The Danish Girl

Nonostante le ottime premesse, un prodotto mainstream che non sfrutta il suo potenziale
Scritto da @ sgelibteril 17 febbraio 2016
The Danish Girl Recensione

Partendo dall’omonimo romanzo di David Ebershoff, il regista premio oscar Tom Hooper (Il discorso del re), prova a raccontare al grande pubblico la storia vera – ma qui estremamente romanzata ed edulcorata- di Lili Elbe, probabilmente la prima persona nella storia ad essersi sottoposta ad un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Un film studiato e girato per piacere, che finisce col risultare sì gradevole, ma senzamai spiccare veramente il volo.


“Questo non è il mio corpo, devo lasciarlo andare”

Copenaghen 1926. Einar Wegener (Eddie Redmayne), pittore paesaggista di successo, è sposato con Gerda (Alicia Vikander), ritrattista di minor fama. Tra i due scorre un’intesa intima e frizzante, nonostante la coppia non riesca ad avere figli. A causa dell’assenza di una modella, Gerda chiede al marito di posare per lei vestito da donna. Le calze, le scarpe, le soffici stoffe sembrano riaccendere nel pittore una femminilità da tempo latente che, una volta risvegliata, è difficile da controllare; il cambiamento è vertiginoso. Einar è sempre più attratto dal suo lato femmineo, fino a creare – con la complicità della moglie – la figura di Lili Elbe, suo alter ego femminile che finirà col prendere il sopravvento, sovvertendo in maniera drammatica le dinamiche della vita coniugale: Einar è il passato, nel presente c’è spazio per la sola Lili. Un percorso che, partendo da una trasformazione tutta mentale, porta Lili a rifiutare il proprio corpo fino a cercare un’avveniristica soluzione nella chirurgia. Quel corpo semplicemente non è il suo, è una prigione che la ingabbia, per poter continuare a vivere è necessaria una metamorfosi.

La scelta del regista nel raccontare una storia così avanguardista per i suoi tempi – ma estremamente attuale per i nostri - non è quella di redigere un manifesto sociale, ma si concretizza nell’intima messa in scena del dramma di due persone, così parallelo e così intrecciato. Poco ci è detto o fatto capire delle pubbliche difficoltà di una scelta così rivoluzionaria, della lotta col mondo esterno per affermare la propria identità: il mondo esterno è, semplicemente, in buona parte abolito. La lente di ingrandimento è puntata solo sul rapporto umano tra Einar/Lili e Gerda. La vita è difficile per la prima, afflitta da un dolore nuovo per l’epoca, corposo, che cresce in un climax ingestibile. Ma altrettanto si può dire per Gerda, il cui dramma può a tratti risultare persino più aspro: Lili, nella sofferenza, ha davanti a sé un percorso da seguire che, seppur tortuoso e tormentato, reca alla libertà dalla prigione corporea che la natura le ha erroneamente attribuito; Gerda, invece, non ha possibilità di salvezza, vede il marito dissolversi tra le sue mani, vede Lili uccidere Einar ed è complice di un simile omicidio; non vuole perdere il marito ma lo ama troppo per non capire che deve farlo.


Lili eccessivamente piatta, Gerda perfettamente tridimensionale

Eddie Redmayne, con il suo fascino androgino e le sue capacità traformiste già dimostrate in La teoria del tutto (valse l’oscar per il migliore attore protagonista) sembra l’attore ideale per interpretare Einar/Lili. Il ruolo è di quelli perfetti per mettere in mostra il proprio talento, ma forse è proprio questo a far perdere un poco di vista il punto della situazione a Redmayne e al regista che finiscono con l’autocompiacersi un po’ troppo. L’interpretazione è solida e convincente nella prima parte della pellicola - fatta di sguardi, di timidi sorrisi, di battiti di ciglia, di movimenti carezzevoli delle mani – ma, col procedere dei minuti, acquisisce un sapore un po’ troppo lezioso, artificioso, manieristico. Il personaggio, seppur così complesso emotivamente, finisce quasi con l’essere esplorato solamente in superficie; l’estetica del dramma di Lili ci è descritta in maniera egregia, ma dei suoi profondi tumulti ci arriva ben poco. La metamorfosi che conduce Einar a voler cambiare sesso è tutta esteriore, con pochissime pennellate psicologiche, finendo col fare di Lili un personaggio a tratti piatto: c’è una distanza emotiva tra Lili e lo spettatore; capiamo razionalmente quello che accade, ma proviamo poco o nulla.

Al contrario, l’attrice emergente Alicia Vikander (Ex machina) è abilissima nel plasmare una Gerda perfettamente tridimensionale, colmando qualsiasi distanza e conferendo spessore emotivo all’intero racconto. La sua interpretazione è sensibile, energetica, brillante, di una profondità e di un vigore che si stagliano nettamente sullo sfondo dell’intera pellicola, guidando carismaticamente la narrazione (e valendole una meritata candidatura agli Oscar). A tratti si finisce col pensare che la Danish girl del titolo sia Gerda e non Lili: il film sembra quasi raccontare la sua di storia.


Troppo ordinario per lasciare il segno

Nel complesso, The Danish girl è un film troppo gentile ed educato, troppo ben confezionato per parlarci di una storia così pionieristica e spigolosa. Tom Hooper si rende colpevole di una regia troppo convenzionale: non assume mai rischi, non osa nulla e finisce con il domare una storia completamente fuori dall’ordinario, raccontandola in maniera incredibilmente ordinaria. È come se il film – e con lui il regista – avesse il costante terrore di dire troppo e pur volendo stupire, rimane paralizzato dalla paura di scandalizzare.

La sensazione è che Hooper abbia scientemente cucito su misura una pellicola che fosse palatabile ad un’ampia fetta di pubblico, dirigendo un film il più possibile pacato e convenzionale, addomesticandone gli aspetti più aspri. The Danish girl, quindi, trasforma l’incredibile vicenda di Lili Elbe in un prodotto destinato ad un mercato mainstream. Questo approccio – sulla carta non necessariamente da denigrare – spoglia però la pellicola degli aspetti più profondi e drammatici dell’essere nato in un corpo sbagliato, riducendo quello che aveva le premesse per essere un ottimo lavoro (una storia straordinaria, un buon regista, bravissimi attori, una fotografia pazzesca) ad un semplice film gradevole, ambientato in un passato fatto di Art Deco, che non raggiunge mai il suo potenziale.

SCHEDACINEMA
Cover The Danish Girl

The Danish Girl

  • Produttore: Working Title
  • Distributore: Universal Pictures
  • Interpreti: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts
  • Anno: 2016
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Tom Hooper
  • Durata: 120'
Scheda completa...
The Danish Girl2016-02-17 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/the-danish-girl-52615/Nonostante le ottime premesse, un prodotto mainstream che non sfrutta il suo potenziale1020525VGNetwork.it