Lui è tornato

Al cinema per soli tre giorni, grazie a Nexo Digital
Scritto da Mailil 26 aprile 2016
Lui è tornato Recensione

Nel 2012 esce in Germania Lui è tornato di Timur Vermes, romanzo satirico che racconta di un redivivo Hitler alle prese con la Berlino degli anni 2000. Dopo il grande successo del libro, David Wnendt ne ha realizzato l’adattamento cinematografico di cui ci apprestiamo a parlarvi, facendo però un passo ulteriore rispetto all’opera originale e rendendolo de facto un mockumentary, dando un senso in più all’idea di Vermes. Perché se è interessante leggere cosa succederebbe in caso di un ritorno di Hitler nei nostri anni ’10, è ancora più interessante metterlo in atto.


Dall’uovo si fa presto ad arrivare alla guerra atomica!

La storia vuole che Hitler si suicidò nel ’45 mentre l’Armata Rossa avanzava su Berlino. In Lui è tornato il suicidio non è andato però a buon fine, e il Fuhrer (Oliver Masucci) si risveglia confuso in un parco, ai giorni nostri, convinto di trovarsi ancora durante la Seconda Guerra Mondiale. Spaesato in una città che non capisce, piena di stranieri e turisti che impugnano oggetti a lui alieni, come smartphone o fotocamere digitali, riesce a stringere rapporti con un edicolante che gli permette di dormire nel suo chiosco e di realizzare in che epoca vive grazie ai giornali. Il punto di svolta nella nuova vita di Hitler sarà l’incontro con Fabian (Fabian Busch) un giornalista freelance alla ricerca di uno scoop per dare un senso alla sua carriera. Inizierà così un viaggio in lungo e in largo per le città tedesche allo scopo di far conoscere quello che le persone credono solo un fenomenale imitatore, data l’ovvia impossibilità che sia davvero chi dice di essere.

Qui il film prende le distanze dal libro, o meglio, fa diventare reale quello che il libro ipotizzava, diventando un mockumentary: se nell’opera di Vermes Hitler veniva preso dalle masse come un attore che nel propugnare idee naziste fa satira antinazista, nella realtà molte persone si trovano d’accordo con le idee che espone, mostrando una faccia dell’uomo comune tedesco piuttosto inquietante. C’è ovviamente anche chi trova inaccettabile che si possa girare per le città in uniforme nazista, ma questa dovrebbe essere la normalità. Al contrario la disaffezione per i politici e il razzismo vengono fuori prepotenti da altri incontri di Masucci con l’uomo comune, e sembrano lasciare spazio ad una nuova viabilità dell’ideale nazional socialista.

Ovviamente il successo di pubblico del nuovo Hitler lo rende una stella pop, tra video su Youtube ed inviti a trasmissioni varie, fino alla pubblicazione di un libro, Lui è tornato appunto, e le riprese di un film tratto dal libro, ovvero il film che stiamo recensendo. Tra una gag e l’altra si arriva ai titoli di coda, divertiti, fino a che non arrivano delle immagini di repertorio che ci fanno capire che in realtà non c’è davvero un cazzo da ridere.


...mi devo sempre innervosire

Anno 2016, la disaffezione della classe politica è ai massimi livelli dalla seconda guerra mondiale, l’immigrazione è il problema centrale degli ultimi anni, a braccetto con il terrorismo. La conseguenza è il proliferare di (dis)informazione, sia da parte dei media tradizionali e che da parte di blogger sedicenti portatori della vera verissima verità. L’accesso a internet diffuso permette a persone che non sanno discernere cosa c’è di vero e di falso tra quello che viene pubblicato online, e i tempi minuti della vita contemporanea sembrano aver strappato alle persone la voglia di leggere le notizie e di ragionarci sopra. Quella che sembrerebbe una distopia, se non fosse la realtà, ha portato alla ribalta delle scene politiche personaggi che cavalcano l’onda della disillusione, e costruendo capri espiatori propongono facili soluzioni a problemi enormi.

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare alla necessità di realizzare un film così, di vederlo, e di capire quanto poco ci voglia a passare dalla paura per il futuro all’illusione che il vaso di pandora sia stato scoperchiato da rifugiati politici, e quanto breve è la distanza tra lo scagliarsi contro il primo nemico inventato, come gli ebrei durante lo sterminio nazista, e l’appoggiare le idee che furono del Reich. Sarò un po’ troppo catastrofista, ma io ho seriamente paura di questa regressione dell’intelletto umano. Il film ci mostra anche persone che ragionano, è vero, ma come in molti sono spaventati e vedono solo stranieri cattivi che vengono a rubarci le donne, io anche sono spaventato e vedo solo lobotomizzati.


“Non ci si può liberare di me. Sono una parte di lei, di tutti voi.”

(A cura di Stefano Gelibter)

Lui è tornato. Ma probabilmente non ce ne era nemmeno il bisogno: come recita una delle battute conclusive del film, non ci si può liberare di lui. E l’intera pellicola sembra proprio volerci dire questo.

Un espediente surreale è utilizzato per costringere la Germania – e con essa l’intero nostro Occidente – a guardarsi allo specchio. L’immagine che vediamo riflessa è torbida, malata, terribilmente inquietante. Si ride, ci si diverte, ma tra una gag e l’altra ci viene mostrato il barbino razzismo ed il gretto qualunquismo del tedesco medio: gli stranieri, il fallimento della democrazia, la nostalgia per un passato sanguinario e spietato. Una paura del diverso ed un pensiero antidemocratico talmente viscerali da non temere le telecamere; queste finiscono anzi per essere la sede ideale per denudare impudicamente il proprio odio, le proprie rancorose paure. Il terreno che fu fertile per il germogliare del Terzo Reich, appare in questa pellicola nuovamente arato, pronto alla semina, privo degli anticorpi che a distanza di soli settant’anni ancora dovrebbero garantire un’adeguata protezione.

Il film è molto intelligente, un prodotto di Satira di encomiabile fattura. La presa in giro è onnipresente, ostentata, ma non si smette mai di pensare. Si è scelto di mettere in mostra un Hitler particolare, non il mostro che ci si può aspettare. Il Fuhrer ci è mostrato inizialmente quasi ingenuo, fragile. Una macchietta spaurita che cattura la simpatia dello spettatore, quasi un personaggio positivo, a tratti una pop star. Ma col procedere del farsesco intreccio, Hitler ci è mostrato in tutto il suo magnetismo, nella sua quasi sensuale capacità di affascinare la folla, cavalcarne il malcontento fino ad addomesticarlo per i propri fini. In due ore di surreale plot, viene quindi un poco ripercorsa la parabola politica del dittatore, in chiave metaforica: dall’iniziale derisione, al successo indiscusso, lasciandone infine trapelare gli aspetti più diabolici nel finale. Lui è tornato è una satira riuscita, è un film che c’entra il bersaglio che si era preposto. Ma è molto di più, è anche – e soprattutto - un monito a non abbassare la guardia di fronte ai populismi, di fronte alle ataviche paure dell’uomo nei confronti del diverso. I tempi sembrano maturi per una deriva; abbiamo bisogno di lavori come questo che – pur con il sorriso sulle labbra – ci costringano a spalancare gli occhi e a vigilare, in difesa della Ragione.

SCHEDACINEMA
Cover Lui è tornato

Lui è tornato

  • Produttore: Lars Dittrich
  • Distributore: Nexo Digital
  • Interpreti: Oliver Masucci, Fabian Busch, Katja Riemann
  • Anno: 2016
  • Genere: Commedia
  • Regia: David Wnendt
  • Durata: 116'
Scheda completa...
Lui è tornato2016-04-26 12:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/lui-e-tornato-53327/Al cinema per soli tre giorni, grazie a Nexo Digital1020525VGNetwork.it