Tartarughe Ninja: Fuori dall'ombra

Un disastro in CGI
Scritto da Mail@ eugeniofiumiil 01 luglio 2016
Tartarughe Ninja: Fuori dall'ombra Recensione

Che cos’hanno in comune Ralph Spaccatutto, 22 Jump Street e Tartarughe Ninja: Fuori dall’ombra? Dei titoli di coda singolari ed originali, di quelli che quando li vedi resti volentieri seduto al cinema anche se le luci sono accese e la gente ti passa davanti per uscire dalla sala. Mentre i primi due film citati però offrono anche altri contenuti positivi, il sequel delle Tartarughe Ninja non offre davvero alcuno spunto interessante, risultando confusionario e abbozzato, un pop-corn movie si, ma tirato via.


Sarebbe questa la riscossa?

Titoli di testa: New York, sulla cuspide del Chrysler Building vi sono appostate le quattro tartarughe, pronte a fare a gara per chi arriva prima alla base nelle fognature. Una ripresa confusionaria, che le segue prima da dietro, poi di lato, poi da davanti, poi di nuovo da dietro e da davanti, con rallenty e velocizzazioni in una serie di fotogrammi da crisi epilettica. Se il buon giorno si vede dal mattino, insomma. Poi c’è la storia, il ritorno del cattivone numero uno per eccellenza, Shredder, affiancato per l’occasione dai due stupidi scagnozzi Bebop e Rocksteady. Ma le tartarughe dovranno affrontare anche una nuova minaccia, Krang, un extraterrestre cerobroforme dalla forma di un chewingum masticato (ve le ricordate le Big Babol alla fragola?).

Il film punta chiaramente ad un pubblico di giovanissimi tra gag che non fanno ridere neanche per sbaglio (no dai, una volta si ride, quando DeAndre Jordan, il giocatore NBA, scivola su una fetta di pizza caduta dalla struttura del tabellone luminoso del Madison Square Garden dove si nascondono i protagonisti) e dialoghi banali. Un ritmo altissimo per un film che nonostante scorra a tutta velocità, dura la bellezza di due ore scarse che sembrano almeno tre. La pellicola si colloca davvero difficilmente sul mercato: troppo stupida per essere apprezzata dai fan del cartoon e troppo confusionaria per piacere ai più piccoli. Ci sarebbe poi il tema cardine del film anticipato dal titolo, quel “fuori dall’ombra” che sta a significare la fuoriuscita delle tartarughe dalle fogne, la ricerca dell’accettazione e di una vita normale senza più nascondersi con la paura di essere additati come mostri e schifati dalla società. Ma è talmente abbozzato che non vale la pena perdere una riga di più. Cosa ne esce quindi? Un film che, nonostante le enormi potenzialità, finirà presto nel dimenticatoio.


Un design che non funziona

Nei film di fantasia l’autore ci trasporta nel suo mondo, lavorando sui dettagli e nei minimi particolari per costruire un insieme di fattori che aiutano lo spettatore a credere che sia reale ciò che sta vedendo nonostante sia palesemente frutto dell’immaginazione. In Tartarughe Ninja: Fuori dall’ombra non credi mai, neppure per un momento, neppure per sbaglio, a quello che stai vedendo. Tralasciando la fotografia, che è piattissima, ed altri reparti tecnici, sono proprio le cose basilari che non funzionano: le tartarughe. O meglio la CGI che le “porta in vita”. Nel secolo corrente, testimone dei Na’vi di Avatar e degli Jaeger di Pacific Rim, queste tartarughe sono improponibili.

Possibile che non sia stato possibile ottenere di meglio potendo contare sul team al completo di Michael Bay? Già, il tanto discusso regista (qui in veste di produttore esecutivo) ha fornito il suo staff tecnico e qualche attore feticcio (una su tutti Megan Fox). Di risposta il regista della pellicola, tal Dave Green, ha ben pensato di omaggiare Bay con una ripresa finale (SPOILER) caratteristica del regista californiano: una carrellata laterale che gira velocemente intorno ai protagonisti prontamente in posa sul simbolo americano per eccellenza, la Statua della Libertà. Mancava solo la bandiera a stelle e strisce.


Un merchandising buttato al vento

Nel 1984 usciva nelle fumetterie americane il primo numero del comics scritto da Kevin Eastman e Peter Laird, Teenage Mutant Ninja Turtles. Un’opera underground ma destinata ad entrare prepotentemente nell’immaginario collettivo grazie a dei personaggi davvero ben scritti, che non potevano proprio non piacere. Quattro tartarughe un po’ troppo cresciute ma bambinone nell’animo, con quattro nomi e design uno più figo dell’altro, conoscitrici delle arti marziali e amanti della pizza. Personaggi conosciuti da grandi e piccini ed un merchandising che ha fruttato milioni su milioni in oltre trent’anni di storia. Senza dimenticare il cartoon che continuano a trasmettere replica su replica ed una serie cinematografica (ah, bei tempi quando i pupazzoni ballavano sulle note di Vanilla Ice, “Go ninja, go ninja, go!”).

Insomma, Michael Bay&co. sono riusciti nella titanica impresa di sbagliare un film (anzi, due) davvero difficile da sbagliare. Dopo G.I. Joe e Transformers siamo a tre serie cinematografiche rovina-giocattoli. E adesso? Sotto a chi tocca. 

SCHEDACINEMA
Cover Tartarughe Ninja: Fuori dall'ombra

Tartarughe Ninja: Fuori dall'ombra

  • Produttore: Paramount Pictures
  • Distributore: Universal Pictures
  • Interpreti: Megan Fox, Stephen Amell, Noel Fisher
  • Anno: 2016
  • Genere: Fantastico
  • Regia: Dave Green
  • Durata: 112'
Scheda completa...
Tartarughe Ninja: Fuori dall'ombra2016-07-01 10:35:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/tartarughe-ninja-fuori-dall-ombra-53898/Un disastro in CGI1020525VGNetwork.it