The Master

Perdere la retta viaScritto da Andrea Pistorioil 29 gennaio 2013
The Master Recensione
Freddie Quell è un marinaio scelto della marina statunitense che al ritorno dalla guerra si barcamena tra vari lavori, sempre alle prese con problemi psicologici legati alla sessualità e alla dipendenza dagli alcolici che si fabbrica lui stesso, usando spesso ingredienti poco ortodossi e che in più di un occasione lo mettono nei guai.
Alla fuga dall’ennesimo lavoro si ritrova su un battello dove incontra Lancaster Dodd, carismatico capo della “Causa”, una setta religiosa che finisce per affascinare il giovane sbandato e arruolarlo tra i suoi ranghi.

Un ritorno burrascoso

Thomas Andersen, che di questo film è sia lo sceneggiatore che il regista, torna a distanza di 5 anni dietro la macchina da presa. L’ultima volta ci aveva regalato un film potente e crudo come Il Petroliere, impreziosito da un Daniel Day Lewis strepitoso, adesso invece manca decisamente il bersaglio perdendosi in una storia dalla trama confusa e disseminata di spunti, i quali rimangono però tali senza portare a niente di veramente significativo e lasciando perplesso il pubblico la cui domanda non è tanto: “Cosa voleva dire il regista?”, quanto piuttosto “Ma ha detto qualcosa?”
Joacquin Phoenix è perfettamente calato nel ruolo classico dello smunto reduce alle prese con il ritorno nella società civile, e ci viene presentato da una convincente serie di sequenze iniziali che dovrebbero essere il motivo principale della pellicola stessa evidenziando come la normalità sia ormai impossibile e la sua psiche fraglissima, ma il regista lo indebolisce ponendolo in un contesto del tutto inconsistente e vanificando gli sforzi dell’attore che deve interpretare un personaggio di quel tipo in un universo del tutto alieno (una setta parareligiosa modellata su Scientology). Andersen tenta di mostrare le dinamiche interne di una setta, presentandoci un leader affabulatore e carismatico, però non immune da passioni come l’ira e un marcato egocentrismo che sfocia in un paternalismo ben oltre i limiti della sopportazione, ma la vita di chi gli ruota attorno è quella di appendici, macchiette e personaggi da niente. Il ritratto diventa quindi un acquarello scolorito, una caricatura semmai, senza nessuna forza narrativa dato che siamo sommersi da una caterva di personaggi che al massimo dicono due battute e peccano di occupazione abusiva di schermo cinematografico. In sostanza non graffia, le poche sequenze valide vengono tra l’altro sminuite da un uso della macchina che a volte è veramente disordinato, o dalla loro totale assenza di motivazione, poste a caso in un arco narrativo che è già abbastanza pesante di suo, col solo risultato di renderlo ancora più gravoso.

Poca sostanza

Lo stesso Lancaster Dodd (il the Master a cui si riferisce il titolo), è interpretato da un Hoffman sottotono rispetto alle prestazioni a cui è solito lavorare. A tratti assente, non si riesce neanche a capire bene se lui stesso creda in quello che dice o se cerchi di convincersi del ruolo che sta interpretando.
L’impressione generale che si ricava alla fine del film è che si culli in un eccessivo amore per sé stesso, finendo per annoiare gli spettatori e diluendo all’infinito una storia che sarebbe potuta anche finire dopo mezz’ora invece che dopo più di due ore, o eventualmente avrebbe potuto prendere una direzione che fosse una!
Nonostante abbia intascato tre nomination sia ai Golden Globe che agli Oscar per Joacquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams rispettivamente nella categoria miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista e migliore attrice non protagonista, l’ambizione ha fatto decisamente naufragare questo film il cui assalto alle statuette dorate non ha soddisfatto le aspettative che lo circondavano.
Bocciato.
SCHEDACINEMA
Cover The Master

The Master

  • Produttore: River Road
  • Distributore: Lucky Red
  • Interpreti: Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix, Amy Adams
  • Anno: 2012
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Paul Thomas Anderson
  • Durata: 144'
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