L’attualità fatta sparatutto.Di sparatutto in terza persona, genere che ha subito un boom di notorietà in questa ultima generazione, ne abbiamo visti di tutti i tipi, ambientati in tutti i periodi storici e in qualsiasi tipo di situazione. Da
Resident Evil 4 a
Gears of War, da
Uncharted a
Mass Effect.
In un mercato così saturo di ottimi titoli, è sempre un rischio proporre un’alternativa, per quanto valida possa essere. Ma se c’è un periodo storico che raramente è stato toccato dalla mandria di
TPS, esso è proprio lo scenario attuale, quello fatto di guerre lente e tattiche, di scenari polverosi e poveri, senza alieni, mostri o zombie.
Six Days in Fallujah, come fa intendere il nome, è difatti ambientato in Iraq, sede di una sanguinosa – e tuttora in corso – guerra combattuta casa per casa, strada per strada. Stesso genere, nuova (più o meno) ambientazione. Funzionerà?
Sei giorni di vera guerra in quel bel posticino chiamato Fallujah.Quella che viene menzionata come “
La Battaglia di Fallujah” si è svolta nel
Novembre del 2004 e viene ricordata per essere stata una delle più sanguinose combattute nella guerra irachena. Il progetto di questo gioco deriva dalla volontà di alcuni
Marines americani che hanno vissuto quella terribile esperienza e che, una volta tornati (sani e salvi, per fortuna) a casa, hanno deciso di raccontare la loro storia tramite un videogioco, media interattivo in ascesa di popolarità da qualche anno. Così, hanno trovato la collaborazione degli sviluppatori di
Atomic Games, sotto l’ala “produttrice” di
Konami.
Qualcosa, però, è andato storto. Pochi mesi dopo averne rivelato l’esistenza,
Konami ha annunciato di aver abbandonato la produzione dell'opera a causa di critiche provenienti dall’opinione pubblica americana. Il titolo, in effetti, presenta troppi riferimenti a persone realmente esistite, dato che i marines americani hanno intenzione di supervisionare la totalità dello sviluppo del titolo e di renderlo quanto più possibile fedele a ciò che hanno vissuto sulla loro pelle, anche grazie all’uso di diari, memorie, foto e video gentilmente offerti dai militari stessi. Ciò non è andato giù alle famiglie delle vittime, e per evitare altri problemi Konami ha preferito mollare la presa. Ora,
Atomic Games è alla ricerca di qualche altro publisher, ma il polverone alzatosi sul titolo gli ha conferito una certa fama, e non ci vorrà molto (parola di
Peter Tamte, presidente del team) per trovarne qualcuno di più coraggioso.
La trama del titolo non sarà, quindi, tanto ricercata nell’intreccio, quanto invece ben realizzata, potendosi appoggiare su solide fondamenta come quelle offerte dai soldati americani. E’ stato più volte confermato che il gioco non vuole avere fini politici o ideologici, ma vuole solo rappresentare sei giorni di quell’inferno vissuto in Iraq.
In determinati momenti del gioco saranno presenti anche video-documentari che, anche grazie ad interviste alle persone che hanno vissuto questa battaglia in prima linea, cercheranno di raccontare al giocatore ogni singola sfaccettatura del conflitto.Del gameplay si è visto davvero poco, ma sotto questo punto non ci aspettiamo grandi innovazioni: si tratta del solito – trito e ritrito – sparatutto in terza persona, con un sistema di ripari e con l’indicatore della vita assente, sostituito da un sistema di auto-recupero. In particolare, gli sviluppatori si stanno concentrando sullo sviluppo di un motore fisico che permetta una
pressoché totale distruzione degli oggetti, da muri a ripari, che non saranno più così sicuri dopo aver subito qualche colpo. Il tutto al fine di rappresentare al meglio la distruzione portata dalla guerra in uno scenario cittadino come quello di
Fallujah.
Graficamente, il gioco è ancora alquanto indietro, soprattutto se paragonato con ciò che il mercato mette a disposizione oggigiorno, ma sappiamo benissimo che c’è ancora tanto tempo per migliorare questo aspetto del titolo.
Fallujah, arriviamo (?).Un velo di mistero ricopre
Six Days in Fallujah. Riuscirà
Atomic Games a trovare un publisher in tempi brevi? Oppure questo interessante progetto è destinato ad essere cestinato definitivamente?
Purtroppo non conosciamo le risposte. Il vecchio Tamte sembra fiducioso, e speriamo abbia successo nella sua ricerca. Per il resto, il titolo, tolta la sua componente di documentario videoludico sulla battaglia di
Fallujah, non offre molti spunti interessanti, rimanendo fin troppo nella media. Speriamo che il motore fisico venga sviluppato a dovere, così da poter garantire qualche variazione su un genere, quello dei
TPS, ormai abusato.