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25 anni fa: il "blocco" sovietico


  Scritto da: Nicolò "Cocò" Pellegatta | Data: 2009-06-06

Tetris festeggia oggi il quarto di secolo. Storia e cultura passano per tale videogioco

I venticinque anni del puzzle game russo li hanno ricordati un pò tutti. Era il 6 Giugno 1984, la Russia comunista conosceva l'apertura di Gorbachev, e Alexey Pajitnov aveva ormai ultimato un programma per testare l'ultimo ritrovato dell'Accademia delle Scienze di Mosca, Dorodnicyn Computing Centre. Tetris nasce per caso, come applicazione per testare le capacità di calcolo del computer sfornato dagli ingegneri sovietici. Nasce come rigido strumento matematico, una serie di blocchi, cadono dall'alto verso il basso, li ruoti, li giri, li rigiri e ne trovi una adeguata collocazione. Non c'è niente di complicato in Tetris, ogni oggetto ha una propria collocazione logica nello spazio. Ma sopratutto oggi, come allora non vi è niente di ludico in Tetris. Manca una logica di sfida contro terzi, manca un'ornamento grafico, manca una propensione al divertimento. Ma così stavano le cose in Russia: la mancanza diventa forza, il calcolo una risorsa interattiva. Pajitnov non era dissimile dagli altri matematici:vivono di calcoli, progressioni numeriche che cercano perfezione, ma basano il proprio successo sull'intuizione. E' proprio questo il fascino di Tetris: nasce in Russia e viene, "con divertimento", nell'Occidente borghese. E tutti ci giocano, grandi, piccini, su NES, su Game Boy, in sala giochi. La mediazione dell'imprenditore Henk Rogers, l'interessamento di Nintendo, l'interessamento di Gorbachev, per nulla intimorito da "quei giapponesi" (mai mettersi contro Yamauchi: il Segretario lo imparò a sue spese), il debutto su Gameboy, il debutto su NES, il debutto su Megadrive, il debutto su Playstation, il debutto su Dreamcast, il debutto su Nintendo DS, il debutto su iPhone,... Non c'è piattaforma videoludica al mondo che non vanti una propria versione di Tetris: è un ambasciatore del Videogioco, sopra le parti. E' un prezioso tassello della cultura ludica, "è l’immagine della conoscenza digitale. Della mente digitale." scriveva oggi Vittorio Zambardino su Repubblica.it
Un pò tutti hanno ricordato quindi i venticinque anni del puzzle game. Dai siti di videogiochi, ai forum di mezzo mondo, da Google (con tanto di logo ad hoc) alla stampa nazionale. Il Corriere della Sera titola un articolo "Tetris compie 25 anni. Ma non li dimostra", in cui ripercorre il passato e il futuro del videogame russo, da qualche mese presente anche sul telefono cellulare di Apple. "Per noi la sfida è continuare a crescere", ha detto Adam Sussman, vice presidente di Ea Mobile, divisione di Electronic Art all'agenzia Reuters. "La nostra speranza è che creando una versione per iPhone e vendendola sull'Appstore, la gente riesca a trovare Tetris e a comprarlo, facendo crescere il numero dei giocatori" Si parla di margini di crescita, di espandere il mercato, di allargare il fenomeno Tetris: dopo venticinque anni il puzzle game non ha smesso di conquistare l'uomo comune alla causa del videogioco, in virtù della sua valenza culturale e politica. Su Repubblica.it un lettore commenta la notizia: "Tetris è senza dubbio la cosa migliore che sia uscita dal comunismo." E questo fa senza dubbio discutere e pensare. Tetris è una costante da venticinque anni e il suo appeal travalica generazioni, ere videoludiche: non conosce il passare del tempo, non dimostra gli anni che ha. "I suoi blocchi sono segmenti mentali della nostra cultura. Tetris, come Lego, è uno specchio del presente che la cultura non riesce ancora a vedere - ma che la 'gente' vede benissimo." si legge ancora su Repubblica. La cultura videoludica è già presente allora, bisogna solo farla emergere e valorizzarla, non cercarla chissà dove, men che meno tra i capannoni di Hollywood.
 
Diversi siti e blog come Kotaku e Gametrailers hanno omaggiato Tetris con il tale video/documentario. Lo proponiamo anche noi, gente del piano Marshall.
 
 


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