Il caso Spotlight

L’eleganza della verità
Scritto da Mailil 17 febbraio 2016
Il caso Spotlight Recensione

Nel 2001, il nuovo editor del The Boston Globe, Marty Baron (Liev Schreiber) incarica la squadra investigativa del giornale, Spotlight, sotto la responsabilità di Ben Bradlee Jr (John Slattery), di indagare a fondo su una serie di denunce di abusi sessuali su minori a carico di sacerdoti cattolici nella città di Boston che il cardinale dell’arcidiocesi, Bernard Francis Law, avrebbe insabbiato senza prendere alcun provvedimento. Il team, guidato da Walter “Robby” Robinson (Michael Keaton), insieme a Mike Rezendes (Mark Ruffalo), Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Mark Carroll (Brian D’Arcy James) con l’aiuto del legale delle vittime, Mitch Garabedian (il mai troppo lodato Stanley Tucci) si ritrova a seguire le tracce di un dramma umano che, col proseguire dell’inchiesta, assume proporzioni sempre più ingombranti e rivela una nauseante realtà che era stata per lunghi anni sotto gli occhi di tutti (e sulla pelle di molti) e ciononostante colpevolmente ignorata. L’inchiesta valse al team investigativo e al quotidiano il Premio Pulitzer 2003 di servizio pubblico.Il film, diretto da Tom McCarthy, è stato presentato fuori concorso alla 72esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e si è guadagnato ben sei nomination all’Oscar, tra cui Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Attore e Attrice Non Protagonista per Ruffalo e la McAdams e Miglior Montaggio. 


Il giusto mezzo

Il film si contraddistingue per una misurata e sapientemente dosata drammaticità. Farne un uso eccessivo, anche per una storia dotata di un simile potenziale di trascinamento emotivo, avrebbe distolto lo spettatore dalla realtà – spietata – e dall’incalzante progredire dell’inchiesta giornalistica, mentre l’intento del regista è levare qualsiasi aura di eroismo romantico ai suoi personaggi: i protagonisti della vicenda sono innanzitutto professionisti – così come i loro antagonisti e le loro azioni sono guidate principalmente, anche se non esclusivamente, da ambizioni ed intenti prettamente professionali. A tratti, e con l’avanzamento delle indagini, emerge, com’è umano che sia, il coinvolgimento passionale dei giornalisti, soprattutto nel personaggio workaholic di Ruffalo (reso perfettamente in un’interpretazione nervosa, iperattiva e verosimile, senza rischi di platealità e sentimentalismo), ma l’atmosfera di lucida razionalità che domina la pellicola non ne risente.Ne consegue una rivelazione a metà: conosciamo gli eventi che conducono il team Spotlight all’investigazione e le conseguenze sulle loro vite, ma rimane una curiosità di fondo sul non-detto, sul passato e sulle esistenze dei giornalisti; l’effetto è amplificato anche dal frequente ricorso a tecnicismi e metafore del lessico giornalistico ed editoriale, nonché da un linguaggio ermetico, stringato e confidenziale, che fa spesso riferimento ad eventi precedenti la vicenda narrata che non verranno mai spiegati (o lo saranno solo parzialmente).La formula, a metà tra il documentario e la biografia, appare cucita su misura per il racconto, con un taglio sartoriale che ha molto dell’editoriale in prima pagina: asciutto, pulito e incisivo.


L'importanza di chiamarsi supporting actor

Hollywood, si sa, ha uno scoperto debole per il genere biografico, genere che sta vivendo una seconda età dell’oro negli ultimissimi anni, in pellicole che uniscono enormi talenti individuali a storie di grandi uomini e donne spesso geniali e tormentati quanto schivi – basti pensare ai recenti The Imitation Game, The Theory of Everything, The Danish Girl e Jobs. In queste imponenti monografie di solito il peso dell’opera grava sulle spalle del leading man o della leading lady, occasionalmente in parte supportato da un ottimo – se non eccellente – comprimario, che regge con la propria performance il carisma dell’intero film – alle volte finendo col sopperire a carenze o superficialità nella sceneggiatura. È in casi come questi, invece, che possiamo parlare di un notevole lavoro di squadra, quando tutto il cast contribuisce in egual misura, a dispetto del ruolo ricoperto da ciascun attore, alla narrazione (un pregevole precedente è costituito dal film del 2012 Tinker Tailor Soldier Spy, in Italia deplorevolmente tradotto come La Talpa, tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carrè). Senza voler stabilire un primato tra l’uno o l’altro stile, che hanno entrambi la loro ragion d’essere e di prelazione a seconda della vicenda che si vuole trasporre e la prospettiva della regia su di essa, occasioni come questa danno senz’altro modo di apprezzare una compatta e talentuosa collaborazione quando a prevalere è l’intreccio sulla fabula. 

SCHEDACINEMA
Cover Il caso Spotlight

Il caso Spotlight

  • Produttore: Anonymous Content
  • Distributore: BiM Distribuzione
  • Interpreti: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams
  • Anno: 2016
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Tom McCarthy
  • Durata: 128'
Scheda completa...
Il caso Spotlight2016-02-17 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/il-caso-spotlight-52616/L’eleganza della verità1020525VGNetwork.it