La notte del giudizio - Election year

Lo Sfogo per la Nazione
Scritto da il 20 luglio 2016
La notte del giudizio - Election year Recensione

Provo un certo rammarico a pensare a The Purge: Election Year, in terra nostrana denominato La Notte del Giudizio, terzo ed ultimo capitolo della trilogia di James DeMonaco ambientata in un universo tanto distopico quanto, come sempre, vicino alla nostra realtà.

L’idea di base, ovvero dodici ore di crimine legalizzato, perfettamente italianizzato come Sfogo, come unica azione volta a mantenere il Paese in condizioni eccellenti, con tutte le cospirazioni del caso e la ribellione nascosta a seguire, ha realmente colpito la mia immaginazione, aiutata anche dal gran lavoro del regista nello sviluppare scenari macabri e inquietanti dove la fantasia umana non sembra trovare limiti, nascosta da litri di sangue. E dopo un primo capitolo nettamente horror e un secondo che sfrutta il road movie per un’azione più ampia, Election Year preferisce nuovamente la seconda opzione, pur portandosi dietro difetti già espliciti in precedenza ma continuando giustamente a macinare soldi nonostante un budget poco stellare.


Lo Sfogo per le Persone

Siamo nel 2040, anno cruciale per i nuovi Stati Uniti d’America: le elezioni presidenziali sono all’orizzonte e i Nuovi Padri Fondatori sono in difficoltà dopo l’inizio di una ribellione anti-Sfogo che ostacola i piani del governo, ma soprattutto a causa della senatrice Charlie Roan (Elizabeth Mitchell), candidata alla presidenza e superfavorita, fortemente contraria allo Sfogo che, 19 anni prima, ha permesso a un pazzo di sterminare la sua famiglia. Per contrastare la sua avanzata, l’establishment decide dunque di eliminare la storica regola che dona immunità ai governanti di livello 10, con l’obiettivo di uccidere la senatrice e far vincere il candidato fantoccio, il pastore Edwige Owens (Kyle Secor). La senatrice deciderà di restare in casa, come prova per gli elettori del suo coraggio, ma le cose andranno male a causa di una talpa: parte così un road movie con protagonista la senatrice, protetta dal capo della sicurezza Leo Barnes (Frank Grillo), nella speranza di sopravvivere all’ennesimo Sfogo annuale.

Ovviamente l’uscita del film in piena campagna elettorale americana è tutt’altro che casuale: DeMonaco fa poco e niente per nascondere le sue simpatie politiche dipingendo in modo lampante le differenze sostanziali tra i Nuovi Padri Fondatori, disposti ad assoldare un gruppo di mercenari denominato White Power, il cui leader è sapientemente decorato da tatuaggi nazisti, per catturare e uccidere un avversario politico scomodo, e la senatrice Roan che parla con i cittadini e non asseconda nemmeno per un attimo la vendetta in favore di una vittoria alla pari, come accadrà nelle fasi finali del film. Il tutto ambientando la storia a Washington D.C., centro politico dell’America. La città fa da macabro sfondo alla violenza a sfondo purificatore e gratuito che, nonostante sia ormai una consuetudine nel mondo apocalittico del regista, non smette di trasmettere ansia e sgomento nello spettatore anche attraverso scene che, seppur brevi, riescono a trasmettere tanto. Un esempio che balza agli occhi è il servizio televisivo all’aeroporto, durante il quale assistiamo allo sbarco di decine di turisti arrivati da tutto il mondo per partecipare allo Sfogo, arrivando a descrivere il fenomeno come una nuova opportunità di sviluppo del turismo negli Stati Uniti.

L’intero film cerca sempre di elevarsi, senza rimanere bloccato nel suo formato da intrattenimento, mostrando poche virtù e i fin troppi vizi che caratterizzano l’immagine dell’America agli occhi del mondo, prendendosela con politici, Chiesa, sfruttamento delle minoranze, chiudendo poi il cerchio con una canzone del compianto David Bowie che, solo dal titolo, fa emergere tutto quello che DeMonaco ha provato a comunicare per tutta l’ora e mezza di pellicola: I’m afraid of Americans.


Lo Sfogo per la gloria

Al netto di una sinossi convincente, però, il film mostra comunque diversi difetti,a partire dal cast: eccezion fatta per qualche personaggio, le performance sono spesso troppo cariche, senza toccare picchi da Boris ma risultando comunque poco credibili nel caso in cui si voglia creare un po’ di pathos, mostrando inoltre un evidente calo della qualità della recitazione da una pellicola all’altra. Il problema però non dovrebbe affliggere più di tanto l’edizione italiana, nel caso in cui si facciano scelte azzeccate in fase di doppiaggio ma è evidente che la costruzione di ambienti e situazioni suggestive per il film ha comportato comunque tagli ai compensi, specie se si pensa che il primo film aveva attori del calibro di Ethan Hawke e Lena Headey. Restano poi altri problemi che la serie si porta dietro da tempo, come dei colpi di scena fin troppo telefonati e che lasciano davvero poco all’immaginazione, riuscendo difficilmente a stupire anche a causa dell’adesione quasi completa agli stilemi del road movie classico e alle dinamiche degli action storici del cinema. Ciò poteva passare come un omaggio nel secondo episodio ma probabilmente ha avuto un’influenza più forte di quanto fosse necessario, portando alcuni momenti ad essere più tranquilli del dovuto e con meno scene d’impatto di quanto mi aspettassi.

Tutto ciò però non mi impedisce di esprimere un giudizio comunque favorevole su Election Year, soprattutto alla luce della chiusura di una trilogia che avrebbe potuto fare molto di più se supportata economicamente ma che si rivela comunque un prodotto da intrattenimento più che valido, cogliendo comunque l’occasione di farci riflettere o almeno, in quanto Paese molto lontano dagli Stati Uniti, ipotizzare cosa potrebbe accadere in un contesto simile e comunicare quel pizzico di ansia che film del genere dovrebbero sempre lasciare al pubblico una volta uscito dalla sala. Se dunque cercate un film adatto a passare un’ora e mezza in un universo distopico ma nemmeno troppo, Election Year sarà indubbiamente una buona fonte di sostentamento, soprattutto se avete già visto i film precedenti: in tal caso, anche spararseli uno dopo l’altro è una buona idea, basta che vi ripariate per bene in casa con l’augurio di una notte tranquilla.

SCHEDACINEMA
Cover La notte del giudizio - Election year

La notte del giudizio - Election year

  • Produttore: Platinum Dunes
  • Distributore: Universal Studios
  • Interpreti: Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Mykelti Williamson
  • Anno: 2016
  • Genere: Thriller
  • Regia: James DeMonaco
  • Durata: 105'
Scheda completa...
La notte del giudizio - Election year2016-07-20 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/la-notte-del-giudizio-election-year-53969/Lo Sfogo per la Nazione1020525VGNetwork.it