Il fattore longevità

Un bel gioco dura tanto?

Recentemente mi é capitato di rileggere il post in cui vi parlavo dei cinque giochi che ho preferito nel 2013. Fra questi, un titolo molto particolare era riuscito a ritagliarsi un posticino: sto parlando di Brothers: A Tale of Two Sons, una struggente fiaba dark consumata in un pomeriggio di Agosto. E così mi sono ricordato della mia riflessione sulla longevità, che volevo mettere per iscritto successivamente. Eccola qua.

La longevità é uno dei “sacri” parametri che compongono la tanto (da me) odiata pagella. In cosa consiste? Principalmente nel tempo di permanenza del gioco nella console, fra main e side quest, finali multipli, Trofei/Obiettivi, multiplayer e altro ancora. Il motivo per cui le diamo una notevole importanza non ha a che fare tanto con il divertimento in sé e per sé, quanto con l'esborso di denaro che é implicato dall'acquisto di un gioco. Nel caso di Brothers, non mi stupirei se più di qualcuno fosse stato scoraggiato dal prezzo: c'é gente che ci mette più tempo a racimolare i € 15 necessari per comprarlo che a completarlo. Ma quando il denaro non é così rilevante, la longevità (intesa in questo senso) é ancora un valore? Attualmente é facile giocare spendendo poco, a patto di non puntare al day one.

Tralasciando in questa sede i titoli multiplayer, per cui valgono logiche diverse, la mia lunga esperienza mi ha insegnato che quasi sempre la longevità é uno specchietto per le allodole, che si traduce in “quanto tempo devo PERDERE per sbloccare tutto?”. Che, poi, tutti questi unlockable migliorano davvero l'esperienza complessiva? Procediamo con ordine: la perdita di tempo. Questo discorso appare chiarissimo nell'ambito dei JRPG. Un gioco di ruolo giapponese classico dura fra le trenta e le quaranta ore, irraggiungibili per un FPS o un action. Ma cosa facciamo in queste ore? Molto tempo viene “sprecato” fra incontri casuali o con mob minori o magari grindando, senza contare i filler o i ritmi narrativi sonnacchiosi (soprattutto nelle prime ore), che affliggono davvero tantissimi esponenti del genere. E vi parlo da “cultore”, come potete constatare dagli articoli che sforno. Credo di non aver mai finito un JRPG rammaricandomi del fatto che fosse durato “solo” quaranta ore, mentre spesso mi sono chiesto “ma perché tutte queste manfrine?”.

Recentemente mi sono imbattuto in Drakengard 3, un JRPG per modo di dire. È un giochino che può rendersi interessante grazie alla trama, collegata in modo complesso con l'affascinante universo di Drakengard e Nier. Per goderne appieno bisogna raggiungere il quarto finale, completando il Branch D. Peccato che per sbloccare questa diramazione sia necessario collezionare tutte le armi, il che comporta anche completare (non so bene se tutte, ma comunque molte) missioni secondarie, decine di incarichi di due o tre tipi diversi, collocate negli stessi livelli della storia. Facile far levitare la “longevità” in questo modo.

Ecco una side quest di Drakengard 3: vista una, viste tutte.

Seconda questione: oggetti sbloccati. Cosa me ne faccio della trentesima mimetica di Snake, o del terzo personaggio giocabile che sblocco solo alla quarta giocata? Cosa diavolo me ne faccio dei Trofei e degli Obiettivi, che spesso presentano requisiti fuori dal mondo? È vero, tutti questi contenuti sono opzionali, quindi meglio che ci siano piuttosto che non ci siano, ma non sono cose del genere che fanno la longevità. È proprio questo il punto cui volevo arrivare: la longevità, in my honest opinion, se considerata separatamente dal gameplay, indica solo quanti orpelli hanno aggiunto gli sviluppatori. È per questo che Time and Eternity si becca l'insufficienza in longevità, nonostante possa durare trenta ore, ore che mi pento di aver sprecato. Avrei potuto guardare l'opera omnia di Pietrangeli in quel tempo; invece sono rimasto davanti allo schermo a spammare magie sgravissime e a completare subquest di evidente inutilità.

Esiste solo un modo sano per definire la longevità: essa é il tempo durante il quale un gioco diverte. Ora mi farei una terza run di God Hand, mentre non riprenderei in mano Drakengard 3, di cui guarderò l'ultima parte su Youtube. In questo senso, gli arcade sono i giochi più onesti: durano un pomeriggio, ma, se son validi, non saranno archiviati in così poco tempo. Oppure sì, ma almeno avranno offerto un'esperienza densa, meritevole di essere vissuta.

Il mio consiglio (siamo pur sempre nel mio blog) é questo: basta perdere tempo a cercare bandierine in Assassin's Creed, basta spulciare guide per fabbricare la Girasole in Final Fantasy XII, fregatevene dei fottuti piccioni di GTA IV. Sparatevi Limbo, Brothers, Super Time Force e Valiant Hearts, che, sommati fra loro, durano come la main quest del solito gioco Ubisoft. Oppure leggete un libro, guardate un film o una serie tv (ma droppatela quando ha rotto le palle! Se no il discorso diventa incoerente). Oppure andate a prendere uno spritz con gli amici.