Romero svela alcuni retroscena del gioco che ha segnato una generazione
E' il 1993. Diciotto mesi dopo l'uscita di Wolfenstein 3D il mondo non è ancora pronto per una nuova rivoluzione nel campo degli FPS, ma i ragazzotti di id Software se ne fregano altamente e gettano sul mercato la loro ultima creazione. Doom è un punto di svolta per il settore videoludico, un titolo fortemente voluto e supportato dai due “Jonh”, come amabilmente David Kushner chiama Jonh Carmack e Jonh Romero nel suo libro Masters of Doom (appassionante resoconto giornalistico strutturato come un romanzo sulla storia di Id Software e dei personaggi dietro essa, pubblicato in Italia da Multiplayer.it Edizioni nel 2005). “Carmack e Romero hanno personificato, per una generazione, il sogno americano.” scrive Kushner nel capitolo introduttivo “Dei veri e propri self-made man che hanno trasformato la loro passione in un grosso business, in una nuova forma d’arte ed in un fenomeno culturale. La loro storia li ha resi degli improbabili antieroi, stimati sia dai manager più potenti sia dagli hacker, e li ha fatti diventare i Lennon e McCartney del videogioco (anche se, probabilmente, preferivano essere paragonati ai Metallica). I Due John sono fuggiti dai loro problemi familiari ed hanno creato alcuni dei giochi più importanti della storia, fino a quando gli stessi giochi li hanno separati.” Doom per certi versi è la loro opera più controversa e, di conseguenza, quella più consona al loro carattere e alle loro ambizioni; sappiamo bene quanto fossero “speciali” gli sviluppatori in id Software, poco più che ventenni quando si ritrovarono a concepire Wolfenstein e Doom, appassionati com'erano di musica metal, fumetti, fantascienza e Dungeons and Dragons. Il filmato che trovate di seguito è una sorta di documentario, diffuso dallo stesso Romero attraverso il suo blog Rome.ro (la documentazione visiva è stata realizzata da Joe Siegler, ora in 3D Realms, e riversata poi su VHS), utile nel svelare i retroscena che accompagnarono lo sviluppo, la pubblicazione e le successive polemiche del titolo più rappresentativo di Id Software.