Contro i voti

Riflessioni di un redattore

Salve (e grazie) a tutti i quattro utenti che leggeranno questo intervento, con cui inauguro il mio blog personale su VGN. Trattandosi di un blog, il tema è libero, a occhio e croce: potrei parlarvi delle mie delusioni amorose, di quanto mi piacciano i primi due album de Il Teatro degli Orrori o di qualche film, come fa il buon M4rCuS. Magari prima o poi lo farò. Oggi, in realtà, vorrei affrontare una questione legata al mondo dei videogiochi (siamo pur sempre su VGN, d'altro canto), ma non solo: parlo del voto, della psicosi di massa per gli score aggregators, della caccia al numeretto in fondo alla pagina.Come sapete, qui su VGN facciamo largo uso dei numeri: ogni gioco testato ha ben cinque voti e persino i titoli “anteprimati” hanno il loro fattore aspettativa. In questi ultimi tre mesi ho steso una decina di recensioni, e mi sono reso conto che non ne posso più, di “dare i numeri”. Perché? Perché si tratta di una scelta arbitraria, che spesso svilisce pure quello che è il mio vero sforzo, cioè l'elaborato di migliaia di caratteri che costituisce il corpo del testo. Come faccio a stabilire se la grafica merita 7, 7.5 oppure 8? Devo valutare le textures, il polygon count, il frame rate oppure il character design, gli sfondi e le scelte cromatiche? La risposta è semplice, in un certo senso: devo tener conto di tutto. In quel numero c'è tutto, il che vale pure a dire che non c'è niente; però, intanto, sta là, viene letto e criticato e, cosa ancora più “grave”, messo a confronto con gli altri, assegnati da me o da un collega ad un altro gioco, dimenticandosi del fatto che esso costituisce solo un modo per sintetizzare e non per sostituire quanto è scritto nel testo.

The Last Story: secondo me "vale" 7.5. Secondo il resto d'Italia 8.5. Secondo il resto del mondo 8. Chi ha ragione? Ma soprattutto, ha senso parlare in questi termini?

Questa, in fin dei conti, è l'essenza degli score aggregators, che in questa generazione rivestono un ruolo importante. Essi, da un lato, sono anche utili, soprattutto perché raccolgono un gran numero di recensioni, permettendo all'utente di leggere dieci venti trenta pareri senza andarseli a cercare sito per sito, ma servendosi di comodi link; dall'altro lato, hanno portato alla mania di misurare tutto, fino ai centesimi, e, probabilmente, hanno contribuito ad alzare le valutazioni medie. Cosa si dice degli score aggregators? Che aiutano a superare la soggettività, dal momento che emerge un dato (la media) che sintetizza un numero più o meno ampio di pareri. È vero? Non ne sono sicurissimo: in un'epoca come questa, in cui c'è sempre qualcuno che riesce a recensire (a volte con modalità assolutamente misteriose direi, se fossi in buona fede) un titolo prima degli altri e a urlarlo ai quattro venti grazie ad internet, c'è il rischio che si crei una certa “sudditanza” da score aggregator, in cui i redattori conformano il loro parere a quello medio già espresso, per non dar adito a “scandali”. E poi, secondo me, è proprio questo che ha portato all'impennata dei voti: quando esce un gioco che viene ritenuto ottimo/migliore di altri usciti in passato, cosa si fa? Si gonfia il numero, di 0.1, di un +, di un mezzo punto, dipende dalle scale utilizzate. Bisogna dare l'idea di un costante progresso, e le medie si alzano di generazione in generazione. Anche a tacer di questo discorso, poi, non si può negare che essi “impigriscono” il lettore, che troverà sicuramente più semplice e rapido dare un'occhiata alle varie percentuali piuttosto che andare a leggere diversi pareri, magari pure in Inglese (quanto polverone sia alza con le scelte di Edge?).

Personalmente, ritengo che criticare e analizzare siano operazioni complesse e mai davvero oggettive. Ciò non significa che quando scrivo un pezzo procedo “a briglia sciolta” e in modo partigiano, ma che do il mio parere su alcuni aspetti dell'opera (toccarli tutti è impossibile), quelli che ritengo più importanti ai fini di una valutazione complessiva. Una valutazione che non vorrei fosse espressa numericamente: mi piace l'idea che quando qualcuno legge una mia recensione, pensi a quello che "racconto", cercando di figurarsi il gioco in concreto e quindi stabilendo se possa essere di suo gradimento o meno; quando scrivo mi chiedo sempre se ho toccato tutti gli aspetti necessari affinché il lettore possa esprimere il giudizio (ovviamente prognostico) di cui sopra. Spero di riuscirci; se così non fosse, c'è lo spazio per i commenti sotto, per chiarire punti oscuri o ottenere ulteriori informazioni. Sono sempre ben lieto di rispondere, anche alle critiche. Magari non al numeretto.