Pan - Viaggio sull'isola che non c'è

Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino
Scritto da Mail@ eugeniofiumiil 27 ottobre 2015
Pan - Viaggio sull'isola che non c'è Recensione

Ogni generazione merita di avere il suo Peter Pan. Il personaggio nato dalla penna dello scrittore scozzese James Matthew Barries è stato portato su grande schermo per ben sette volte, di cui cinque negli ultimi venticinque anni. Dopo Alice in Wonderland, Il Grande e Potente Oz, Maleficient e Cinderella poteva forse mancare la trasposizione in live action di un personaggio amato come Peter Pan nella decade cinematografica delle poche idee e dei remake Disney?

Nel 1991 Steven Spielberg ha portato su grande schermo Hook: Capitan Uncino dove il ragazzo che per definizione non voleva crescere tradiva sostanzialmente il suo credo. Con Robin Williams nei panni di un Peter adulto e Dustin Hoffman nelle vesti di Capitan Uncino, Hook riscosse un successo di pubblico clamoroso. Nel 2003 il regista P.J. Hogan ha diretto il sottovalutatissimo Peter Pan, in cui ha raccontato il protagonista da un diverso punto di vista, nel periodo più critico della vita di ogni ragazzo, ossia quello adolescenziale. A distanza di dodici anni perché non riproporre quindi questa vera e propria icona generazionale raccontando, o meglio, ipotizzando le sue origini?


Prequel o non prequel? Questo è il problema

Pan – Viaggio sull’isola che non c’è ha diversi punti in comune con la graphic novel di Regis Loisel Peter Pan; le storie sono ambientate entrambe a Londra, ma in due epoche differenti: dall’età vittoriana fumettistica si passa al secondo conflitto mondiale su pellicola. “A volte per sapere come vanno le cose dobbiamo sapere come sono iniziate”: con queste parole il regista ci introduce alle origini di Pan, che raccontano di un bambino lasciato da sua mamma (interpretata da Amanda Seyfred) ancora in fasce sulla soglia dell’orfanotrofio di Madre Barnabas. La fotografia dipinge in maniera efficace l’ambientazione: dalla cupa Londra si passa alle tonalità marroni della cava dell’isola che non c’è per finire ai mille colori del villaggio dei nativi (anche troppi colori, ma ci torniamo tra poco). Sull’isola che non c’è il protagonista (Levi Miller) fa la conoscenza di James Uncino (Garrett Hedlund), che è rappresentato come un fratello maggiore, mentre nell’opera originale è più una figura paterna, e di Giglio Tigrato (Rooney Mara).

Togliamo subito ogni dubbio: il film non è canonico. Questa libertà, che il regista si è sostanzialmente preso, non deve però essere vista come un aspetto negativo, anzi. La possibilità di riempire ciò che non è stato spiegato dall’autore originario, come il background dei genitori del protagonista, le origini di Capitan Uncino (a proposito, ma tradurre il nome per intero anziché lasciare James Uncino no?) o la storia di Barbanera (interpretato da Hugh Jackman), poteva essere un grandissimo punto a favore per questo lungometraggio. Tuttavia la ricostruzione in stop motion della storia dei genitori di Peter è credibile e realizzata in maniera pregevole: senza alcun dubbio è la scena più riuscita di tutto il film.

Joe Wright non perde occasione di fare l’occhiolino alla storia originale con diverse citazioni dirette, come quando Peter sente per la prima volta “la morte è la più grande delle avventure”, ed indirette, con battute che giocano molto con ciò che accadrà come la mano di Uncino nelle acque infestate dai coccodrilli. Tuttavia, nel fare questo, il regista è incappato in un buco di trama non indifferente: quando Peter viene portato sul trampolino, accusato di aver rubato il prezioso minerale che Barbanera cerca disperatamente, il pirata prima di dargli un calcio per farlo cadere si rivolge al protagonista augurandogli di fare un pensiero felice: ma come può sapere che quello è l’ingrediente necessario a volare?

A tale proposito, chi si aspetta spiegazioni o collegamenti riguardo i misteri della storia originale rimarrà deluso. Perché Peter è il ragazzo che non vuole crescere? Perché Uncino diventa malvagio? Questi sono solo due interrogativi a cui Joe Wright (purtroppo) non dà risposta. Che sia abbia pensato di risolvere questi dubbi in un ipotetico sequel è relativo, gli incassi in U.S.A. non sono così positivi da pensare (in questo momento) di produrre un seguito.


Il Pan del XXI° secolo

Tra i tanti difetti del film il peggiore è l’aver voluto adattare l’universo creato da Barries al ventunesimo secolo. Quando Peter viene portato, insieme agli altri orfani, all’Isola che non c’è al cospetto di Barbanera, viene accolto da coloro che lavorano in miniera mentre cantano Smells like teen spirit dei Nirvana a cappella battendo le mani come se fosse il ritornello di We will rock you: “face palm” assicurato. In un’altra scena poi viene inquadrata la scritta “Jolly Rogers” con le luci al neon sulla poppa della nave. C’è un confine sottile tra cattivo gusto e trash, che in questo caso è stato abbondantemente superato.

Il romanzo di Peter Pan nonostante sia per ragazzi è molto cruento; la tribù dei pellerossa per fare un esempio va a spasso con gli scalpi dei bambini sperduti attaccati alle cinture. Ora, che in America i divieti siano molto restrittivi e che ci voglia davvero molto poco a passare da un VM18 ad uno che taglierebbe via una cospicua fetta di potenziale pubblico, è noto a tutti. Ma che i nativi, al momento della propria morte, esplodano in mille colori (mentre i pirati vengono trafitti e lasciati inermi) non ha un’apparente spiegazione logica. Nonostante questi lati negativi il film ha anche qualche buona invenzione. Il ring dove James Uncino si trova a combattere Pan, il guerriero più valoroso dei nativi, è stato realizzato con una serie di tappeti elastici: un’idea perfettamente in linea con l’immaginario collettivo creato dal genio di Spielberg nei primi anni ’90.


Lascerà il segno?

Bisogna riconoscere un merito alle trasposizioni in live action di Peter Pan: lo sforzo nel portare originalità nelle storie. Da qui a fare film riusciti, ad ogni modo, ce ne passa. Peter Pan è una storia senza tempo, un racconto che è riuscito a fare innamorare intere generazioni di bambini e adulti: ma questo Pan – Viaggio sull’isola che non c’è riuscirà ad avere lo stesso effetto? Solo il tempo ce lo dirà, ma le premesse non sono certo delle migliori.

SCHEDACINEMA
Cover Pan - Viaggio sull'isola che non c'è

Pan - Viaggio sull'isola che non c'è

  • Produttore: Moving Picture Company
  • Distributore: Warner Bros.
  • Interpreti: Levi Miller, Hugh Jackman, Garrett Hedlund
  • Anno: 2015
  • Genere: Avventura
  • Regia: Joe Wright
  • Durata: 111'
Scheda completa...
Pan - Viaggio sull'isola che non c'è2015-10-27 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/pan-viaggio-sull-isola-che-non-c-e-50902/Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino1020525VGNetwork.it