In quel dello stand Bethesda allestito nella Bussiness Area della Gamescom di Colonia, noi di VGNetwork abbiamo potuto provare di persona, e in maniera piuttosto approfondita, la nuova creatura dei ragazzi di id Software: Rage. Ovvero, come i più attenti videogiocatori già sapranno, un promettente FPS condito con elementi tipici di un Gdr qualsiasi, senza dimenticare le non meno importanti meccaniche di gameplay caratteristiche di un free roaming. Quel tanto che basta, insomma, per elevare Rage dalla massa dei classici FPS, almeno nelle intenzioni degli sviluppatori. Intenzioni che, ad una prima prova sul campo, sembrano aver dato frutti decisamente gustosi.
Prima di addentrarci nella descrizione di ciò che abbiamo visto, qualche informazione di servizio: abbiamo avuto modo di provare la prima ora di gioco, avendo a disposizione una versione del titolo per Xbox360 pressoché ultimata. D’altronde, il 7 ottobre (data di rilascio prevista) è veramente alle porte.
Lì fuori c’è un mondo devastato…
Se avete già letto su queste stesse pagine le anteprime apparse nei mesi passati (non l’avete ancora fatto? Correte subito! Le trovate qui e qui), già sarete venuti a conoscenza dei dettagli essenziali per quanto concerne trama e setting di Rage, nozioni che abbiamo avuto modo di ripassare grazie ad un filmato introduttivo piuttosto curato: anno 2024, un bel meteorite sfreccia veloce nell’universo, pronto, nel giro di pochi mesi, all’impatto con il nostro pianeta. Un impatto tanto pericoloso da gettare l’umanità nel caos e terrore più totali. I governi di tutto il globo, nel tentativo di salvare il salvabile, sotterrano l’ascia di guerra brandita per anni e danno vita al progetto Ark. Ark come “Arca”, ovvero le celle frigorifere sepolte nelle profondità terrestri che conservano al loro interno, in previsione di una ricolonizzazione della superfice del pianeta a distanza di molti anni dall’impatto, tutti gli elementi indispensabili alla civiltà umana: materiale genetico, conoscenze tecnologiche, i migliori cervelli del pianeta. E, manco a dirlo, noi siamo uno di questi.

La nostra prova inizia dai primissimi istanti di gioco, nel punto esatto in cui le porte dell’Arca si aprono davanti ai nostri occhi, la mente ancora intontita dal lungo tempo passato ibernato a chissà quanti metri nel sottosuolo: sono passati 106 dalla fine del mondo. Muoviamo i primi passi all’interno di un bunker ipertecnologico (che tanto ci ha ricordato le ambientazioni di Halo, ndr.), ma poco importa: il mondo nel quale ci apprestiamo a vivere la nostra avventura è ben altra cosa.
L’impatto del meteorite al quale siamo scampati, chiusi nella nostra Arca, deve aver cambiato molte cose: una landa deserta e desolata si estende a perdita d’occhio davanti a noi, solo poche fatiscenti strutture denotano un certo qual tipo di insediamento umano nelle vicinanze. Bastano pochi battiti per avere consapevolezza della bontà del comparto tecnico di Rage: il tanto decantato engine proprietario di id Software, il Tech 5, fa immediatamente la sua porca figura, muovendo a schermo uno spettacolo sì devastato, ma devastante per i nostri sensi da videogiocatori. Nemmeno il tempo di assaporare la sabbia in bocca e il sole negli occhi ed eccoci attaccati da una strana creatura mutante. E adesso che si fa?
... con pochi, validi, amici
Fortuna (fortuna?) vuole che in quel momento si trovi a passare il nostro salvatore, un buffo figuro che riesce a sbarazzarsi della minaccia di ignota provenienza con un paio di colpi di pistola ben assestati, direttamente dal comodo (comodo?) sedile della sua jeep malandata.
Nemmeno il tempo dei dovuti ringraziamenti ed eccoci scorrazzare sul sedile passeggeri al suo fianco, mentre una rapida chiacchierata con il sempre buffo figuro ci chiarisce un po’ gli ultimi avvenimenti: apprendiamo dal nostro nuovo amico, tale Durar, che il progetto Ark non ha dato gli esiti sperati (ma va?), la civiltà così come era conosciuta un secolo prima è un lontano ricordo, il mondo è nel caos più totale, preda di bande di malviventi pronti a tutto per ottenere i pochi mezzi di sopravvivenza disponibili in lande così desolate. Rubando e perché no, anche uccidendo. Senza dimenticare gli altri letali pericoli che infestano il nuovo mondo: strani mutanti (proprio come quello con il quale abbiamo già avuto modo di “scambiare quattro chiacchiere”, se non addirittura peggiori), esseri aberranti nati a causa di chissà quale mutazione genetica.
La nostra situazione, in particolare, non è delle più rosee: l’essere una delle menti brillanti protette nelle Arche sotterranee ci dà il “graditissimo” status di “merce più ricercata dai malviventi”.
Occhi ben aperti, dunque.
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