Supereroi e videogiochi: rapporto difficile?

Perché è così raro avere un buon videogioco sui supereroi?

Di videogiochi dedicati ai supereroi se ne sono visti parecchi in questi ultimi anni ma purtroppo non tutti si sono rivelati qualitativamente meritevoli. Tra le serie più riuscite c’è senza ombra di dubbio Batman Arkham dei Rocksteady, che con i suoi più che buoni quattro episodi ha dimostrato tutto il talento di questi developer. Se alle spalle di un progetto c’è qualcuno di capace allora il successo è molto più “semplice” che si verifichi, vediamo però di capire meglio quali sono gli ingredienti fondamentali per ottenerlo. 

Se osserviamo quanto è stato fatto con il Cavaliere Oscuro possiamo notare innanzitutto un universo narrativo appositamente realizzato per l’occasione e non quindi un mero tie-in di specifici film, serie animate o fumetti. Questo permette di plasmare eventi e personaggi così da meglio adattarli al media videoludico, un dettaglio non indifferente questo e che può fare la differenza tra la fetecchia ed il gioiello. Sotto il profilo del gameplay la struttura adottata fin da Arkham Asylum è quella di un action game con elementi stealth, mix perfetto per un personaggio come Batman che, lo ricordiamo, ha visto aggiungersi anche l’open world a partire dal secondo episodio. La presenza di gadget assortiti e sezioni platform ha fatto il resto tanto che il risultato ottenuto ha convinto praticamente tutti, dal pubblico alla critica, anche se qualche riserva c’è comunque stata. 

Secondo chi vi scrive però c’è di più: l’Uomo Pipistrello infatti, se ci pensate bene, è il personaggio perfetto per essere protagonista di un videogioco. Si tratta di un uomo che combatte la criminalità grazie ad un ferreo addestramento e a gadget all’ultimo grido, ma rimane pur sempre un uomo. Questo da spazio alle più disparate soluzioni di gameplay, così come si rende possibile elaborare fantasiosi e variegati modi di intrattenere e soprattutto sfidare il giocatore. Un esempio? In ogni episodio della serie Arkham si raggiunge sempre un punto in cui anche i comunissimi nemici diventano letali a causa delle armi da fuoco di cui sono dotati; o ancora il girovagare per la città è influenzato dai limiti a cui è soggetto Batman, seppur sia dotato di mantello-deltaplano e gadget vari. A questo punto si rende ben chiara una cosa: un personaggio invincibile o comunque potentissimo è pressoché impossibile da trasporre sul piccolo schermo delle nostre console. Che razza di gameplay avremmo se non fosse possibile subire alcun danno? Quale sarebbe la sfida? Ecco svelato il motivo per cui un personaggio di successo come Superman non è mai riuscito a trovare una sua collocazione nel mondo videoludico. D’altra parte orrori come Superman 64 sono la prova tangibile della teoria appena riportata. 

​La serie Barman Arkham possiamo vederla un po’ come una mosca bianca, un evento più unico che raro in un mare di tentativi andati a vuoto. Eppure si potrebbero fare vagonate e vagonate di soldi se si realizzassero adeguate trasposizioni di, chessò, Iron Man, Captain America, Lanterna Verde o Flash. Sembra però che in pochi abbiano il coraggio di accollarsi una responsabilità così pesante come quella di riprodurre digitalmente i tanto amati beniamini di milioni e milioni di appassionati. Un passo falso e la carriera del team di sviluppo di turno potrebbe essere rovinata per sempre: a Rocksteady è andata più che bene ma non tutti potrebbero avere il fantomatico guizzo di genio in grado di dar vita alle giuste meccaniche adatte a questo o quell’altro supereroe.