E non è dolce essere unici?

Riflessioni di un giocatore solitario

La generazione che sta volgendo al termine ha sdoganato anche su console il multiplayer online, che ormai pare una feature indispensabile per vendere un gioco, anche se esso in precedenza è sempre stato intrinsecamente single player: ce l'ha God of War, ce l'ha Tomb Raider, ce l'ha Uncharted... ce l'han quasi tutti. Io, sinceramente, sono rimasto un po' indietro.

Qualche anno fa, le esperienze multiplayer erano fondamentali nella mia vita videoludica. Ricordo le risse con mio fratello su Pro Evolution Soccer 3, i quasi cinque anni passati su Super Smash Bros. Melee (cui sono seguiti cinque anni di Brawl), accumulando quasi mille ore di gioco, le bestemmie a volume altissimo su Timesplitters e seguiti; per non parlare delle battaglie in Crash Team Racing, che tengono ancora banco periodicamente nelle serate revival. Cos'hanno in comune tutte queste esperienze? Che sono offline, cioè prevedono una console, un gioco, quattro controller, un divano e, ovviamente, tre buoni amici; opzionali, ma caldamente consigliati, beveraggi e spuntini. E la bamba, per i più abbienti (scherzo eh, che non si dica che VGN induce al consumo di droga!).

Il titolo del mio intervento nel blog è ispirato ad un classicone degli Afterhours. Un verso bellissimo. Non c'entra quasi nulla, ma mi fa piacere avere una loro foto nel mio blog.

Con il passare degli anni le attività fra amici sono cambiate – magari non si vive più nemmeno nella stessa città – e il tempo a disposizione è poco, quindi sono gradualmente diventato un giocatore solitario. Qualche anno fa, con l'ingresso in casa mia di una PlayStation 3 si aprirono le porte del multiplayer online gratuito, che salutai inizialmente con un certo entusiasmo. Poi mi sono reso conto che non mi “dava” nulla, che mi sembrava di giocare da solo, però con l'ansia del lag. Quando dico che mi sembrava di giocare da solo, non intendo che non notavo differenze fra avversari computerizzati e nemici umani, ma, in modo più “epidermico”, che la non presenza degli altri giocatori e il fatto di non conoscerli mi levava tutto il gusto del multiplayer. Ormai gioco pochissimo in rete, direi quasi esclusivamente per testare i titoli da recensire – e non è che me ne facciano provare tanti, di giochi con componente online corposa.

Per me, ora come ora, giocare è uno svago che pratico nei ritagli di tempo, quindi non ho mai la possibilità di diventare competitivo in un qualsiasi titolo; inoltre, mi capita sempre più spesso di preferire esperienze rilassanti e – perché no? – anche guidate e brevi (e infatti il mio rapporto con i JRPG si sta incrinando un po'), così da poter assaggiare varie opere nonostante le poche ore a disposizione.

E voi che tipo di giocatore siete? Lupi solitari o animali social(i)?