Né primo, né secondo. Terzo.
Terzo pargolo di una mente geniale, figlio di un visionario, un uomo di cultura. Figlio anche di una società che con questa nascita trova la propria direzione, il proprio orgoglio ed il proprio obiettivo. Outrun, Yu Suzuki e Sega.
Parliamo di preistoria videoludica, di 1986, e di sale giochi. Parliamo del racing, pardon, driving-game che rivoluzionò l'intrattenimento arcade con classe e maestria. Ma parliamo anche dell'uomo, Yu Suzuki, che si ritrovò a plasmare a propria idea il concept di un gioco mitico, chiaccherato ed omaggiato. Per favore, non chiamatelo il Miyamoto sotto il marchio blu, perchè lui ne è indipendente, è indipendente da etichette, formalismi, frasi di commiato. Non ne vuole sapere. Omaggiatelo piuttosto in silenzio, con riverenza, perchè con lui, con Outrun, nacque il racing su quattro ruote.
Nasce perdincibacco lo stile Sega. Blue Sky, palm beach, drive at middayor sunset. Tutto in Outrun grida allo spasso, alla gioia di vivere. Lontano dai problemi e dalla sofferenza, cinquecento lire e ti godi un viaggio, un lungo viaggio. Decidi tu il percorso, non è importante questo, l'importante è avere buona compagnia. Vivi il viaggio, guida fino all'orizzonte, assapora il panorama e corri, corri fino a sentire il vento scompigliarti i capelli.
Outrun filosofeggia. Focalizzati sulla guida, non ti curar dell'obiettivo, ma assapora il viaggio, fatti sospingere dall'irrefrenabile curiosità, dal piacere della scoperta e dalla sprizzante esplorazione. Il racing Sega nasce proprio da questa idea: trasportare il giocatore dalla sala giochi in luoghi incontaminati, aperti, ove la strada asfaltata è un mero pretesto per rimirar il selvaggio e l'ignoto.
Ma non pensiate che Outrun faccia del moralismo. E' il divertimento ciò che conta, sembra rimarcare Yu Suzuki, e ditemi se non è entusiasmante guidare una Ferrari Testarossa ed avere come passeggero una bella ragazza dai capelli biondi come il grano.
Ed una riproduzione della Testarossa impreziosiva i cabinati più lussuosi di Outrun: il titolo Sega ivi recensito sfruttava la tecnologia Force Feedback in maniera inedita in ambito videoludico per restituire l'esatta sensazione di guida, “in maniera realistica” puntualizzerebbe qualcuno. E poco importa se pochi tra i fruitori di Outrun erano dotati di patente B. E invece no, nossignore, il geniale prodotto di Yu Suzuki instaura una logica arcade, scevra di eccessive bardature, che sviscera il significato stesso del termine per espandere con coerenza assoluta la propria filosofia ludica. Il pedale del freno è presente quasi per bellezza, dato che il titolo esige una velocità di guida che sfiori i 300 chilometri all'ora, pena un ritardo nel tagliare il traguardo, che inevitabilmente porta al Game Over. E inevitabilmente ad una seconda partita, un secondo tentativo. Un secondo viaggio, un secondo sogno...
Dopotutto il tempo passato in compagnia di Outrun non è mai sprecato, così come le monetine inserite una dopo l'altra nel cabinato. Ed il tempo intervallato tra l'uscita nell'86 e l'oggidì non ha minimamente intaccato la risolutezza del titolo, al quale ci si accosta volentieri di tanto in tanto, rifugio sicuro dalla attuale pletora di racing game che interpretano il concetto di “guida arcade” in modo alquanto fantasioso. Grazie ad una genuinità ed una bonarietà tutt'oggi insuperata l'opera di Yu Suzuki vive e prolifera nelle menti dei videogiocatori di vecchia data, che ricorderanno sicuramente l'ardito, ma composto, level design delle piste, sia strutturalmente che tecnicamente. L'impostazione di quest'ultimo sfrutta in modo consistente le migliorie tecnologiche bidimensionali approntate da Sega e date in mano a Yu Suzuki, che non ha dovuto far altro che lavorare attorno alla filosofia ludica che aveva in mente. Meraviglie finite poi in pasto ai giocatori.
E così tra saliscendi mozzafiato, curve a gomito, svolte repentine e manovre estemporanee la progettazione dei tracciati si rivela maestosa, ancora oggi in grado di impensierire/infastidire il guidatore più esperto. Ma sopratutto il videogiocatore più nostalgico.
Vi è dell'altro: i momenti emozionanti perduravano anche nel corso delle sezioni in rettilineo, utili tanto per spingere ulteriormente sull'acceleratore, quanto per rimirare il magnifico paesaggio allestito per l'occasione dai grafici Sega. Sebbene il titolo proponga in primis la teoria del “coast to coast” tanto cara alle genti americane, le ambientazioni variano da spiagge tropicali (Florida?) a complessi industriali (Detroit?), senza dimenticare paesaggi alpini (Colorado?) o metropoli dalla complessa urbanistica (Nuova Amsterdam peregrina, Novella York ortofrutticola?). Questo è sicuramente una prova del fervore e dell'eclettismo geografico di Yu Suzuki, che esprimerà quindici anni più tardi nel glorioso Shenmue...
Una simil varietà viene corroborata da un impianto grafico connotato da uno stile unico, costantemente alla ricerca di accostamenti cromatici iridescenti ed accesi, un sincretismo di colori che oltrepassa l'approccio fumettoso per definire lo stile Sega, poco portato per le vie di mezzo e testardo nel portar avanti le proprie convinzioni.
Outrun è di conseguenza null'altro che “gioia”.
Gioia nel guidare il giocatore entro un viaggio magnifico attraverso una leggendario modello di guida, in cui l'approccio solista non è visto come un
handicap rispetto agli altri titoli corsistici del periodo, ma come una occasione per espandere al meglio l'idea iniziale.
Codesto
driving game, perfettamente a suo agio nello
status di leggenda affibbiatogli, gode anche, e potremmo dire sopratutto, di una colonna sonora oltre ogni parametro. In questo aspetto si raggiunge una consistente perfezione: le musiche che accompagnano l'atto di guida si addicono in maniera grandiosa al contesto, risultano semplici, si adattano con personalità ai limiti imposti dall'
hardware e, ciliegina sulla torta, sono talmente orecchiabili da imprimersi indelebilmente nella memoria. I temi insiti nel prodotto sono quattro, tre fanno da sfondo al
gameplay, mentre un quarto accompagna la schermata di
Game Over.
Magical Sound Shower,
Passing Breeze e
Splash Wave accompagnano con il loro
sound le peregrinazioni automobilistiche con grande incisività: una volta che vi ritroverete a fischiettare la melodia in sottofondo nel corso della partita avrete sicuramente compreso l'intima essenza di
Outrun.
Bonus info
La nostra recensione di Outrun si basa sulla versione coin op, ma siamo convinti che in molti, oggi come oggi, siano impossibilitati nel fruire adeguatamente il suddetto titolo in compagnia del cabinato. Un problema che può essere sopperito acquistando una delle tante conversioni casalinghe; già, ma quale tra queste è la migliore? In queste sede vi diamo qualche dritta circa le migliori in commercio.Una delle prime a vedere la luce fu quella per Pc Engine, che nonostante la console fosse di gran lunga inferiore ai requisiti
hardware della versione
arcade, godette di una conversione accettabile, sufficientemente dettagliata dal punto di vista grafico ed abbastanza fluida per poter essere giocata senza eccessiva frustrazione. Sulla medesima scia si pone l'edizione Megadrive, che, quantunque ben lontana dall'
arcade perfect, è decisamente strepitosa per il
16 bit Sega. Il dettaglio dei fondali e degli elementi in pista e a bordo pista è sicuramente inferiore alla controparte da sala giochi, così come i marcati effetti di zoom del
coin op appaiono piuttosto imbarazzanti su Megadrive. Eppure una velocità mediamente elevata, un comparto sonoro molto simile a quello della versione
arcade e il raffronto con l'orrida versione Amiga di un paio di anni prima fecero vendere bene la conversione per Megadrive. Oggettivamente sul
16 bit non era possibile fare di più...
Bisognerà aspettare cinque anni (
1991-1996) per assistere alla migliore conversione di
Outrun su console casalinghe. Per il decimo anniversario
Sega confezionò una riedizione per Saturn e la inserì nel catalogo
Sega Ages: si raggiunse, finalmente, il tanto sospirato
arcade perfect. Giocare ad
Outrun su Saturn era come giocare con il cabinato e questo non poteva che soddisfare i numerosi fan dell'opera originale. Ma non è tutto visto che nell'edizione giapponese erano accluse anche dei convincenti
remix delle tracce audio di cui abbiamo già tessuto le lodi in fase di recensione.
Appagati dal lavoro svolto da
Sega sul suo
32 bit non potevamo chiedere davvero nulla di più alla casa del porcospino, a parte un valido sequel ovviamente! In
Shenmue II le vostre peregrinazioni per le strade di
Hong Kong potrebbero condurvi di fronte a un cabinato di
Outrun: inutile dire che almeno una partita è assolutamente doverosa, anche per un ragazzo indaffarato come
Ryo Hazuki.
Per coloro che, invece, avessero già sviscerato a dovere l'edizione coin op o Saturn, potrebbero trovare una qualche forma di interesse verso il
tredicesimo volume della collezione
Sega Ages 2500 per
Playstation 2. Aldilà dell'introduzione di nuove modalità, la vera variante nell'
Outrun su console
Sony risiede nella revisitazione totalmente poligonale. Non disperate, però, perchè oltre alle tre dimensioni, l'assetto restante del
coin op originale è rintracciabile sul
128 bit, anche a costo di risultare datato. La sensazione è dunque quella di un marcato
deja vu, che per alcune sessioni appagherà la curiosità di ogni fan del titolo.
A questo punto non resta che concretizzare la scelta in base alle proprie preferenze e alla propria disponibilità. Non abbiate timore, però, ad inserire nella sezione codici di
Outrun 2 la scritta inglese “
NINETEEN86”, ne vedrete, ne siamo certi, delle belle...