligni che lo infestano.
In un grande mondo c’è spazio per due.
L'aspetto visivo dell’avventura, che il Principe e la sua fida compagna dovranno affrontare, verrà introdotto in un mondo di gioco che non sarà un solo immenso spazio in cui muoversi e girare liberamente, ma suddiviso in settori da disinfestare per poter veder rinascere flora e fauna (in quest’ultima categoria sono inclusi anche gli abitanti).
Gli ambienti varieranno, e non saranno, come nei precedenti capitoli, solo quelli chiusi a farla da padrone: questo porta giustamente a riflettere sulla possibilità di eseguire le stilose “manovre” da traceur (praticante del Parkour, NdR) tipiche del protagonista, ed è qui che viene evidenziata la vera utilità e duttilità di Elika, non costretta a figurare solo come personaggio marginale, ma impegnata attivamente anche sul campo di battaglia. Che sia infatti gestita dall’IA o, novità, da un secondo giocatore, la bella ragazza rappresenterà il cardine essenziale per risolvere enigmi, superare zone platform e combattere nemici di una certa magnitudine.
A proposito di combattimenti, è doveroso parlarne, visti i cambiamenti apportati dagli sviluppatori: dimenticate le risse da bar 10 vs 1, con turbinii di lame pronti a spazzare via la concorrenza. Il sistema di combattimento si rifà spiccatamente al primo capitolo in assoluto (quello del 1989), con scontri 1vs1 che senz’altro è un bene, tenendo conto del fatto che un minor numero di nemici su schermo porterà vantaggi sulla caratterizzazione di ogni avversario, cancellando quindi quelle masse di cloni che nel passato erano messe lì per opporre solo una timida resistenza prima di essere macellate per benino.
La resa grafica del titolo nel suo complesso risulterà gratificante per le pupille, grazie ad un espediente già utilizzato in altre produzioni che però sono molto vicine al mondo dei cartoni animati: stiamo parlando ovviamente del cel-shading, che in questo caso (per la prima volta dalla sua introduzione) assumerà tinte fosche, a sottolineare la corruzione morale a cui il mondo è sottoposto.
See you later…
Manca ormai poco all’uscita (Novembre 2008): proprio in questi giorni è stato ufficializzato l’inizio delle riprese del film, incentrato sulle gesta del principe, ispirato alle vicissitudini de “Le sabbie del tempo”, per cui sarebbe molto probabile che la “release date” sia molto vicina a quella della trasposizione cinematografica, con indubbi vantaggi dal punto di vista delle vendite.
Se gli sviluppatori utilizzeranno al meglio tutti gli strumenti a loro disposizione, come sembrano aver fatto finora, il nuovo Prince of Persia potrebbe risultare il migliore della serie. Non ci resta che attendere pazienti.