Il declino di Square Enix

Dalle stelle alle stalle il passo è stato anche troppo breve
Square Enix può dire d'aver letteralmente definito il mercato dei giochi di ruolo di stampo giapponese durante gli ultimi anni. Dall’azienda sono arrivati alcuni dei giochi più belli e coinvolgenti mai prodotti: Final Fantasy VI e Chrono Trigger su SNES, Final Fantasy VII, Xenogears, Chrono Cross su Playstation One, Final Fantasy XII, Valkyrie Profile, Dragon Quest VIII su Playstation 2.

Insomma titoli importanti e di un certo livello qualitativo, che sono riusciti a conquistare sia pubblico che critica vendendo talvolta un gran quantitativo di copie. Cosa è successo però in questa ultima generazione? I fasti del passato sembrano essere ormai un lontano ricordo: nel 2013 Square Enix non è più la regina incontrastata dei giochi di ruolo giapponesi, non solo da un punto di vista delle vendite, ma anche sotto l’aspetto qualitativo. 


L’inizio della rovina

Il passaggio all’attuale generazione di console sembra aver causato non pochi traumi all’azienda giapponese. L’aumento dei costi di sviluppo per realizzare giochi in alta definizione deve aver inciso pesantemente su tempi di sviluppo e livelli qualitativi dei prodotti. Su Playstation 3 ed Xbox 360 i titoli rilasciati da Square Enix sono numericamente inferiori rispetto al passato e, manco a dirlo, molto meno belli. Final Fantasy XIII e relativi seguiti sono giusto l’ombra di quello che è stata la serie fino ad alcuni anni fa: gameplay anonimo, mancanza di un impianto di esplorazione degno di questo nome, trama non molto entusiasmante, design non all’altezza. Insomma, tutto fuorché ciò a cui eravamo abituati.
Anche altre serie hanno subìto una sorte altrettanto triste: Star Ocean 4 ha messo ancora più in difficoltà una serie già poco brillante, Kingdom Hearts ha saltato direttamente la generazione e Dragon Quest è finito su portatili prima e trasformato in un MMORPG poi. 
Parlando di giochi di ruolo online come non citare il terribile fallimento del progetto Final Fantasy XIV? La prima versione del gioco era così discutibile che ha visto pochissime sottoscrizioni e partecipazione dei giocatori. Per non gettare alle ortiche tutto il lavoro svolto, Square Enix ha dovuto addirittura farne una seconda versione, A realm reborn, per riuscire a porre rimedio al disastro.

E le nuove ip? The Last Remnant non ha convinto praticamente nessuno vista la sua approssimativa realizzazione ed il gameplay confusionario, mentre progetti più meritevoli come Infinite Undiscovery o Nier non hanno ottenuto il benché minimo supporto dall’azienda finendo quindi per fallire miseramente dal punto di vista delle vendite. 
L’ultimo segno dell’inesorabile declino è arrivato con il caso Final Fantasy Versus XIII
Il gioco, in sviluppo praticamente dall’annuncio di PS3, ha subito continui rinvii fino a diventare, per questioni di praticità, Final Fantasy XV su Playstation 4 ed XBox One. Come è possibile che un action game più simile a Devil May Cry che ad un Final Fantasy diventi un titolo della serie principale? Ebbene si, la scelta fatta è stata questa: che sia il colpo di grazia definitivo al genere JRPG made in Square Enix?

Un raggio di luce

In questa generazione però Square Enix non può non aver fatto qualcosa di buono. Beh, in effetti l’acquisizione di Eidos nel 2009 è stata una mossa che ha permesso di salvaguardare il nome dell’azienda e questo grazie ad un’offerta di titoli davvero buona.
Dagli studi si sono avuti prodotti come Deus Ex: Human Revolution, che è riuscito a resuscitare la serie in una maniera più che egregia, Sleeping Dogs, un free roaming davvero originale ed interessante, Tomb Raider che grazie al reboot ha definito una nuova Lara Croft ed un nuovo modo di intendere gli action game esplorativi, ed infine Hitman che ha regalato al mercato un buon stealth in un periodo in cui la loro presenza è assai scarsa. Insomma una line up di tutto rispetto, arrivata però da studi acquistati e che comprende proprietà intellettuali non originarie di Square Enix. 

La diffusione dell’infezione

Come reagireste però se vi dicessi che nonostante i buoni titoli realizzati grazie agli studi Eidos, Square Enix è comunque riuscita a fallire nelle vendite? Ebbene si, stando ai report aziendali sembra che i titoli sopra citati non siano riusciti a vendere in giusta misura per poter realizzare un quantitativo adeguato di guadagni. La cosa ha davvero dell’incredibile ma a quanto pare campagne marketing sbagliate e poco dialogo con i team di sviluppo hanno fatto sì che la situazione degenerasse fino a tal punto. 
Che cosa ha fatto in risposta a tutto ciò Square Enix? Semplice, ha dato la colpa del suo fallimento al mercato console, definendolo ormai stantio, e ha indirizzato le sue politiche aziendali dove i profitti riescono ad essere più facili senza particolari sforzi dal punto di vista qualitativo: il mercato mobile. Ecco quindi che le serie più famose dell’azienda raggiungono anche i cellulari, con porting a costo quasi inesistente e venduti a prezzi spropositati (si parla, a volte, anche di 20€). Oltre a ciò, vengono realizzate versioni apposite di alcune ip di richiamo come il recente Deus Ex: The Fall, scatenando le ire di quei pochi fan che ancora sono rimasti fedeli. 
La domanda però vien da sé: chi è davvero interessato a titoli di questo tipo su dispositivi mobile? L’utente medio di tablet e smartphone non è di certo l’appassionato di giochi di ruolo che ci spende sopra ore ed ore. L’utente medio di tablet e smartphone vuole prodotti semplici, che non necessitino di troppo investimento di energie e che possano essere interrotti in ogni momento senza particolari svantaggi. 

Chi vivrà vedrà! 

Cosa ci riserverà il futuro è ancora un mistero: Square Enix è un’azienda totalmente allo sbando che non riesce a capire dove andare a parare. Ha provato vari approcci in questi anni e sta continuando a sperimentarne, ma nessuno sembra riuscire a dare i risultati sperati ovvero riportarla ai fasti di un tempo
Forse dovrebbe iniziare ad ascoltare maggiormente i fan di vecchia data, quei fan che ne hanno decretato il successo, anziché ignorarli e offrirgli prodotti che poco hanno a che vedere con ciò che vorrebbero.