The Nintendo Virtual Man

Qualche riflessione su Nintendo ed il suo posto nella VR

Nintendo dovrebbe essere tra i pionieri della VR.

Prima di tutto, perchè la casa di Kyoto ha una storia incredibile che in gran parte coincide con quella del Videogioco stesso. Titoli come Super Mario Bros. e Super Mario 64 rappresentano qualcosa di iconico non solo per il gameplay, ma anche per l’evoluzione tecnica del medium, rispettivamente, per il 2D e il 3D.

Vagare per la prima volta nel giardino del castello della Principessa Peach era una cosa mind-blowing dai.

Dunque, la Realtà Virtuale rappresenta senza dubbio la più grande evoluzione tecnologica del videogioco sin dall’introduzione del 3D. Se allora i primitivi poligoni ci offrivano per la prima volta mondi di gioco molto più ricchi, credibili e tangibili, il VR ci metterà direttamente dentro il mondo di gioco.

In quella che sarà con tutta probabilità la “Next Big Thing” in ambito videoludico e tecnologico, con grandi nomi come Facebook, HTC, Sony, Samsung, Google pronti a contendersi il primato nel nuovo settore, è qui che manca Nintendo e la freschezza delle sue idee (specialmente, di quelle di qualche decennio fa): la capacità di rendere semplice e immediato anche qualcosa di estremamente complesso (come la VR, per l’appunto).

Nintendo ha anche un ulteriore vantaggio: sta realizzando del nuovo hardware. Quanto vorrei che NX comprendesse un visore per la Realtà Virtuale. Potrebbe costruire una console pensata appositamente per la VR, integrando il tutto con i sistemi di motion sensing che hanno reso un successo sorprendente il Wii.

Poi, se vogliamo, c’è anche il fattore esperienza, nel bene o nel male. Nintendo ci ha già (quasi) provato realizzando uno dei più grandi flop commerciali della sua storia con il Virtual Boy.

Quanto vorrei che l’eventuale visore virtuale di Nintendo si chiamasse Virtual Boy. Sarebbe (ironicamente) bellissimo. O anche Virtual Man, il ragazzino ormai è cresciuto.

Non succederà, perché i dirigenti di Nintendo vedono la VR come una esperienza anti-sociale, contraria alla politica aziendale del social-frendly, della famiglia Mulino Bianco che si ritrova tutta assieme a giocare ai videogiochi come vedere un film alla tv. E dire che per certi versi il gameplay asimmetrico di Wii U potrebbe ritrovarsi anche nella VR (vedere Keep Talking and Nobody Explodes). La Realtà Virtuale, sebbene sia esperienza per sua natura personale, può essere anche social, se lo si vuole.

Non succederà, perché la Nintendo di oggi non è la Nintendo di tot anni fa. Non è nemmeno la Nintendo degli albori del Wii se vogliamo, in grado di creare un marchio forte e vendere videogiochi anche a chi di videogiochi non sapeva nulla. Capace di far nascere un vero fenomeno e ribaltare il tavolo dell’industria videoludica. Non sarà stata una sensazione paragonabile ai primi salti in SM64, ma nel giocare la prima volta a Wii Sports si sentiva ancora quella magia di una volta.

Non succederà, perché Nintendo oggi preferisce vendere statuine e realizzare parchi tematici. E questo è il più grande peccato di tutti.