The Idol

L’incredibile storia vera di Mohammed Assaf, in formato The millionaire
Scritto da @ sgelibteril 25 marzo 2016
The Idol Recensione

Il regista Hany Abu-Assad - già due volte candidato agli oscar per Paradise Now e Omar – offre al pubblico un soggetto frizzante, da lui stesso adattato per il grande schermo: la perigliosa e vera parabola di Mohammed Assaf, da cantante ai matrimoni al talent show Arab Idol, che lo consacrerà come indiscussa star e idolo per il proprio popolo palestinese.

L’appeal dei biopic ha superato i confini di Hollywood, insinuandosi fino in Medio Oriente.


“Dillo! Diventeremo famosi e cambieremo il mondo! Dillo!”

Gaza, 2005. Terra di povertà, di paure, di guerra. Mohammed Assaf, sua sorella Nour e il loro piccoli amichetti Ashraf e Omar non si lasciano zavorrare dalla grigia e soffocante realtà che li circonda, fondano una raffazzonata band musicale e sognano in grande: cantare all’Opera Hall del Cairo. Un sogno costoso il loro, che richiede denari ma anche un forte dispendio emotivo ed una vigorosa lotta contro un mondo che non sembra avere posto per loro.

Gaza, 2012. Il sogno continua? Forse, ma Mohammed è rimasto il solo ad inseguirlo. Solo, con la sua splendida voce araba. Tragedie e solitudine lo circondano, in una striscia di Gaza che sembra molto cambiata nei sette anni di salto temporale che il regista ci impone. Il precario equilibrio tra povertà e sopravvivenza è irrimediabilmente compromesso, le speranze completamente disattese: una terra ricca ormai solo di macerie, materiali e morali. Non c’è più spazio per i giochi ed i sogni dell’infanzia. Assaf deve convivere coi fantasmi del passato e per pagare gli studi universitari guida un taxi e canta ai matrimoni. Il destino sembra però offrirgli una chance: al Cairo sono in corso le selezioni per Arab Idol. Mohammed sa di avere un’ultima carta da giocare per fuggire dalle rovine della sua terra, elevandosi sopra di esse. Ma le frontiere sono chiuse e, per cambiare la propria vita, dovrà intraprendere un tortuoso cammino, pericoloso, illegale, ricco di ostacoli.


Sventurata la terra che ha bisogno di eroi

The Idol non è solo la storia Di Mohammed Assaf. È la storia di un sogno cui dedicare se stessi e la propria vita, lottando contro tutto e tutti. È la storia di un’emancipazione sofferta, di un successo strappato coi denti all’abisso della miseria e della guerra. È la tenacia di un ragazzo che, nonostante abbia il cuore zavorrato dai fardelli personali e da quelli della propria terra, riesce a costruire su un insicuro cumulo di macerie la solida affermazione di se stesso.

Parallelamente, in maniera meno sottolineata - ma comunque vibrante – è uno spaccato sull’intero popolo palestinese. Nonostante la lente di ingrandimento sia fissa su Assaf (e su Nour nella prima metà del film) e durante i cento minuti della pellicola non sia mai nominata la parola Israele, né mai fatto un concreto accenno alle vicende belliche, Gaza e la sua gente sono un pilastro del film. La sofferenza della Palestina emerge, paradossalmente, dalla sua gioia. Mohammed Assaf durante la parabola che lo porterà al successo panarabo, diviene progressivamente un eroe nazionale: le sue gesta sono seguite con calore, partecipazione, trepidazione dall’intera popolazione della striscia. Le puntate di Arab Idol sono trasmesse in diretta su maxi schermi pubblici e lo stesso regista ha raccontato di avere guardato la puntata finale nella piazza centrale di Nazareth. Un tripudio di gioia, caroselli, ovazioni, festeggiamenti, canti patriottici. Entusiasmo. E son tutte cose veramente accadute, testimoniate da immagini di repertorio mostrate nel film. Assaf, con il suo calamitare l’attenzione, le aspettative e l’attesa di un’intera nazione, ha slatentizzato il bisogno dei palestinesi di credere in qualcosa, l’esigenza di essere uniti sotto la stessa bandiera. La necessità di sognare insieme, per sopravvivere umanamente alle bombe, per vincere la paura e le macerie.


Un po’ troppa emulazione di The Millionaire per convincere fino in fondo.

La pellicola inizia molto bene, raccontando l’infanzia del protagonista con una leggerezza disarmante e molto piacevole. La chiave della buona riuscita di questa prima metà è in buona parte da ricercarsi nel personaggio di Nour, ben caratterizzato e ben interpretato dalla piccola Hiba Atallah. La sua scomparsa dal plot indebolisce il film, privandolo di un’importante fonte di energia vitale. Nel complesso, il racconto tende a perdere progressivamente il proprio vigore con lo scorrere dei minuti; lo spessore via via si riduce ed il robusto impatto emotivo sembra smarrirsi, culminando in un finale che – mescolando scene reali e finzione – stride con il resto della pellicola, risultando un po’ pacchiano. Più il successo si fa vicino, più la narrazione perde la sua importanza: al regista interessa il viaggio di formazione, non la sua meta.

L’Hollywood Reporter ha definito The Idol “il nuovo The Millionaire” ed in effetti i parallelismi sono parecchi, non solo per quanto attiene alla storia, ma anche – e soprattutto- per la maniera di raccontarla. Il format ha funzionato una volta e grossomodo funziona anche qui, anche se si ha tratti l’impressione che il regista non abbia osato più di tanto, appiattendosi un po’ troppo nell’emulazione della pellicola di Boyle. Ma non si può avere tutto dalla vita: nonostante i suoi peccati, The Idol resta un film molto godibile ed impreziosito da momenti di intensa umanità.

Un buon lavoro di un buon regista.

SCHEDACINEMA
Cover The Idol

The Idol

  • Produttore: Cactus World Films, Fortress Film Clinic, Full Moon Productions
  • Distributore: Adler Entertainment
  • Interpreti: Qais Atallah, Hiba Atallah, Tawfeek Barhom, Ahmed Qassim
  • Anno: 2016
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Sameh Zoabi
  • Durata: 100'
Scheda completa...
The Idol2016-03-25 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/the-idol-53067/L’incredibile storia vera di Mohammed Assaf, in formato The millionaire1020525VGNetwork.it