Fanservice fatto di nudo e splatter si traveste da dramma
Prendiamo oggi in esame un caso particolare miei cari lettori.
Tutto ebbe luogo circa… 3 anni fa, quando ancora ero nel fiore della mia perduta giovinezza. Era una giornata (di mer…) come tutte le altre quando un mio giovine contatto mi avvisa su msn parlandomi di un anime che aveva appena visto e che lo lasciò sconvolto.
Chiedo:“ullallà! Che è?”
Replica:
“ELFEN LIED”
Entrammo quindi nel pieno della conversazione in cui fui bombardato da uno strano misto di lodi e descrizioni quali “il tema centrale è la discriminazione, ma viene rappresentata in modo violento, toccante, che ti lascia col fiato sospeso bla bla bla bla bla…”
Fu così che attuai una lunga riflessione che durò la bellezza di cinque secondi, cioè il tempo di ricordare quali tasti premere, per dire:
“ok lo vedrò”
ahi, mai avessi pensato ciò…infatti arrivò poco dopo il fatidico giorno in cui decisi di vedere tutta la serie d’un fiato.
La tesi della diclonius crudele
Lo chiarisco fin da subito: Elfen lied è un insieme di splatter eccessivo, gore, nudo, doppisensi e tante banalità, tutto travestito da immenso dramma umano di tutti i protagonisti che lo compongono.
Tutto ciò si nota sin dall’inizio, quando la misteriosa figura femminile ignuda e coperta di una sola maschera ferrea, identificata come Lucy, si fa strada per i corridoi di un qualche laboratorio segreto facendo “esplodere” guardie armate passandoci accanto (vi ricordate Kenshiro? Sta tipa è peggio). Tale essere pare un soggetto da laboratorio denominato “Diclonius” appena fuggito, che dopo aver fatto piazza pulita di ogni anima gli venisse incontro, parandone i proiettili non si sa come, e risparmiandone misteriosamente il capo, trova l’uscita dal luogo come se qualcuno l’avesse fatta evadere intenzionalmente, ma il fato vuole che un cecchino armato di munizioni antiballistiche (mi pare le definì così) riesca a beccarla in testa… di striscio. Il mostro (perché dovrei chiamarla ragazza?) ora senza maschera cade da un burrone nel mare in burrasca, ferita gravemente.
Questo prologo ha certamente preso l’attenzione di tantissima gente che cercava qualcosa di spinto, diverso dal normale (ma conosco altrettanta che se n’è allontanata), e ciò che si trova avanti rimane sempre sullo stesso livello se non peggio.
La scena quindi si sposta, in una località vicino al mare dove il protagonista della storia, Kouta, si è appena trasferito dalla cugina per studiare all’università, Yuka.
Saranno proprio questi due a ritrovare sulla spiaggia lucy che, a causa del colpo alla testa, è diventata una sorta di ritardata, paurosa e impressionabile, capace di dire solo la parola “Nyu” . I due decidono quindi di chiamarla Nyu e subito la portano a casa loro prima di chiamare la polizia, ignari di tenere con loro un pericolo mortale. Ad un certo punto Nyu fugge, quando fuori dall’abitazione stanno in pattuglia agenti speciali tra cui Bandou, temibile sanguinario.
La premessa sembra promettere qualcosa di interessante, ma tutto ciò che ne consegue è un susseguirsi di banalità, di personaggi piatti, di motivazioni stupide del protagonista Kouta che spinto da un innaturale filantropismo da aiuto a tutti a cominciare da Lucy/Nyu (che mostrerà appunto due personalità: l'indifesa e dolce Nyu e la vendicativa, sanguinolenta Lucy), per poi passare ad una ragazzina fuggita di casa a causa di traumi che non vi anticipiamo, Mayu, nonché una seconda Diclonius, Nana, che non solo si becca le più atroci sperimentazioni in cambio di conforto, ma fronteggerà Lucy in un assurdo duello.
Tutte le varie vicende che comprendono la storia hanno del forzato, dannatamente innaturale, che fa leva tutto sul presunto trauma di turno dei personaggi principali, così come la faccenda dei Diclonius e tutta la roba che gli gira intorno per niente approfondita. Persino i flashback che raccontano il passato di Kouta e Lucy, che si ritrovano collegati, sanno di soporifero e ricadono su una insulsa quantità di gore piuttosto raccapricciante.
Il finale, inoltre, non conclude quasi nulla, lascia la storia dell’anime piena di interrogativi che già aveva molte differenze col manga originale (in quel periodo in corso).
E oltre l’assurda storia…
Ok dopo avervi deliziato con la superba e profonda trama di Elfen Lied (it’s deep, DEEP!) mi permetto di spendere qualche parola anche sul versante animato.
Il tratto che delinea i vari personaggi è tipicamente kawaii, tendente al moe nel caso di Nyu, che raccoglie pure una buona fanbase per il suo aspetto grazioso e innocente (praticamente il lato opposto della sua vera personalità Lucy, angelo della morte), ma rimane l’unico personaggio bello da vedere insieme, forse, a Yuka, mentre il resto del cast è piuttosto anonimo a cominciare da Kouta stesso.
In generale si evincono molte scene disegnate approssimativamente, persino quelle di fanservice a base di nudo oppure il gore. Non si salvano neppure le animazioni che spesse volte sono povere.
Certamente, Elfen Lied si fa notare di più per la colonna sonora, che ha al centro la sigla Lilium, canzone contenente versi della bibbia in latino (pronunciati alla giapponese chiaramente) con sottofondo piano e archi che creano un gran bell’effetto (le immagini della sigla riprendono i quadri di Klimit in cui sono aggiunti i protagonisti…), che fa anche da tema principale a tutto, mentre il resto della OST di rilievo ha poca roba a parte Shinkai, che personalmente preferisco alla stessa sigla (hu, sto rischiando grosso oggi!) per la malinconia quasi soffocante che riesce a trasmettere.
Fine della canzone dell’elfo
Venne quindi la sera (o era pomeriggio, humm…) quando terminai la visione. Credetemi, è stata una diamine di esperienza traumatica…
“Atroce” è la prima cosa che mi viene da pensare riguardo questa produzione, che mi sorprende su come faccia ad avere una fanbase così vasta. Certamente il passaparola riguardante la sua ferocia nelle scene ha aiutato a renderlo tra i primi dieci anime più popolari della rete, ed è anche il fattore che l’ha reso così apprezzato.
Sul serio, Elfen Lied non voglio dire che sia un “totale insulto alla decenza”, credo vi siano anime più orripilanti, ma sicuramente non lo catalogherei come “carino”, “bello”, ”buono” o peggio “ottimo” (sì c’è gente che lo considera un capolavoro se ci tenete a saperlo…) al massimo “interessante”, perché desta davvero l’interesse sapere cosa contiene di straordinario questa serie che in ben 13 episodi non solo presenta banalità, ma neppure conclude nulla. Se avete la possibilità leggetene il manga originale, sempre che riusciate a passare sui primi numeri che hanno un tratto leggermente inguardabile, ma sappiate che probabilmente non vi perdete nulla di eclatante lo stesso.
I capolavori della storia dell’animazione giapponese sono ben altri.
Certamente Elfen Lied è un anime che non consiglio subito a chiunque, a meno che non mi sia richiesto qualcosa di "particolare" oppure mi chiedono cos'ha di "sensazionale" quell'anime di cui parlano tanti... se si incuriosiscono peggio per loro.