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Shenmue II

Shenmue II
Informazioni Shenmue II
  • Produttore: Microsoft
  • Sviluppatore: SEGA-AM2
  • Distributore: SEGA
  • Genere: n.d.
  • Pegi: 12+
  • Multiplayer: No
  • Data di uscita: 2001 (Dreamcast), 2002 (Xbox)
  • Sito web di Shenmue II
10

Recensione Shenmue II  Scritto da: Nicolò "Cocò" Pellegatta | Data: 2009-06-01

Dal Giappone alla Cina: "he shall appear from a far east land across the sea"

Poco fa ho visto due gattini appollaiati sulla tettoia del mio squallido albergo. Uno di colore arancione si leccava dolcemente la zampa, l’altro era sdraiato e si stiracchiava ogni tanto.
Non è un classico scenario urbano visto molte volte nelle nostre grigie e inquinate città, ma, signori e signori, questa è Hong Kong, questa è la Hong Kong di Shenmue II.

  A seventy million game!

Nel precedente capitolo avevamo lasciato l’introverso Ryo Hazuki in partenza per la città di Hong Kong sulle tracce dell’assassino del padre, Lan Di. Ed è proprio sulla banchina del porto della metropoli cinese che prende vita il secondo capitolo della saga di Shenmue. Le vicende nella città asiatica saranno molto variegate, così come la trama del gioco che, per quanto ne voglia parlare a lungo, sono costretto ad accennarla brevemente. Il viaggio di Ryo è ricolmo di interrogativi, infatti nel primo capitolo ricevette una lettera di un certo Lishao Tao che possiede informazioni sulla morte del padre. Oltretutto Ryo scoprì nella casa paterna una lettera Yuanda Zhu che avvertì il genitore del ragazzo sull’imminente pericolo. A Hong Kong Ryo cerca immediatamente Lishao Tao…

La trama è meglio che termini qui, dato che le vicende di Shenmue vanno vissute in prima persona; posso solo dire che nella narrazione dei fatti le arti marziali cinesi avranno un ruolo fondamentale. Arti marziali, però, non intese come violenza e morte, ma come concentrazione e poesia.
L’azione nel primo capitolo era molto meno variegata ed eclettica che in Shenmue II, lasciando intendere come le vicende assaporate in quel di Yokosuka non siano altro che il preludio all’intensità espressa nel secondo appuntamento con il prodotto creato da Yu Suzuki: le molteplici ambientazioni che attraverseremo presentano ogni volta inediti scorci di gameplay ed inediti obiettivi da perseguire…
La dimensione più consapevole e la trama più evoluta migliorano anche i rapporti con gli altri personaggi primari dell’avventura, il quale rapporto nelle vicende nipponiche era un tantino ridotto dal ritmo serrato della trama principale che lasciava ben poco spazio all’approfondimento emotivo tra essi e il giocatore. In Shenmue II, invece, Ryo trovandosi in una città nuova dovrà esplorarla con calma ed adattarsi alla sua vita e al suo fluire in modo graduale: il prodotto Sega è grande anche nel saper restituire al giocatore la sensazione di abbandono e furiosa ricerca, appoggiandosi sui personaggi che popolano la città. In questo sarà aiutato da personaggi quali Ren, Wong e Joy, tutti e tre “brigantelli” e "poco di buono” all’apparenza, ma la cui profondità psicologica verrà via via a galla. I dialoghi e le avventure che vivranno insieme al giocatore-Ryo Hazuki permetteranno di approfondire la loro conoscenza e il loro carattere in un crescendo di sentimenti che si instaureranno nel giocatore, preparazione step-by-step per la parte finale in cui ogni precedente cliché videoludico precedente si frantuma sotto la serrata narrazione dialogica tra Ryo e Shen Hua, personaggio dalla accezione mistica e simbolica in Shenmue, che diviene palpabile e formale nel seguito esprimendo tutta la potenza e la forza insita nell’opera di Yu Suzuki. Buona parte della valutazione globale, infatti, è giustificata ampiamente da quanto messo in scena nel quarto cd del gioco…
La nuova ambientazione del gioco porta nuove caratteristiche al gameplay, un gameplay che va a braccetto con la trama stessa che non smette di aiutare il giocatore nel corso dell’avventura, lo sostiene, senza mai abbandonarlo, perché colui che sta al di fuori dello schermo è fiducioso nel futuro di Ryo, un futuro nel quale egli possa conoscere i veri retroscena sulla morte del padre.
Ma questo gameplay cosa ha di tanto speciale? Se vogliamo rispondere sinceramente allora la risposta sarà un secco Niente; questo però non implica che sia banale e scontato, anzi tutt’altro.
Tutto ruota attorno all’immediatezza, alla semplicità del sistema di controllo, all’intuitività dei dialoghi tra i personaggi e alla padronanza del sistema di combattimento preso da Virtua Fighter.
La semplicità di camminare da un quartiere all’altro alla ricerca di informazioni utili per il proseguimento dell’avventura, la semplicità di dialogare con i personaggi e l’immediatezza nel portare a termine i minigiochi basati sulla croce direzionale e il tasto A. Le innumerevoli intuizioni presenti nel prodotto fanno sì che un titolo dal gameplay così complesso e vario riesce ad essere facilmente assimilato dopo poco tempo di gioco: conseguente alla grande immediatezza, che nonostante gli innumerevoli approcci proposti dal titolo, riesce sempre a rivelarsi tale, e porta direttamente a un elevatissimo grado di interattività. Questa condizione permane dal primo capitolo e si rivela efficace anche all’interno delle nuove vicende riconfermando l’intuizione e l’idea che sta alla base dei due prodotti. L’interazione massima è veicolata dal personaggio di Ryo Hazuki, che in grazia di particolari scelte di design riesce ad essere una sorta di espansione della mente del giocatore: la sua caratterizzazione è semplice e lineare tanto nel carattere quanto nella sua rappresentazione fisica e i dialoghi vertono su domande quasi “retoriche” e poche misurate affermazioni (in questo modo si riesce ad immedesimare il giocatore evitando sia il mutismo del protagonista, come accade per Link in The legend of Zelda, sia l’eccessiva vivacità del linguaggio).
La massima innovazione a livello di meccaniche che portano i due Shenmue sono indubbiamente i Quick Time Event, tanto diffusi all’interno più svariate produzioni recenti, sebbene la loro implementazione attuale è ben diversa da quella originaria. Laddove in Resident Evil 4 o Tomb Raider è sufficiente premere uno o più pulsanti per portare a termine con un successo un dato avvenimento, nel titolo AM2 questi possono assumere una continua concatenazione fatta di decine di tasti da premere al momento giusto. Questi “obblighi” ludici donano tensione al tessuto videoludico e si rivelano tanto esaltanti, quanto frustranti, ma la facilità di approccio che presentano e la sublime implementazione permettono un grado di interattività maggiore ed evitano di annoiare il giocatore con lunghe cut scene, problema di altre opere del videogioco, come ad esempio Metal Gear Solid.

 Un punto focale del gameplay è rappresentato dai personaggi che popolano l’universo di gioco e dalla loro interazione con Ryo. Utilizzando termini presi in prestito dal linguaggio cinematografico possiamo dividere i personaggi in diversi gruppi:
I personaggi Principali: Ryo Hazuki è il protagonista del gioco, Lan Di il suo antagonista.
I personaggi secondari: i cosiddetti aiutanti sono ad esempio la bella Joy, l’autoritario Ren, la deliziosa Xiuying e la saggia Shenhua Ling. A voi il compito di scoprire il modo in cui aiuteranno Ryo, ma soprattutto il loro carattere, la maggior parte delle volte più profondo di quanto non sembri all’apparenza.
Le comparse: a questa categoria appartengono gli abitanti dei vari quartieri di Hong Kong che sebbene non influenzino direttamente le vicende di Ryo sono comunque di grande influenza per l’esperienza globale. All’interno di questa categoria possiamo distinguere due ulteriori sottogruppi: da una parte ci sono i gestori dei negozi della città, in genere i più informati circa le vie e le strade del quartiere, e alcuni personaggi che occupano lo stesso luogo per tutto il giorno e tutti i giorni che passerete nel mondo di Shenmue, dall’altra troviamo i normali cittadini. Questi ultimi hanno “una propria vita”: si alzano la mattina e passeggiano per i vicoli della città, soffermandosi davanti ai vari esercizi commerciali, sedendosi nei vari bar e ristoranti a chiacchierare o si divertono con alcuni divertenti giochi di fortuna e abilità. E’ possibile in alcuni casi farsi accompagnare nelle varie locazioni da queste comparse, vi basterà seguirle e (lentamente!) giungerete a destinazione. Quest’ultimi fortunatamente hanno perso buona parte degli “impegni” e della “fretta” che accompagnava le loro peregrinazioni per le vie di Dobuita nel primo capitolo, ma si rivelano sempre disponibili ad informare ed aiutare Ryo nel suo viaggio.

Spesso sarete costretti dagli eventi ad affrontare due o più persone in combattimenti, la maggior parte delle volte si tratta di tipi poco raccomandabili, che utilizzano un sistema di combattimento da strada. Come già dimostrato ampiamente nel primo episodio il prode Ryo è un maestro nelle arti marziali e le gang da strada per lui sono bazzecole, ma non lo sono i maestri nelle tecniche di combattimento che il ragazzo giapponese incontrerà nel gioco. Il sistema di combattimento è maturato da quello del popolarissimo picchiaduro Sega Virtua Fighter, il più realistico tra i picchiaduro presenti sul mercato, e ciò rappresenta l’unico punto in comune con il progetto originario di Shenmue.
Il gioco infatti inizialmente fu concepito per Saturn e si proponeva come un avventura basata sui personaggi di Virtua Fighter, poi nel corso dello sviluppo il progetto assunse connotati differenti e le avventure “ordinarie” del protagonista mal si addicevano a quelle dell’irascibile Akira.
A tal proposito è necessario un piccolo appunto riguardo al design dei personaggi; della grafica ne parleremo più avanti, ma per l’ideazione del concept e del carattere di ciascun personaggio nel gioco è stato incaricato nientemeno che il mangaka Yoichi Takahashi, autore di Captain Tsubasa (aka Holly e Benji). Partendo dai suoi schizzi, furono costruiti dei modelli in creta di tutti i personaggi del gioco, da Ryo fino alla più infima comparsa, per poi essere sviluppati digitalmente dagli abili sviluppatori di AM2.

Shenmue è una pietra miliare nel giocare come lo conosciamo, una rivoluzione in ogni senso della parola. Il futuro è qui, e noi lo stiamo guardando in faccia. Shenmue è un capolavoro, sono stato onorato di giocarlo.

Adam Washington, Gamepower

Se siete appassionati di videogiochi e seguite questo media da molto tempo probabilmente non avrete remore ad affermare l’artisticità di un videogioco. Vero?
Eppure a differenza di letteratura, musica e pittura oggigiorno il videogioco è realizzato da team di sviluppo composti da decine di persone e non da un unico individuo, che nella letteratura, scultura e pittura viene indicato con il termine di artista. L’industria cinematografica esula da questo concetto, coinvolgendo centinaia di persone nella creazione di un unico film. Ed il cinema ci ha regalato un numero elevato di produzioni artistiche di grandissima qualità…
Appurato che per fare dell’arte non occorra una sola persona, ritorniamo sui nostri passi. Shenmue e Shenmue II come sappiamo sono costati circa 70 milioni di dollari, il massimo che si è speso finora per realizzare un videogioco, ed è il frutto di anni e anni di lavoro da parte della divisione di Sega AM2.
Spesso di un film ci ricordiamo il nome del regista e riconduciamo a lui i meriti della pellicola oppure i demeriti. Proprio per questo fatto non ci deve destare sospetti la firma di Yu Suzuki nella presentazione del gioco, in primis perché il presidente di AM2 è anche il regista e sceneggiatore di Shenmue. Oltretutto Yu Suzuki è stato il primo a credere nell’importanza del progetto e ci ha messo anima e corpo nel suo sviluppo. Ed è grazie a lui e alla sua perseveranza che ora abbiamo un gioco così bello, così reale, così intrigante, così…costoso! Eh già, Shenmue è il primo grande kolossal della storia dei videogiochi e forse grazie a questo possiamo ricondurre il gioco a una pellicola, ma anche grazie alla sua fedeltà storica nei confronti della Cina degli anni ’80, grazie alla splendida caratterizzazione dei personaggi, grazie alle splendide sequenze di gioco che riprendono in più punti inquadrature tipiche dei capolavori del cinema, ma soprattutto grazie al coinvolgimento attivo del giocatore che tende ad identificarsi con il taciturno Ryo.
 
Ma questa e’ next generation!

Se da un lato il gameplay di Shenmue II nella sua particolarità può non piacere a tutti, di sicuro la grafica mette d’accordo chiunque. Ancora oggi, con le dovute limitazioni, il comparto grafico stupisce sembrando quasi un gioco per Xbox 360, più che per Dreamcast (ricordo che il primo Shenmue è uscito nel 1999).
La parte più stupefacente sono i modelli poligonali dei vari personaggi, che nonostante alcune texture di bassa qualità (gli addominali di alcuni personaggi sono realizzati con un'unica texture piatta e bidimensionale e non danno alcuna impressione di “profondità”) sono realizzati in modo egregio; ancora più impressionanti sono i visi, la cui epidermide e la lucentezza degli occhi brillano intensamente nel firmamento videoludico!
Un uso magistrale del colore da l’idea di una città trasandata (escludendo naturalmente il quartiere di lusso e commerciale in cui il marmo la fa da padrone), povera e popolare.
Partendo poi dal bellissimo cielo il passaggio dal giorno alla notte porta con sé nuove sfumature ai volti dei personaggi, alle abitazioni e ai vari elementi del paesaggio.
 
Impressionanti le animazioni dei vari personaggi, degli animali (la delicata presenza di gatti che passeggiano lungo le vie cittadine non ha mai trovato una convincente applicazioni nei diversi prodotti ludici all’infuori di Shenmue; gli scenari apocalittici dipinti dai blockbuster del nostro tempo non prevedono un briciolo di quotidianità in essi, nonostante la tecnologia riesca egregiamente a sostenere texture e poligoni di qualche creatura della fauna “cittadina”), dell’acqua, … trasmettono una sensazione di assoluto realismo e veridicità.
Al dì là del mero aspetto grafico di Shenmue colpisce l’aspetto “tecnologico”: ancora oggi non possiamo che restare stupefatti di fronte alla mole di personaggi, azioni e animazioni che il gioco deve muovere simultaneamente. E cosa ancora più stupefacente il fatto che i caricamenti tra una zona e l’altra sono minimi, come sono ridottissimi i cali di frame rate, che si palesano solo quando lo schermo è particolarmente affollato!
Altro aspetto da pelle d’oca sono i filmati del gioco. Da pelle d’oca realmente, dato che oltre ad essere sviluppati con il medesimo stile grafico delle sequenze in-game (niente computer grafica, per intenderci!) le inquadrature e i movimenti della macchina da presa sono realizzati con ben in mente un approccio cinematografico ad esse, sottolineando con grande perizia l’ansia, la commozione e la gioia.
Il comparto tecnico, in conclusione, è stupefacente risultando attuale ancora oggi anche confrontato con un Gears of War qualsiasi. In altri aspetti, però, presenta un po’ di acciacchi, ma è parere comune che la qui presente produzione abbia spronato al massimo il potenziale dell’hardware presente nel Dreamcast.

Si ringrazia Koshiro-san per averci fatto sognare

Ha fatto piacere la consegna dell’Oscar alla carriera a Ennio Morricone, il brillante musicista italiano che ha composto le musiche di oltre 500 film collaborando con il maestro del western Sergio Leone, con Coppola ne Il Padrino, con Tornatore ne La leggenda del pianista sull’oceano e moltissimi altri!
Ecco se anche nel mondo dei videogiochi ci fosse un Oscar da destinare al miglior compositore, Yuzo Koshiro sarebbe sicuramente tra i nominati per la preziosa statuetta. Quest’individuo nella sua carriera ha composto le musiche di tantissimi giochi per console SEGA incluso il mitico Sonic e Street of Rage, ma si è cimentato anche su altre console come il Nintendo DS e la Playstation. Non ne parleremmo qui se questa persona non avesse avuto a che vedere con il progetto Shenmue. Facendo 1+1 è chiaro intuire che Yuzo Koshiro è il compositore delle musiche di questo gioco.
Lui che fino ad ora si era dedicato a produzioni abbastanza monomelodiche, si ritrova a dover confrontarsi con un progetto così vasto e complesso: ideare un insieme di componimenti che spaziano da temi epici ad altri ben più spensierati ed ordinari, tutti sorretti da una possente impalcatura che restituisca coerenza al comparto musicale. Sonorità orientali tipiche di strumenti cinesi/giapponesi si fondono con motivi rock: è la Cina che sta cambiando e avviandosi verso la prosperità economica e commerciale che possiede oggigiorno, come cambiava Ryo nel primo capitolo della saga, da liceale a uomo maturo. Le variegate avventure e i molteplici avvenimenti renderanno il protagonista sempre più consapevole del suo ruolo e dei rischi che esso comporta e lo prepareranno piano piano all’atteso scontro con l’antagonista Lan Di, la cui caratterizzazione è estremamente lineare, identificandosi con sentimenti quali la crudeltà e la maligna perseveranza (a conti fatti l’assassino del padre di Ryo è l’unico personaggio principale della saga a godere di una psicologia eterea e misteriosa, in parte giustificata dalle scarse apparizioni all’interno dei due prodotti: molto probabilmente con il terzo capitolo della serie il suo ruolo diverrà di primaria e fondamentale importanza!)
Gli effetti sonori si rivelano di grande atmosfera, cinematografici nelle sequenze filmate, orecchiabili lungo le vie della città.
Il doppiaggio nella versione Dreamcast è in giapponese, con sottotitoli in inglese, mentre la versione Xbox ha doppiaggio e sottotitoli in inglese. Il parlato su Xbox perde un po’ di credibilità e di realismo essendo in lingua anglofona, che mina in parte la coerenza del mondo di gioco.
 

 
C’è gente che è convinta che per realizzare un videogame realistico sia necessaria una grafica “spacca mascella”. Eppure ad AM2 sono convinti del contrario. Con un budget astronomico non solo hanno realizzato un comparto grafico impressionante all’epoca, così come oggigiorno, ma hanno anche fatto in modo che il giocatore si sentisse partecipe della vicenda, all’interno dei silenziosi panni di Ryo Hazuki, un giovane venuto dal Giappone che per la prima volta mette piede a Hong Kong. E’ curioso constatare come per oltrepassare i limiti imposti dal medium videoludico, Yu Suzuki abbia dovuto proporre un metatesto inedito, in cui vengono sradicati buona parte dei cliché, che assillavano e assillano tutt’ora buona parte delle produzioni. Yu Suzuki ha costruito poligono per poligono una città viva e credibile a cavallo tra due generazioni, tra un passato fatto di tradizioni e un futuro sempre più occidentale. Più che un videogioco l’opera di AM2 è un esperienza ben architettata in cui valori come l’amicizia, l’amore e la gentilezza si incarnano nei panni di mirabili personaggi.

Shenmue è il gioco più sottovalutato di sempre, una perla di rare proporzioni, uno dei migliori titoli della passata generazione, uno dei tanti capolavori disponibili sulla “console dei sogni”, un gioco da Sogno. Un comparto tecnico che spreme al massimo le potenzialità del Dreamcast e lo dimostra negli straordinari modelli poligonali, gli infiniti landscape e le ambientazioni ricolme di dettagli; dell’impianto grafico rapisce anche l’atmosfera particolare, viva, realistica, coinvolgente, che vi farà provare emozioni mai provate prima d’ora in un videogioco. E come non dimenticare l’intensa regia tanto nelle parti in game quanto in quelle filmate, che in commistione con la colonna sonora cinematografica e gli echi sinfonici porta il gioco a vette di assoluta eccellenza.

 

 
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Il commento dell'autore su Shenmue II
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Nicolò "Cocò" Pellegatta
Shenmue è una avventura al contempo epica e realistica, è un mondo vibrante di gioco in cui l’interattività raggiunge vette mai toccate prima d’ora, è una esperienza per i vostri sensi e per la vostra mente, è un prodotto capace di portarvi dentro l’essenza del videogioco e contemlarla intensamente, è un manifesto dello stile Sega e un fulgido esempio di come traghettare il videogioco verso una consapevolezza maturità.
Ma più di ogni altra cosa Yu Suzuki ha saputo conciliare immediatezza e profondità, riduzione ed espansione, grande e piccolo; noi gli diamo 10 con il cuore proprio perché è stato sviluppato con il cuore per essere fruito con il cuore, per essere ammirato con il cuore e per essere ricordato con il cuore.


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Pregi del gioco

un titolo in grado di coinvolgere all’estremo il giocatore

graficamente strepitoso

colonna sonora epica e struggente
Difetti del gioco

alcune sezioni un tantino noiose e frustranti

Pagella del gioco
Voto grafica
10
Monumentale: dal più insignificante volatile di Wan Chai all'immensa montagna di Guilin, il motore grafico di Shenmue segue con fluidità l'intera vicenda. Ne è spettatore partecipe...
Voto sonoro
9.5
Buona parte dei temi sono riproposti dal primo episodio, ma la direzione musicale di Koshiro li fa brillare ancora una volta.
Voto giocabilità
9.5
A volte si ha l'impressione di essere troppo spettatori, altre volte troppo giocatori: il mezzo è comunque contemplato nel 95 per cento della vicenda
Voto longevità
10
Il viaggio che vi attende è un viaggio traverso le ere del videogioco, alla ricerca della purezza ludica. E' un viaggio infernale, un viaggio di purificazione: "e infine", al termine di esso, uscirete "a riveder le stelle"

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