Game Therapy

Qualcuno doveva pur sacrificarsi
Scritto da Mailil 24 ottobre 2015
Game Therapy Recensione

Sul Red Carpet della Festa del Cinema di Roma si sono alternati in questi giorni diversi personaggi di spicco: Joel Coen, Jude Law, Wes Anderson, Paolo Sorrentino e molti altri. Poi, tre giorni fa, hanno sfilato sul Red Carpet anche degli youtubers, FaviJ in testa, per presentare Game Therapy, film per gamer (a loro piace farsi chiamare così…) e per adolescenti che hanno sostituito alla TV l’homepage di YouTube. Il risultato più tangibile di questo evento è la condizione della balaustra che limita il tappeto rosso, che ora può vantare un’indicibile quantità di scritte a pennarello che esprimono l’amore per FaviJ. Facciamo un respiro profondo, profondissimo, e cerchiamo di capire perché di questo film l’unica cosa passabile sono i titoli di coda.


Purtroppo vi devo raccontare anche la trama

Francesco (FaviJ, al secolo Lorenzo Ostuni) è un giocatore al quale la madre ha appena rovinato (!!!) la vita rivelandosi omosessuale, lasciando il padre. Si rifugia nella sua passione per l’intrattenimento videoludico e trova tra i file di un gioco delle indicazioni per raggiungere una stanza segreta contenente un super computer che permette di entrare in un multiverso che altro non è che un videogioco contenente al suo interno tutti i giochi esistenti, o qualcosa del genere. Coinvolge in questa cosa il suo amico Giovanni (Federico Clapis), dal momento che necessita di una seconda persona: mentre uno dei due ragazzi è dentro al gioco l'altro, da fuori, “programma” gli elementi dei livelli, fornendogli equipaggiamenti e salvandolo in caso di morte. Giovanni però non intende rinchiudersi del tutto nei mondi virtuali, al contrario vorrebbe una vita vera, soprattutto nel momento in cui riesce a conoscere una ragazza (perché, si sa, chi gioca è un caso umano inabile nel relazionarsi con il gentil sesso). Questi gli elementi del film, che per la prima ora intervallerà le sortite all’interno del gioco con la lotta di Giovanni per essere “normale”. Poi gli scheletri escono dagli armadi e si spiega perché Francesco ci tiene tanto al suo multiverso: vuole fondersi con la macchina ed abbandonare la realtà perché non può tollerare di essere uno “sfigato”, come non può tollerare che la madre gli abbia fatto il torto di essere gay rovinandogli la vita. Cioè, su.


A cosa serve l’utopia? A sbigliettare, a fare i soldi! (cit.)

Facciamo un esperimento e giochiamo un po’ con l’immaginazione: ci sono tre persone in una stanza che hanno urgenza di pagare il mutuo. Queste persone si occupano di cinema, e gli serve un idea per vendere tanti biglietti, perché le ville non si mantengono da sole. Pensano tanto, fino a che non realizzano qual è il fenomeno del momento: gli youtubers! Le pop star degli anni ’10, con una fanbase sterminata. Decidono quindi di prendere qualche nome grosso della scena e fare un film su di loro; laddove una mente umana definibile senziente penserebbe ad un documentario sul loro successo, o a qualsiasi altra cosa nella quale non debbano recitare, loro hanno un’idea di migliore: facciamo un film di fantascienza sui videogiochi, ma non con gli attori, con gli youtubers! Geni, artisti!


Ma c'è di peggio

Il film prova a portare avanti delle tematiche che non può gestire né sa affrontare, e lo fa con la credibilità di Flavia Vento ogni volta che si propone per qualche posizione politica. L’alienazione dell’uomo rispetto ai mondi virtuali messi a disposizione dalla tecnologia è stata trattata in una quantità di pellicole davvero enorme, con riflessioni dagli esiti non sempre entusiasmanti. Contemporaneamente bisogna tenere in considerazione che è un problema realmente esistente quello di persone che, insoddisfatte della vita, si rifugiano nei videogiochi; ma parliamo di persone problematiche, che se fossero vissute nel 1800 probabilmente avrebbero fatto lo stesso uso del libro. Quando si parla di problemi reali e seri si deve usare delicatezza e intelligenza. Game Therapy non ha nessuna cura per l'argomento che vorrebbe trattare, e questo è terribile. È squallido che usi un problema sociale realmente esistente come tema principale per poi maneggiarlo con tanta superficialità, descrivendolo con dialoghi scritti così male e dando come soluzione quello che altro non è che il classico “trovati una donna e un lavoro”, esemplificato, a scanso di equivoci, nelle battute finali del film dove Giovanni torna ad essere “normale” rientrando nei cliché del bravo ragazzo medio borghese che va all’università e ha una ragazza. È squallido e soprattutto irrispettoso dare una risposta di questo tipo a chi ha problemi, perchè suona come un “basta con queste idiozie”. Ed è ridicolo che si faccia di tutta l’erba un fascio, facendo apparire chiunque fruisca di prodotti di questo tipo come soggetti inadatti al vivere in società. Se vogliamo poi chiudere il cerchio, pensiamo al fatto che il target del film è esattamente quello del ragazzo e della ragazza, in età adolescenziale, a cui piace giocare, e che essendo nati con lo smartphone in mano utilizzano le tecnologie del web 2.0 per comunicare. Non è chiaro se l’intento è quello di inviare un messaggio reazionario con finalità pedagogiche all'adolescente medio, anche se sembra l’unica spiegazione utile.


Mai una gioia

Ci aspettavamo tanto fanservice fatto male in questo film, e siamo stati accontentati. I riferimenti videoludici ovviamente guardano a quelli che sono i videogiochi più mainstream della scena, potendo annoverare Assassin’s Creed, Call of Duty, GTA e Uncharted. I costumi, quelli di Assassin’s Creed in testa, sono di un ridicolo che porta alle proverbiali risate per non piangere. Altair con i pantaloni della tuta con le zip. Non si può neanche tacere la realizzazione del cinturone dorato dei nostri eroi nei panni di Nathan Drake. Avete presente i costumi da cowboy per bambini che vendono già completi di pistola, cintura e vestito? Ecco, quello. L’unico riferimento al gioco che fu è l’inquadratura iniziale, in cui vediamo un Super Nintendo e tre modelli di Game Boy, andando a confermare quello che tutti potevamo immaginare sul target estremamente giovane del film.​​

SCHEDACINEMA
Cover Game Therapy

Game Therapy

  • Produttore: Indiana Production
  • Distributore: Lucky Red
  • Interpreti: Lorenzo Ostuni, Federico Clapis, Elisa Piazza
  • Anno: 2015
  • Genere: Azione
  • Regia: Ryan Travis
  • Durata: 97'
Scheda completa...
Game Therapy2015-10-24 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/game-therapy-50926/Qualcuno doveva pur sacrificarsi1020525VGNetwork.it