Pericle il nero

“Io mi chiamo Pericle Scalzone e di mestiere faccio il culo alla gente”
Scritto da Mail@ kerikappail 12 maggio 2016
Pericle il nero Recensione

Tratto dal romanzo omonimo di Giuseppe Ferrandino, Pericle il nero fa parte della selezione ufficiale un certain regard del Festival di Cannes. Diretto da Stefano Mordini, il film racconta la storia di Pericle (Riccardo Scamarcio), un galoppino della camorra il quale, durante una spedizione punitiva, commette un grave errore che lo costringerà a scomparire. Scappato in Francia incontrerà Anastasia (Marina Foïs), sarà allora che inizierà una sorta di viaggio interiore che lo porterà a conoscere sé stesso e che metterà in discussione la sua vita e il mondo in cui ha vissuto fino a quel momento.


La miseria del crimine

Il regista ha affermato di aver voluto raccontare la “miseria della criminalità” piuttosto che la criminalità stessa, intento decisamente riuscito. Di fatto questo non è un vero e proprio film sulla camorra, la quale ricopre più che altro un ruolo di contesto, ciò che fa da protagonista è la pateticità dei personaggi e i ruoli ai quali sembrano essere inchiodati. Tutti hanno il loro ruolo preciso, compreso Pericle, che per tutti non è molto di più di uno scemo da usare. Nei primi minuti lo vediamo come una sorta di “stupratore su commissione” senza tanti scrupoli e privo di ogni moralità, uno strumento nelle mani della criminalità organizzata; sarà poi il tempo a mostrarlo per ciò che è veramente. Don Luigi e la figlia, da figure inizialmente carismatiche agli occhi del protagonista si dimostreranno dei simulacri decadenti di un mondo falso e ipocrita nel quale sono imprigionati per sempre. Il punto di vista di Pericle a tal riguardo si rivelerà illuminante.


Cane randagio

A differenza del romanzo (ambientato a Napoli), la vicenda si svolge per così dire “in terra straniera”. La scelta di ambientare la storia in Belgio, oltre a fornire una sorta di “campo neutro” lontano dalla consueta realtà italiana, enfatizza la mancata appartenenza ad un luogo. Pericle è come un orfano che osserva la famiglia di Don Luigi come un qualcosa che ha vicino ma che non può afferrare, vorrebbe essere parte di quella famiglia, ma il ruolo che ricopre è quello di un cane mastino, che risponde al comando senza discutere e quando diventa un peso viene abbandonato. Da randagio quale è si lascia in un certo senso adottare da un'altra famiglia, del tutto diversa da quella che conosceva e completamente estranea agli affari loschi della criminalità organizzata. Di fronte alle scene di serenità familiare Pericle sembra sempre come attendere sulla soglia di un uscio aperto alternando la paura al desiderio di voler attraversare la porta e vivere una vita che non è mai stata più di una fantasia.


Suoni e rumori

I suoni giocano un ruolo importante nella narrazione. Il rumore che proviene dalla strada o i brusii di sottofondo riempiono la scena con discrezione donando veridicità al tutto. Emblematico il “verso” che Pericle fa all'interno della chiesa giocando con l'eco. Un suono è un qualcosa che richiama all'attenzione, fa scattare sull'attenti, fa rizzare le orecchie ad un cane che si prepara a fuggire o ad attaccare di fronte ad un pericolo imminente. Fanno rumore i pensieri di Pericle, dei quali è partecipe anche lo spettatore, pensieri che insinuano dubbi, supposizioni, paure, perplessità che ci fanno entrare nella testa del protagonista, facendoci affacciare sul suo silenzio. Pochissima la musica extradiegetica che subentra solo in certi momenti chiave del film.


Noir

Una voce fuori campo che narra in prima persona e una fotografia a tinte scure ci lascia intendere fin da subito il genere con quale abbiamo a che fare. Il film mantiene quasi sempre un'atmosfera disfattista, senza però farsi mancare alcuni momenti di umorismo, rigorosamente nero, ma ad un certo punto sembra farsi strada uno spiraglio di speranza, una finestra aperta verso una fantomatica via d'uscita della cui effettiva esistenza non c'è dato sapere.
La storia si divide distintamente in tre atti: un inizio forte, dal ritmo serrato, seguito da un intermezzo che rallenta la narrazione, di distensione e introspezione del protagonista, fino ad arrivare alla conclusione della vicenda che porta a chiudere il cerchio narrativo e che sembra rimettere tutti i pezzi al proprio posto, come un'illuminazione che fa luce su una verità la quale, a conti fatti, ognuno plasma a proprio uso e consumo.

In generale il film riesce a mantenere alta l'attenzione dello spettatore e riesce a toccare una sensibilità quasi inaspettata per una pellicola del genere. Indubbiamente un film dalla strana trama, ma interessante da vedere.

SCHEDACINEMA
Cover Pericle il nero

Pericle il nero

  • Produttore: Rai Cinema
  • Distributore: Bim Distribuzione
  • Interpreti: Riccardo Scamarcio, Martina Fois, Nissim Renard
  • Anno: 2016
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Stefano Mordini
  • Durata: 100'
Scheda completa...
Pericle il nero2016-05-12 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/pericle-il-nero-53506/“Io mi chiamo Pericle Scalzone e di mestiere faccio il culo alla gente”1020525VGNetwork.it