Le insidie del digital delivery mobile

Sentimenti contrastanti a suon di smartphone

Vi dirò la verità: a me il digital delivery piace davvero tanto, soprattutto se applicato alle console portatili. Insomma vuoi mettere poter avere sotto mano, in un’unica schedina di memoria, decine e decine di giochi sempre a disposizione e senza dover quindi farsi carico della scomodità di portare con sé le varie cartucce? Magari ti dimentichi quel gioco che ti piace tanto e che era proprio adatto alla fila in posta, magari quando li stai tirando fuori dall’astuccio te ne cade uno e lo perdi, magari ti si rovinano i save e perdi tutti i tuoi progressi! Si, sono una persona ansiosa lo ammetto, ma sono rischi reali in fin dei conti. 

La mia prima esperienza con il digital delivery “portatile” l’ho avuta grazie ad un iPod Touch di terza generazione ormai molti anni fa: in un unico aggeggino erano contenuti tantissimi giochi per ogni occasione, dai racing arcade agli rpg, dagli strategici ai puzzle, e più giocavo con il dispositivo Apple e più pensavo: “Ma non sarebbe fighissimo se Nintendo e Sony facessero la stessa cosa?”. In data odierna, 21 ottobre 2015, abbiamo effettivamente tra le mani due console che accanto alle classiche cartucce offrono proprio questa soluzione d’acquisto del software, ed infatti i giochi digitali sulle mie Nintendo 3DS e PlayStation Vita sono tantissimi. Un sogno che si è avverato, un traguardo tecnologico non indifferente, una vittoria per l’umanità! Ok, ora sto esagerando, ma rimane comunque una gran figata a mio parere. 

Questa estate, grazie all’inaspettato annuncio di una nuova linea aggiornata di iPod Touch (siamo attualmente alla sesta generazione), il mondo iOS è tornato appetibile ai miei occhi tanto che sono entrato in possesso di un modello blu metallizzato da 32 GB. La prima cosa che ho fatto ottenuto il giocattolino è stata scaricare i miei titoli preferiti che avevo acquistato per la precedente versione del dispositivo scoprendo però mio malgrado che soltanto una parte di essi era compatibile al 100% con l’ultima versione rilasciata del sistema operativo. Gli scenari che mi si sono presentati sono stati molteplici e onestamente un po’ allarmanti: applicazioni con un aspect ratio dell’immagine sballato, assenza totale o parziale di suoni, risoluzione completamente sgranata ed addirittura touch screen incapace di rilevare le interazioni. Ma come, non potrò mai più giocare quella figata di Geometry Wars: Touch nonostante io lo abbia pagato? Ebbene sì, questa è la nuda e cruda verità: i sistemi operativi mobile, nonché gli stessi dispositivi che li ospitano, hanno un ciclo di vita ridicolmente basso, con updates considerevoli anche nel solo arco di un anno. Le due grandi aziende leader nel settore, Apple e Google, ad ogni nuova versione apportano modifiche non da poco proprio ad alcune componenti cardine dell’OS come per esempio le librerie utilizzate dagli stessi sviluppatori, rendendo quindi le vecchie app non più utilizzabili nelle nuove versioni. Ne consegue che gli aggiornamenti di compatibilità sono spesso e volentieri una pratica trascurata dai developer in quanto sarebbe uno spreco notevole di tempo e soprattutto denaro. 

Un panorama questo che negli smartphone è piuttosto comune ma che in ambito videoludico ci sembra quasi un’eresia. Vi immaginate se Uncharted 2 non fosse più utilizzabile con l’ultimo firmware di PlayStation 3? O se al Call of Duty dell’anno scorso non funzionasse più l’audio sulla nuova XBox One? Eh sì, un bel casino, anche perché è un trend che non colpisce solo le app vetuste ma anche quelle più nuove: un esempio lampante è BioShock per iOS, ritirato dallo store qualche settimana fa perché non più compatibile con iOS 9. Insomma, il digital delivery è bello, tanto tanto bello, ma a mio parere è necessaria una maggiore presa di coscienza da parte dei consumatori sul trattamento che le varie aziende ci riservano: solo perché le app le si pagano una manciata di euro non significa che dobbiamo accettare passivamente un simile andazzo. 

Tutto d’un tratto il digital delivery mi fa quasi paura: considerare una delle mie passioni più grandi come un qualcosa di usa e getta, che dopo appena un anno o due “scade”, non mi piace per niente. Sony, Microsoft e Nintendo: mi rivolgo proprio a voi tre! Vi prego, continuate a supportare le vostre macchine con cicli vitali non mobile-oriented: una vostra “conversione” potrebbe causare non pochi danni ad un’industria che, purtroppo o per fortuna, è ancora nel bel mezzo della sua evoluzione.