Metacritica: Perché non farei recensire la mia pizza ad uno di Boston

Viaggio tra pizze e numeri

Quel numerino , ultimamente, sta diventando la maledizione dei videogiochi. Parlo ovviamente del punteggio Metacritic, oggi più che mai ultimo paradigma nella valutazione del prodotto. Sostanzialmente, una Stele di Rosetta  moderna, con la quale tradurre tante recensioni in un unico, definitivo, numero, tramite il quale giustificare (per molti) l’acquisto o meno. Specialmente in ambito videoludico: avete mai deciso di guardare un film al cinema secondo il suo Metacritic Score? Ma non di solo consumatore si parla visto che, come il caso di Destiny rappresenta magistralmente, quel numerino lì può determinare anche che giro fanno i soldi e, a volte, la possibilità per tante persone di avere ancora un lavoro.

Un ossessione per il Numero talmente importante che sempre più pubblicazioni (pensate a Eurogamer, Kotaku, Joystick) decidono direttamente di abbandonare il classico pagellone finale, relegando le proprie impressioni, i propri pareri, unicamente a quanto scritto nel testo. Gesto nobile a mio avviso, ma che esula al momento dal discorso, andando ad inserirsi in un più ampio dibattito che non è il momento di affrontare.

Ma ci siamo mai chiesti, veramente, da dove deriva questo numero? Chiaro, è la semplice media aritmetica delle varie recensioni pubblicate in giro per il mondo. E’ altrettanto evidente, però, che la maggior parte delle testate videoludiche rappresentate sia di origine americana. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il primo mercato al mondo in quanto a videogiochi, ed è normale conseguenza che anche le testate giornalistiche a riguardo abbiano più spesso sede in America (con le dovute eccezioni). Metacritic rappresenta quindi una giuria con un asse tendenzialmente spostato verso gli Stati Uniti, eppure il numero che ne risulta è ormai universalmente rappresentativo. E a questo punto mi sono posto la domanda: farei mai recensire una pizza ad un americano?

Chiarisco, non è questione di SAPER recensire il prodotto, pizza o gioco che sia: sono certo che i nostri colleghi americani siano assolutamente capaci di saper valutare tutti gli aspetti dell’oggetto della recensione e che abbiano tutte le competenze per farlo. Quel che cambia però è il background culturale complessivo e gli aspetti socio-culturali ad esso associati, che certamente influenzano il parere soggettivo che ci si crea durante qualsiasi attività d’intrattenimento. In sostanza, a parità di recensioni, a parità di apprezzamento del singolo, la pizza che piace all’americano è ben diversa da quella che si cucina tra le vie del centro di Napoli (attendo conferma dal nostro Daghelor), e sono piuttosto sicuro che scambiando le due pizze il risultato sarebbe piuttosto diverso. Chiaro, sto generalizzando, e i casi speciali saranno sicuramente presenti: all’uomo d’affari di Boston può piacere una pizza più tradizionale, mentre qualche ragazzo napoletano si mangia una pizza alta tre dita (pazzo!). De gustibus non est disputandum, ovviamente, e l’esempio della pizza calza e non calza, riferendolo all’industria videoludica. Il problema sta nel fatto che, nel finale Metascore, aggregatore di pareri sotto forma di numero, si possono perdere quelli che sono i sottostanti riferimenti culturali, anche in ambito videoludico, oltre a modificare la percezione del prodotto stesso. Un italiano che guarda quel punteggio lì forse non trova correttamente rappresentati quelli che sono i suoi gusti, secondo i quali in ultima analisi trarrà piacere o meno dall’esperienza (videoludica, cinematografica, mangereccia che sia). L’esempio più estremo è quello giapponese (di cui avevo già parlato in un precedente post), paese con una cultura ed una tradizione che porta per tutta una serie di motivi al prediligere un certo tipo di esperienza, ben diversa da quelle a cui siamo abituati noi. Lo stesso discorso, seppur in modo meno estremo, può valere per noi italiani.

Della differenza tra queste due medie, quanto è statistica, e quanto gusti diversi? Un videogioco può piacere a due popolazioni in modo diverso? Se sì, alcuni generi sono più soggetti a tale fenomeno culturale?

Ma esiste qualche genere particolare che subisce di più l’influenza personale di origine del recensore? Spulciando ad esempio il buon ItaliaTopGames, sito italiano che tra le altre cose rappresenta anche un aggregatore di recensioni italiane, qualche differenza sostanziale si ritrova, rispetto al globale Metascore. Beyond: Due Anime è un esempio lampante di differenza tra le due medie (1.6 di differenza), così come lo è in parte The Order: 1886 (1.2), entrambi due titoli molto story-driven, dove la componente narrativa predomina sul gameplay, dove l'investimento emotivo prevale. Al contempo, altri generi sembrano presentare scarse o minime sono differenze nelle medie, come ad esempio gli ultimi Call of Duty. Sarà il caso? O sarà veramente questione del diverso background culturale che spinge noi italiani (recensori e non) ad apprezzare di più un tipo diverso di videogioco?

La risposta definitiva non ce l’ho – toccherebbe forse fare degli studi statistici complessi per valutare se effettivamente esiste una differenza non casuale tra le due medie! -, ma il sentore che ci sia qualcosa che non va rimane. Il mio consiglio, in definitiva, è quello di guardare ai numeri il meno possibile. Trovate una testata che sembra seguire i vostri gusti (nella speranza che sia proprio VGNetwork.it), e fidatevi più che altro del parere scritto. Ma se proprio avete anche voi l’ossessione per i numeri e le medie, provate a guardare di più ai risultati italiani: potreste trovare delle piacevoli sorprese.