Where to invade next

Tear down this wall
Scritto da Mailil 11 maggio 2016
Where to invade next Recensione

Michael Moore torna dietro la macchina da presa dopo 6 anni, ancora una volta per mettere alla berlina la società americana e smontarne le manie di grandezza, mostrando determinati aspetti degli stati europei che funzionano meglio rispetto alle controparti d’oltre oceano, in un viaggio attraverso diverse capitali del vecchio continente.


“Renè, tu di Michael Moore non hai nè il talento documentaristico…”

Il film si apre con il nostro protagonista/regista che mostra come le guerre americane post Seconda Guerra Mondiale siano state tutte fallimentari. Interrogato dai Capi di Stato Maggiore statunitensi gli consiglia di non inviare più gli eserciti ad invadere altri paesi, ma di mandare un solo uomo, lui, ad invadere l’Europa. Inizia così dall’Italia il viaggio di Moore, che ha attraversato dieci stati per prendere uno o due aspetti di ogni sistema da rubare, per poterli portare in America e spacciarli come invenzione americana. Per ovvi motivi di sistema la maggior parte delle volte i problemi sono legati al Welfare State, che in Europa è fortemente più sviluppato rispetto agli Stati Uniti. I vari punti toccati da Moore hanno il duplice valore di mostrare sia i limiti degli Stati Uniti sotto diversi ambiti sia gli aspetti positivi dell’Europa. Se visto da un europeo poco attento il film può sembrare a tratti un’esaltazione, o una banale lista di stereotipi, nonostante non lo sia sotto nessun punto di vista, è ovvio che Where to invade next è fondamentalmente rivolto al pubblico americano, per mostrargli dove lo stato dovrebbe intervenire, e soprattutto per cosa i cittadini dovrebbero incazzarsi e ribellarsi, prendendo ad esempio alcuni sistemi che in al di qua dell’oceano hanno dato ottimi frutti.


“…né il team di avvocati…”

Senza annoiarvi con una lunga lista senza senso, mi piacerebbe accennarvi i paesi, con relativi aspetti positivi, portati da Moore sul grande schermo: si parte come già accennato dall’Italia, per quanto riguarda la garanzia alle ferie e alla maternità senza rinunciare allo stipendio, passando poi in Francia per quanto riguarda il sistema alimentare nelle scuole, alla Germania per quanto riguarda l’importanza di ricordare la storia, soprattutto i genocidi, ed al Portogallo per le norme sulla depenalizzazione del consumo di droghe. Spostandosi poi ai paesi del baltico, tra gli elementi che Moore vorrebbe riportare negli States troviamo tra gli altri la gestione della scuola pubblica e il sistema carcerario. La situazione ed il rispetto per le donne sono importanti, e l’autore ce ne parla sia riguardo alla gestione delle imprese in Islanda, sia riguardo alle rivolte in Tunisia. Insomma, chiudo qui questa lista sommaria a cui mancano certamente delle parti, però credo possa bastarvi per avere un’idea complessiva del terreno sul quale Moore si muove. Leggendo queste righe – riguardo più o meno punti a seconda della propria formazione e sensibilità – chiunque darà delle cose per scontato: davvero c’è da parlare delle ferie pagate? Si, perché negli Stati Uniti non sono garantite dalla legge. È quindi ovvio quale sia il target del film, ma anche chi non è americano non può che avere buoni motivi per vederlo, anche semplicemente perché alcuni aspetti del sistema statunitense noi ovviamente non li conosciamo, e diverse cose potrebbero farci rabbrividire. Giusto per pensarci due volte prima di parlare male dell’Europa e voler andare a vivere il Sogno Americano. E poi, perché no, si imparano anche tante cose su altri paesi europei.


“…ah Renè, non c'hai manco la panza di Michael Moore!”

Moore sa poi far ridere, è simpatico un bel po’ e gli viene benissimo prendere cinicamente in giro gli americani. Quindi lo fa per tutto il film. Alle questioni statali s’intrecciano le questioni culturali, ed il discorso assume un valore decisamente più ampio del banale: “In Europa hanno questo che negli Stati Uniti non c’è”. La reticenza di una parte di America a pagare tasse alte, salvo poi spendere anche di più per avere privatamente quello che qui è gratuito, piuttosto che la memoria corta su quello che è successo alle persone di colore fino a quello che, per la storia, è l’altro ieri, formano una critica molto più sottile di quanto non possa apparire. Non è un ragionamento su cosa non funziona, quello di Moore, o almeno non solo, ma un ragionamento su come la mentalità comune si concentri sulle questioni sbagliate, o magari semplicemente legga in modo errato quelli che sono i problemi reali. Il campo è ampissimo, e ci sarebbe non da farci un documentario, ma da farne una decina per ogni singola questione toccata, ma nonostante questo Moore riesce a sfruttare il poco tempo a disposizione per dare ben più di un quadro generale. Non posso quindi che ritenere Where to invade Next un film riuscitissimo, interessante per chiunque abbia un minimo di coscienza sociale – oltre che utile a svilupparla per chi ne è privo.

SCHEDACINEMA
Cover Where to invide next

Where to invide next

  • Produttore: Dog Eat Dog Films
  • Distributore: Nexo Digital
  • Interpreti: Michael Moore
  • Anno: 2016
  • Genere: Documentario
  • Regia: Michael Moore
  • Durata: 120'
Scheda completa...
Where to invade next2016-05-11 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/where-to-invade-next-53494/Tear down this wall1020525VGNetwork.it