Anomalisa

Dal talento creativo di Kaufman uno dei film più umani dell’anno
Scritto da @ sgelibteril 25 febbraio 2016
Anomalisa Recensione

Dopo circa sei anni di lavoro, tra scrittura e direzione, Charlie Kaufman – già sceneggiatore, tra gli altri film, di Se mi lasci ti cancello e Essere John Malkovich – coadiuvato alla regia da Duke Johnson consegna al grande pubblico Anomalisa, un iper-realistico film d’animazione a passo uno che riesce ad accarezzare parte del dramma esistenziale dell’uomo contemporaneo con una delicatezza che ammalia. Prodotto in buona parte grazie al crowdfunding, è stato il primo film d’animazione ad aggiudicarsi il Gran premio della giuria alfestival di Venezia ed è ora lanciato verso la notte degli oscar. Riuscirà nell’impresa di sottrarre la statuetta al campione di incassi (nonché di pubblico e di critica) Inside out?


“It’s boring. Everything is boring.”

Anomalisa ci racconta la storia di Michael Stone, celebre scrittore ed oratore motivazionale, autore del best-seller “How May I Help You Help Them?” in viaggio verso Cincinnati, dove deve tenere un’importante conferenza. La pellicola ha inizio in aereo e da subito è messa in mostra la centralità del rapporto umano nell’economia del film: saranno una serie di rapporti incompleti, viziati, mancanti, disperati, insignificanti, deturpati ad accompagnarci per tutti i novanta minuti.

Il mondo che circonda Stone è malato di monotonia, di grigiore, di superficie. È fatto di sguardi, di occhi che a volte vedono, ma più spesso son ciechi all’altro. Le parole sembrano usate più per colmare la paura del silenzio, piuttosto che per dire veramente qualcosa e finiscono col formare una morsa asfissiante. È proprio nei dialoghi che si condensa il primo elemento di inquietante ordinarietà della vita: tutti i personaggi ad accezione del protagonista - a prescindere dal sesso - hanno la stessa identica voce (fornita in lingua originale dall’attore Tom Noonan e nella versione da Stefano Benassi).

Quasi tutta la trama è ambientata in un’unica, grandissima – e labirintica – location: il lussuoso hotel Fregoli dove Stone alloggia per la notte. Non poteva essere scelta un’ambientazione più adatta alle dinamiche del film, un luogo pulito, comodo, potenziale fonte di relax, ma asettico, sterile ed estremamente depersonalizzante.

La notte è lunga e Stone prova più volte a fuggire da se stesso e dalle catene della vita, ma né il ricorso ad un vecchio amore né numerosi Belvedere Martini al bar dell’hotel sembrano essere una lima abbastanza robusta per sperare di evadere dalla solipsistica prigione della sua mente tormentata. Solo un’anomalia può violentemente sovvertire il piattume della vita, arricchendola di nuovi ed imprevisti colori. Michael conosce Lisa, unico altro personaggio ad avere una voce diversa, femminile (per un totale, quindi, di soli tre doppiatori). Una voce che all’orecchio del protagonista, non più avvezzo alla diversità, appare miracolosa. Un’anomalia, appunto, un’Anomalisa. È l’incontro tra due solitudini, estremamente diverse l’una dall’altra, ma altrettanto affamate di Vita. Le parole non sono più una sterile tempesta inospitale, ma divengono un dolce ed irrinunciabile balsamo. Tra i due fiorisce quindi una delicatissima intesa che sfocia in una delle scene di sesso – e amore – più vere e garbate che abbia mai visto sul grande schermo (e vi ricordo che stiamo parlando di pupazzi). Tuttavia Anomalisa non è un film qualsiasi ed il suo epilogo non può certo essere una più o meno banale storia d’amore; ma non spetta a noi svelarvi oltre.


Se volete qualcosa di molto umano, cercate tra i pupazzi

Kaufman sceglie un film di animazione per sbatterci in faccia il malinconico malessere dell’esistenza umana. E lo fa con una raffinatezza di modi che è difficile trovare altrove, ma che è tipica del suo talento. Il vivissimo contrasto tra una trama così alienante e l’utilizzo di iper-realistici pupazzi spiazza, ma funziona benissimo: nonostante le fattezze dei personaggi siano simili a quelle dell’uomo, in essi è presente un qualcosa di terribilmente disumano che si concretizza nelle visibili giunture sul viso dei pupazzi; il loro volto sembra potersi staccare da un momento all’altro – ed in effetti un paio di volte rischia di succedere – forse a sottolineare l’intercambiabilità tra le varie persone, un’ulteriore riuscita metafora di un’umanità disumanizzata che arricchisce la pellicola di forti tinte kafkiane.

Il film, inoltre, lascia spazio ad un enorme, amletico dubbio, peraltro difficile da solvere. L’asfittica realtà che ci viene narrata è una distopica e metaforica descrizione del mondo o il tutto è solo frutto dell’instabile psiche di Stone? Molti sono gli indizi a favore di quest’ultima ipotesi, primo tra tutti il nome scelto per l’hotel che non può essere casuale: la sindrome di Fregoli è un delirio di errata identificazione caratterizzato dal falso convincimento che tutte le persone con cui si ha a che fare siano in realtà lo stesso individuo. A dire il vero, poco importa quale sia la risposta a questa domanda; attribuire una qualsivoglia etichetta all’incubo narrato non può in alcun modo sminuirlo o modificarne il messaggio, né tantomeno può privarci dei molti ed acuti momenti di bellezza ed umanità di questa pellicola.

Per trovare uno dei film più umani dell’anno, cercate tra i pupazzi.

SCHEDACINEMA
Cover Anomalisa

Anomalisa

  • Produttore: Starburns Industries
  • Distributore: Universal Pictures
  • Interpreti: Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan
  • Anno: 2016
  • Genere: Animazione, Drammatico
  • Regia: Charlie Kaufman, Duke Johnson
  • Durata: 90'
Scheda completa...
Anomalisa2016-02-25 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/anomalisa-52731/Dal talento creativo di Kaufman uno dei film più umani dell’anno1020525VGNetwork.it