Lo chiamavano Jeeg Robot

Risate e ovazioni alla Festa del Cinema di Roma per il primo film italiano in concorso
Scritto da @ sgelibteril 28 ottobre 2015
Lo chiamavano Jeeg Robot Recensione

È possibile produrre, girare e ambientare in Italia un film che abbia come protagonista un supereroe nostrano? A questa insolita domanda hanno provato a rispondere – dopo il recente tentativo di Gabriele Salvatores con Il ragazzo invisibile – anche Nicola Guaglianone (sceneggiatura) e Gabriele Mainetti (regia), che già si erano distinti in passato per Basette, brillante cortometraggio che provava a calare Lupin III nella periferia romana.

E la risposta, stavolta, è stata sorprendente.


“-E te chi sei? Hiroshi Shiba”

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un ombroso e taciturno ladruncolo di Tor Bella Monaca, periferia romana che mai come in questo film sembra abbandonata da Dio e dallo Stato. Vive di piccoli espedienti, di vasetti di yogurt e di DVD porno. La sua vita assume una svolta improvvisa quando, scappando dalla polizia, si rifugia nelle lorde acque teverine, finendo all’interno di un bidone colmo di materiale radioattivo. Da qui – come nel più classico superhero movie - ne derivano una forza ed una resistenza sovraumane, che trasformano la tetra ordinarietà del protagonista in qualcosa di straordinario. I nuovi poteri sembrano una benedizione per la carriera criminale di Enzo: rapine ai bancomat (epica la scena in cui ne sradica uno dal muro con la sola forza delle braccia), assalti a portavalori. Sarà l’incontro con Alessia (Ilenia Pastorelli) a cambiare ogni cosa. Ragazza problematica, svampita, probabilmente vittima di abusi, ha perso contatto con la realtà dopo la morte della madre, rifugiandosi nell’ossessione della serie animata giapponese Jeeg Robot d’acciaio. Sarà proprio questa fissazione a convincerla che Enzo non è altro che Hiroshi Shiba, protagonista della serie, in grado di trasformarsi in Jeeg Robot e destinato a salvare il mondo.

Inizia quindi un percorso di redenzione, che porterà Enzo ad identificarsi – almeno metaforicamente – col supereroe giapponese e a confrontarsi con la sua nemesi, lo Zingaro (Luca Marinelli), surreale quanto coatto Joker nostrano, che alterna una gratuita brutalità alla passione per Anna Oxa e Loredana Bertè.


Un superhero movie molto romano

Lo chiamavano Jeeg Robot è un lavoro coraggioso e ben fatto, che riesce a rastrellare elementi dei film di genere d’oltreoceano, senza mai ridursi a piatta copia dell’originale, riuscendo anzi a calarli brillantemente nella realtà della periferia capitolina. È un film che reclama con insistenza una sua propria identità, molto italiana, molto romana, pur rimanendo coerente con l’impianto narrativo del superhero movie americano: c’è l’acquisizione dei poteri, c’è il percorso morale che porta a scegliere di usarli per il bene comune, c’è l’amore, c’è il supercattivo, c’è lo scontro finale.

Tra i palazzoni di Tor Bella Monaca ed il forte dialetto, tra il derby della capitale ed il degrado, lo spettatore realizza che quello che ha davanti è qualcosa di totalmente nuovo, frizzante, di un’ironia che risulta piacevole dal primo minuto fino ai titoli di coda, soprattutto perché spontanea. Un’ironia a tratti impietosa, che ha travolto tutti in sala, senza mai sfociare in una comicità fine a stessa, ma rimanendo sempre al servizio della storia, che in parte risulta persino drammatica. L’ottima riuscita di questo lavoro è da ricercarsi – oltre che nel plot convincente – in una sapiente regia, ma anche e soprattutto in interpretazioni praticamente impeccabili. Santamaria è un Enzo perfetto, sia nel fisico (l’attore per rendere credibile il personaggio è ingrassato di una ventina di chili) che negli anfratti ombrosi della psiche. Marinelli non solo conferma il suo talento (si veda il recente Non essere cattivo), ma rivela una esplosiva vena ironica che si condensa nella scena in cui canta Un’emozione da poco di Anna Oxa, destinata a rimanere scolpita nella memoria. La Pastorelli, seppure meno all’altezza degli altri due attori principali, ha il pregio indiscusso di essere adeguatissima alla parte di una Alessia svampita e distante dalla realtà; è a lei che si deve la maggior parte delle numerose risate che il film sa strappare.


Irripetibile

Dopo i meritati applausi al cast, al regista e al produttore, abbiamo lasciato la sala con la consapevolezza di aver visto un film assolutamente originale, probabilmente finora la più vivida e piacevole sorpresa di questa decima Festa del Cinema di Roma. Un esperimento unico nel suo genere e per questo se da una parte riuscitissimo, dall’altra – volendo usare le parole dello stesso Santamaria – probabilmente irripetibile.

Forse un film che avrebbe meritato più coraggio da parte degli organizzatori, sicuramente un film che – rappresentando un ottimo e innovativo lavoro italiano – avrebbe tranquillamente potuto aprire la festa al posto di Truth

Un solo rammarico: bisognerà aspettare fino a marzo per vederlo distribuito nelle sale. Fidatevi, è un’attesa che sarà ripagata.

SCHEDACINEMA
Cover Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot

  • Produttore: Rai Cinema
  • Distributore: Lucky Red
  • Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli
  • Anno: 2016
  • Genere: Fantastico
  • Regia: Gabriele Mainetti
  • Durata: 112'
Scheda completa...
Lo chiamavano Jeeg Robot2015-10-28 17:52:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/lo-chiamavano-jeeg-robot-50893/Risate e ovazioni alla Festa del Cinema di Roma per il primo film italiano in concorso1020525VGNetwork.it