Sepolti in casa: videogiochi

Quando non basta una vita a giocare ciò che si compra

A chi non è mai capitato di spalmarsi sul divano a fare zapping invece di studiare? Certo, nell'era degli smartphone e di FaceBook il telecomando è sempre meno popolare, ma ci sono pomeriggi in cui non si può fare a meno di perdere alcune ore alla vecchia maniera. A me è successo spesso nell'estate che si è appena conclusa, il che significa, quasi automaticamente, che sono finito su Real Time un certo numero di volte. Uno dei programmi più inquietanti, a mio modo di vedere, è Sepolti in casa, una serie che racconta le storie di soggetti malati di disposofobia, anche detta accumulo patologico o compulsivo.

E tutto questo con noi cosa c'entra? Quando mi è capitato di guardare una puntata di Sepolti in casa, mi è venuta in mente la mia mania di accumulare videogiochi. Ormai ne ho davvero tantissimi, direi fra i cinquecento e i mille (e più mille che cinquecento). Più tutto l'hardware connesso, con decine di console e periferiche ingombranti, come nell'epoca di Guitar Hero e Rock Band. Da quando i videogiochi sono diventati più economici – perché, per quanto la gente si lamenti sempre, le possibilità di comprare a poco si sono moltiplicate soprattutto nel corso dell'ultima generazione – sempre più appassionati arraffano tutto quello che è a portata delle loro tasche. Il dato più rilevante resta sempre che si tende a comprare più di ciò che si può giocare: vuoi perché al Gamestop c'è il 3x2, vuoi perché su The Hut/Zavvi c'è il 2x25, vuoi perché su Steam ci sono i saldi... alla fine in un mese si comprano quattro, cinque, dieci giochi e magari se ne finisce uno o due. La diffusione del digital delivery non ha poi cambiato il concetto: è pur vero che non ci si riempie la casa di custodie e dischi, ma tutte le altre considerazioni restano valide. Peraltro personalmente ho ancora qualche remora ad acquistare sugli store virtuali, a non avere un sostrato materiale che testimoni il mio esborso di denaro, ma questa è un'altra storia.

Personalmente, io compro solo quello che mi interessa, cioè quello che, nella mia mente (malata, ma in via di guarigione), penso che prima o poi potrei avere piacere a giocare. Molto spesso mi è capitato anche di avere una certa fretta nel comprare, per paura che un titolo divenisse raro in un momento successivo, evenienza tutt'altro che remota per gli appassionati di gaming giapponese. Il risultato è che ora metà della mia collezione è sealed e che, se sommassi le ore che mi servono per finire tutti i miei acquisti, probabilmente avrei da giocare da qui al giorno della mia sepoltura.

Questo è il motivo principale per cui credo che questa generazione sia la mia ultima: non posso continuare ad accumulare roba, ne va dei miei soldi, del mio tempo e del mio spazio vitale. Quest'anno ho acquistato un Nintendo 3DS, che, nelle mie intenzioni, dovrebbe essere l'unica console che mi porterà compagnia nei prossimi cinque o sei anni. Oltre a tutte quelle che ho già, ovviamente. Cercherò di acquistare un gioco solo dopo averne completati tre di quelli che ho già in casa. Chissà se (almeno) una generazione di pausa mi aiuterà a ridurre in modo significativo il mio backlog...

Dopo quindici anni di divertimento, sarà difficile dire di no a PlayStation 4...

E voi, cari lettori di VGNetwork, che giocatori siete? Accumulate compulsivamente pezzi di plastica oppure comprate un gioco per volta? Collezionate oppure rivendete tutto per preordinare la Limited Edition dell'Assassin's Creed di turno o la nuova PlayStation 4? Magari potremmo anche aprire una rubrica periodica sulle collezioni dei nostri utenti. Di solito sono iniziative apprezzate.