Zona d'ombra

Botte (in testa) da orbi
Scritto da Mail@ mattscannail 16 aprile 2016
Zona d'ombra Recensione

Mike Webster è una leggenda a Pittsburgh. Nella città delle acciaierie degli Stati Uniti le attrazioni turistiche e culturali non abbondano certo e c’è solo una cosa che unisce tutti e magari dona gioie nei periodi difficili, quando le temperature scendono, il lavoro non c’è e la depressione colpisce: gli Steelers. La squadra di football americano della città è una delle più titolate della storia dell’NFL e rappresenta per la città ben più di un passatempo domenicale. E manco a dirlo i suoi giocatori sono eroi tra le persone normali, adorati e riveriti come dei, specialmente gli interpreti dell’incredibile ciclo tra il 1974 e il 1979, quando la squadra riuscì a portare a casa ben 4 trofei del Super Bowl. E in quel team giocava Mike Webster: nato in Wisconsin, di ruolo Centro – ossia il perno e i muscoli di tutto l’attacco – e dal cuore d’oro, un vero e proprio idolo incontrastato. Ora Mike si trova sul tavolo di un coroner della contea di Allegheny, un giovane medico venuto dalla Nigeria che non riesce proprio a rassegnarsi come una persona di 50 anni apparentemente in salute sia morta sola in un pick-up mostrando evidenti segni di follia.

Quel dottore è realmente esistito, si chiama Bennet Omalu ed è il protagonista di questo film, Zona d’ombra, impersonato da un ringiovanito Will Smith. Uscito a Natale nelle sale cinematografiche americane e in arrivo in Italia il 21 Aprile, la pellicola è prodotta da Ridley Scott e affronta la storia, raccontata da un articolo apparso su GQ nel 2009 dal titolo “Game Brain”, del dottor Omalu e della sua sfida alla NFL, dopo aver diagnosticato in Webster il primo caso di CTE (encefalopatia cronica traumatica), una malattia degenerativa del cervello riscontrata in pugili e giocatori di football americano, un segreto che la lega professionistica del gioco che, come dicono nel film, in America “ha rubato la domenica a Dio” cercherà in tutti i modi di passare sotto silenzio.


La sfida al gigante

2002, Pittsburgh. Omalu – un Will Smith magistrale a dir poco – è una persona riservata, molto competente e innamorata del suo lavoro. Bennet infatti “parla con i morti, perché se non ci fossi io nessuno ci parlerebbe” e approccia ogni “paziente” in una maniera molto personale e affettiva. Succede lo stesso con il povero Webster: dove gli altri dottori pensano di fermarsi e lasciar riposare l’ex-campione, Omalu non si rassegna. Quando scopre, con grandi difficoltà, che nel giocatore si è sviluppata una nuova patologia e che in altri ex-atleti si sta manifestando la stessa situazione, decide di fare qualcosa a riguardo. Perchè anni di urti e botte in testa hanno infatti ucciso il cervello di Webster dall’interno, portandolo alla pazzia e, infine, alla morte. La storia di Zona d’ombra si sviluppa quindi in 120’ di sfida tra il semplice dottore immigrato e un’intera città, poi un’intera nazione e infine un’intera comunità di tifosi di uno splendido sport che si sentono minacciati dalle scoperte in buona fede di Omalu.

Saranno molti ad opporsi a lui, ma pochi ad aiutarlo. Molto importante nella crescita di Bennet è la figura della moglie Prema, personaggio decisamente dimenticabile e bidimensionale ma certo un appoggio decisivo per il protagonista, e, soprattutto, del suo mentore, il dottor Cyril Wecht, dirigente dell’ufficio forense in cui lavora. Tuttavia, l’alleato più importante e senza molti dubbi il personaggio più profondo e interessante è quello portato a schermo da Alec Baldwin, un ex-medico sportivo proprio degli Steelers, che, spinto dall’amicizia con Webster, supporta Omalu in tutto il processo di sfida a Golia. È davvero rimarchevole scoprire i dilemmi di un uomo molto combattuto, innamorato follemente del football ma deciso comunque a voler combattere questa ingiustizia e portare alla luce la verità.

Una chicca? Flavio Tranquillo, storico commentatore di sport su Sky, che commenta gli stralci di partite apparsi nel film.


I valori dello sport messi in gioco

Zona d’ombra è realizzato in maniera forse un po’ prevedibile, ma certo non annoia e intriga con la sua storia ricca di tensione, vite e interessi milionari in gioco. Segue un canovaccio classico che da Lo Squalo in poi vede la scienza sbattere contro gli interessi economici delle compagnie e potenzialmente contro il well-being della gente comune. Nonostante questo, risulta godibile, sebbene un po’ prolisso, e i valori e le questioni morali che solleva sono davvero importanti, lasciandoci interrogare sui benefici e i pericoli dello sport. Sottolineo solo una certa religiosità classica americana di fondo che non mi ha entusiasmato devo dire.

Il film è certo molto romanzato e ci presenta una visione demonizzata della NFL, il che può essere realistico dal punto di vista del protagonista, ma è una posizione da interpretare in ogni caso e non prendere come dato di fatto. Personalmente per esempio, sono un grande tifoso di Football Americano e mi sono interrogato anche io su come avrei reagito a una situazione del genere, combattuto tra un male apparentemente inspiegabile e non necessariamente quantificabile in termini di diffusione e uno sport che rende felici milioni di persone, ispira migliaia di ragazzini, crea posti di lavoro e fa del bene a tutti i livelli. Sono storie davvero difficili da commentare, ma Zona d’ombra riesce a tenere un buon ritmo e intrattenere, senza tuttavia appassionare, lo spettatore.

SCHEDACINEMA
Cover Zona d'ombra

Zona d'ombra

  • Produttore: Columbia Pictures
  • Distributore: Warner Bros.
  • Interpreti: Will Smith, Alec Baldwin, David Morse
  • Anno: 2016
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Peter Landesman
  • Durata: 123'
Scheda completa...
Zona d'ombra2016-04-16 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-cinema/zona-d-ombra-53266/Botte (in testa) da orbi1020525VGNetwork.it