Whiskey Tango Foxtrot

Una vacanza nella zona di guerra
Scritto da Mailil 21 maggio 2016
Whiskey Tango Foxtrot Recensione

Ah, i film di guerra americani! Machismo, ignoranza, prepotenza, cameratismo, arti che volano… La lista potete continuarla benissimo voi. Grazie a Dio mi trovo oggi a recensire Whiskey Tango Foxtrot, alla proiezione del quale sono arrivato con zero aspettative, per poi uscire decisamente soddisfatto dalla sala. Zero aspettative perché tratta di giornalisti e di guerra: per quanto riguarda la parte giornalistica sto ancora cercando di imparare a spiegare Truth senza bestemmiare (recensione qui), mentre per quanto riguarda il reparto bellico suppongo abbiate letto la riga di apertura della presente recensione. Mi sono invece trovato davanti ad un film intelligente, che non si spinge oltre a quello che sa di sapere e potere esprimere, che è girato bene e ha una gran colonna sonora. Quindi, approfondiamo.


Di bombe e feste alcoliche

Kim Barker (Tina Fey) è una donna dalla vita piuttosto piatta, scrive i testi per i servizi più inutili del telegiornale, ha un compagno con accenni di depressione e cerca di far finta di non essere alla soglia dei 40 in tutti i modi possibili. Insomma, è frustrata, annoiata e non vede una via d’uscita da questa impasse nella quale la sua vita è bloccata. Un bel giorno però in una riunione redazionale viene proposta a tutti i giornalisti senza famiglia e figli la possibilità di andare a Kabul per seguire la guerra in Afghanistan. La nostra protagonista dopo una breve riflessione decide che questa è la possibilità che potrebbe permetterle di dare un colpo di spugna alla sua plumbea esistenza, quindi sale su un aereo per la capitale afgana. Arrivata a destinazione si trova ad avere a che fare con diversi colleghi, e con la vita nella zona di guerra. Il film, fondamentalmente, non ha una trama sviluppata e ricca di eventi determinanti, quanto più una serie di situazioni utili a descrivere l’alienazione dalla realtà dei giornalisti costretti a vivere in un microcosmo separato dal mondo come lo conosciamo, chiusi in una realtà che realtà non è, tra party, alcool, droga, bombe e lavoro.


Di come si evitano i cliché

Quello che interessa sono appunto queste situazioni in cui viene calata Kim, che passa improvvisamente dalla scrivania al giornalismo di guerra, in una realtà folle sia per i pericoli sia per la diversità culturale. E anche qui Ficarra e Requa, i registi, non cedono a facili tentazioni: l’Afghanistan non viene tratteggiato con i mostruosi tratti con cui di solito l’occidente mostra le realtà islamiche, ma si limita ad una distaccata messa in scena di elementi semplici che descrivono la distanza culturale. Situazioni come quella del pozzo di un villaggio, distrutto a più riprese dalle donne del villaggio stesso per avere la possibilità di andare a prendere l’acqua al fiume, così da poter socializzare, rendono bene l’idea dei binari sui quali il film si muove. Anche l’utilizzo di una protagonista femminile non è una scusa per montare uno stucchevole pistolotto sulla forza delle donne. Kim è un personaggio con le sue forze e debolezze catapultato in un ambiente a lei estraneo, e cerca di barcamenarcisi come gli altri suoi colleghi, a prescindere dal sesso. I soldati americani impegnati nel conflitto non sono i machi che siamo soliti vedere, e nonostante lei venga messa in guardia riguardo alla possibilità di essere oggetto di attenzioni maschili, la cosa è accennata così da mostrare la realtà, ma non veniamo martellati da immagini di branchi di quasi-stupratori in piena tempesta ormonale. Insomma, una giusta via di mezzo che permette sì di dire le cose, ma senza essere ridondante.


Di Martin Freeman che è sempre super bravo, e di musica

Oltre ad essere interessante a livello contenutistico, il film funziona molto bene anche sul versante tecnico. Tina Fey è davvero brava nel ruolo di Kim Barker, ma probabilmente il premio per la miglior interpretazione va a Martin Freeman nel ruolo di Iain MacKelpie, un fotografo freelance disinibito e paraculo, oltre che tendente all’alcolismo (anche se in realtà tutti i personaggi nel film bevono come clubbers inglesi). Per quanto riguarda il resto del cast vorrei segnalare Billy Bob Thornton nei panni di un generale dei Marines, davvero bravo nei panni di un personaggio che nonostante quello che appare nelle prime battute, nel corso del film si distacca dai cliché del militare tutto d’un pezzo, e Christopher Abbott che interpreta la guida locale assegnata alla protagonista.

Il film riesce a tenere un ritmo sostenuto nonostante la sostanziale mancanza di colpi di scena ed eventi particolari, riuscendo a rendere interessanti anche situazioni apparentemente banali, soprattutto grazie all’utilizzo di location sempre curatissime, illuminate in modo magistrale, e grazie ad un brillante uso della musica. Quest’ultima è forse l’elemento che più mi ha colpito nel film, non tanto per la comunque ottima selezione, quanto per l’utilizzo per stemperare le situazioni più pesanti, evitando quindi, ancora una volta, di dare un tono eccessivamente pesante al film, chiudendo il quadro di un’opera che nonostante tratti tematiche non leggere lo fa avvicinandosi spesso più al film di intrattenimento, quasi alla commedia, che al dramma di guerra, senza per questo perdere valore.

SCHEDACINEMA
Cover Whiskey Tango Foxtrot

Whiskey Tango Foxtrot

  • Produttore: Broadway Video
  • Distributore: Universal Pictures
  • Interpreti: Tina Fey, Margot Robbie, Martin Freeman
  • Anno: 2016
  • Genere: Commedia
  • Regia: Glenn Ficarra e John Requa
  • Durata: 112'
Scheda completa...
Whiskey Tango Foxtrot2016-05-21 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/whiskey-tango-foxtrot-53570/Una vacanza nella zona di guerra1020525VGNetwork.it