Pubblicato nel periodo primaverile del 2003 in Francia, Runaway: A Road Adventure, primo capitolo di questa serie videoludica, pose delle solidissime basi per il ritorno, e che ritorno, delle avventure grafiche nel mondo videoludico. Il suo ingresso nel mercato fu talmente sconvolgente da divenire, nel giro di poco tempo, uno dei maggiori successi dell’anno. Davvero un risultato eccezionale, non c’è che dire; risultato raggiunto grazie alle idee vincenti ed originali degli sviluppatori, che vollero offrire, prima di tutto, un’avventura per giocatori più maturi con l’innesto di personaggi principali carismatici, cast secondario d’eccezione e molto pittoresco, dosi di humor a non finire e riferimenti a produzioni cinematografiche e videoludiche.
Bisogna aggiungere che il prodotto sviluppato da Pendulo Studios catturò l’attenzione anche dei meno assuefatti dal genere, proprio per l’originalità che il comparto visivo, e le grafiche in generale, offrivano. Chi lo ha giocato ricorderà sicuramente le dolci ore di svago offerte da questa release.
L’impresa non riuscì al sequel, o riuscì in parte. Nonostante gli amanti del primo capitolo non abbiano di certo inveito contro alla produzione di The Dream of the Turtle, titolo del secondo capitolo, il concept e lo stile di gioco riproposto erano prese, in toto, dal primo, mostrando un titolo che di per sé non poteva esser visto come sequel, se non per l’avanzamento della trama di gioco. Per tutto il resto niente da obiettare: ottimo sviluppo e caratterizzazione dei personaggi, ancora una volta, eccezionale. Terminato questo breve preambolo sulla serie Runaway, passiamo ad analizzare A Twist of Fate, in italiano Scherzo del Destino, terza release della serie e che conclude le vicende di Brian & Gina.
Una produzione con un’impronta più dark e notevolmente migliorata graficamente…
Nonostante gli sviluppatori siano ancora abbottonati nei confronti dei media per dare importanti punti di riferimento riguardo la trama del gioco, dai video rilasciati e dagli screen, una delle prime cose che salta all’occhio è il cambiamento di Brian. Non è il solito “ragazzotto” tutto ingegno e cervello, anzi, per quest’occasione si mostra trasandato, quasi irriconoscibile agli occhi di chi ha giocato i primi due capitoli. Dal sito ufficiale quei mattacchioni di Pendulo Studios offrono alcuni spunti: si passa dalla possibilità che Brian sia impazzito o soffra di amnesia e risieda in un centro di cura, a quello di pazzo/criminale sull’orlo di una crisi di nervi, per arrivare ad indizi più che contrastanti che lo vogliono vagabondo per le strade di New York, in viaggio alle Hawaii o addirittura creduto morto da parte di Gina!
Come avrete capito è impossibile, per ora, capire appieno in che situazione saremo chiamati in causa, anche perché gli sviluppatori potrebbero applicare la tattica del “ti do un’unghia del dito ma non tutta la mano” fino all’uscita sul mercato. Strategia che, tutto sommato, non risulterebbe nemmeno tanto sbagliata: la possibilità di godere di questo prodotto senza troppi vocii, trame dichiarate o addirittura raccontate nella loro interezza, garantirà un desiderio immane di voler sapere, leggere recensioni o comprare direttamente il gioco senza stare troppo tempo a rigirar la frittata!
Dove invece la Pendulo si sbilancia, evidentemente è conscia e contenta del lavoro svolto finora, sono i limiti tecnici ed artistici sui quali Runaway: A Twist of Fate sarà capace di arrivare. Una delle prime scelte, per lo sviluppo di questo capitolo conclusivo, è stata quella di colmare il divario, e quindi coniugare ed assemblare nel miglior modo possibile, gli aspetti che da sempre hanno contraddistinto un’avventura grafica a quelli tipici di un film d’animazione.
Si, avete capito bene, di un film d’animazione! A tal proposito, infatti, è stato completamente stravolto il motore grafico e riprogrammato in modo da poter offrire prestazioni, in termine di qualità ed affidabilità, elevate grazie all’uso delle schede grafiche di nuova generazione.
Oltre a quanto detto poco sopra, dal sito ufficiale siamo venuti a conoscenza anche di alcune ambientazioni presenti: si parla di Stati Uniti d’America, isole Hawaii, New York City ed ambientazioni interne come il manicomio, un piccolo cimitero, per un totale complessivo di oltre 120 location di gioco differenziate tra loro e fortemente dettagliate.
Il progetto prende forma
Come saranno mai arrivati a raggiungere risultati cosi elevati? Attraverso un lavoro duro e di precisione: ognuna delle scene di gioco ha visto la mano esperta di molteplici disegnatori che si sono messi all’opera, e che con la loro inventiva, creativa, contorni, schizzi e disegni hanno permesso il passaggio su software specifici grazie all’uso delle ultime tecnologie hardware presenti sul mercato. Andando a “zonzo” sul web, infatti, non sarà affatto difficile trovare immagini in game che dimostrano quanto detto finora: nel terzo capitolo di Runaway, le ombre, l’illuminazione dinamica, gli effetti grafici all’avanguardia e le atmosfere sempre più immersive ed accattivanti non son di certo un’utopia.
Lo stesso trattamento di “restyling” è stato attuato anche per i personaggi: in questo caso si è lavorato tanto sui movimenti facciali e sulle varie gestualità osservabili durante le scene animate. Tutto ciò ha permesso di ottenere vere e proprie scene cinematografiche che, nel loro insieme, vanno a formare una storyline avvincente e divertentissima in stile cartoon, ma più fascinosa, colorata, vivace ed energica che in passato.
Volete alcuni numeri? Eccoli: dicevamo dell’enorme mole di lavoro, eccetera, eccetera…bene, la durata della storia, intesa come sole sequenze cinematiche, durerà la bellezza di 1 ora e 20 minuti, elevando Runaway a prodotto di puro intrattenimento ludico e cinematografico anziché esser etichettato come una delle tante, classiche e semplici avventure grafiche.
TRAILER GAMEPLAY
Come potete vedere dal video qui sopra, la giocabilità è rimasta pressoché identica a quella che ha caratterizzato le precedenti release, col classico puntatore del mouse ad evidenziare eventuali particolari negli scenari di gioco e per spostarsi da una ambientazione ad un’altra, in linea con i classici punta-e-clicca, e la possibilità di accedere all’inventario per combinare vari oggetti e venire cosi a capo di enigmi più o meno complicati. Di nuova concezione l’Almanacco che consentirà di tenere sempre sott’occhio gli obiettivi di gioco da portare a termine e quelli già conclusi. Per i neofiti del genere, o per chi incontrasse problemi in alcuni punti del gioco, ci sarà, poi, la possibilità di contattare Joshua, cosi come accadeva in Runaway: The Dream of the Turtle, che sarà davvero prezioso coi suoi, mirati, consigli.
Quell’humor dà un senso a tutto!Un altro degli aspetti che hanno, fin da principio, contraddistinto Runaway, è rappresentato dalle dosi di humor che hanno saputo intrattenere i videogiocatori, a volte anche frustati da freddure davvero stupide e fuori luogo. Serviva però, e serve, a creare quel clima che è parte integrante di un progetto da TUTTI sottovalutato inizialmente e, da TUTTI +1 (e chissà chi è quel +1, ndr), successivamente lodato, amato e rispettato. Il tono, anche per la terza release, tenderà al comico, con gag, dialoghi folli ed una nutrita schiera di personaggi “fuori di testa”. Per intenderci, se avete giocato i precedenti, in pieno stile Joshua: l’unico “scienzato-genio-stupido” che esista sulla faccia della Terra!
Ma non è che l’humor si progetta e sviluppa: l’humor si pensa, si ascolta, ma soprattutto si recita, e per farlo serve gente preparata. Dite che, oltre 20 venti professionisti del settore, circa 8000 frasi recitate nel prosieguo dell’avventura ed un cast musicale che ha sfornato 55 nuovi brani musicali per la durata complessiva di 2 ore e 20 minuti, bastino a tale scopo? Noi pensiamo proprio di si, e non vediamo l’ora di metterci sopra le mani per recensire, al meglio, un brand che tanto ha dato alle avventure grafiche ma soprattutto a noi giocatori PC.