Solid Snake si infiltra tra i chip del Game Boy Color. Come ne uscirà ?
Dopo aver confezionato Metal Gear Solid per Playstation, il reduce Kojima se ne viene fuori con un suntuoso ritorno alle origini della serie. Bidimensionale. E per giunta portatile. Anni prima dei due Acid, del Portable Ops e di Pecewalker. Anni prima...
Il prodotto uscì in Giappone e negli Stati Uniti con il nome di Metal Gear Solid Ghost Babel, ma per l'uscita occidentale perse il sottotitolo riducendosi a un laconico Metal Gear Solid. Sebbene la versione ivi recensita sia quella europea, abbiamo preferito indicare il prodotto con il nome nipponico onde evitare spiacevolissimi fraintendimenti.
Ingranaggio Metallico Solido…
Chi non conosce almeno per sentito dire Metal Gear Solid? Il titolo Konami che ha spopolato su Playstation e dato il via ad un nuovo genere ovvero quello dello stealth game, con trama e personaggi caratterizzati da un tratto cinematografico eppure così umano e verosimile, talmente ben delineati che da quei quadratini/pixel che ne componevano bocca e occhi uscivano emozioni, sentimenti umani che tutti proviamo nel corso della nostra vita, mettendo il giocatore di fronte a realtà fino ad allora ignorate. Questo è stato Metal Gear Solid nel 1998, un gioco destinato a rimanere nella memoria di chi lo ha “vissuto” perché, come i più grandi capolavori è un’esperienza da vivere. Ma le sue origini sono molto più antiche: la prima apparizione di Metal Gear fu su una console poco potente per la sua epoca chiamata MSX della Philips la quale poneva all’allora “novello” Hideo Kojima dei limiti
ben ristretti, ma egli ebbe l’astuzia e l’ingegno per poterli aggirare. I giochi d’azione dell’epoca 8 bit, erano solitamente sparatutto a scrolling orizzontale e prevedevano l’uccisione dei nemici su schermo a suon di mitragliatrici ed armi di ogni genere fino alla fine del livello.
Essendo l’MSX in grado di gestire solo pochi sprite su schermo, un gioco con questa impostazione, sarebbe risultato molto noioso; il buon Hideo pensò bene di non far affrontare direttamente i nemici al giocatore, ma di farli aggirare utilizzando astuzia e buon senso, sfruttando la planimetria dell’ambiente per nascondersi e non essere visti dal nemico.
I livelli dunque, erano suddivisi in “quadri” con una visuale a “volo d’uccello”, studiati ognuno per offrire problemi e soluzioni diversi dai precedenti. L'obiettivo finale fondamentalmente era di superare indenni i livelli cercando di non essere avvistati e ciò permetteva un approccio tattico del tutto nuovo per i tempi della sua uscita. Già all’epoca della sua prima release inoltre, la saga mostrò di avere una certa predisposizione per trame ed eroi cinematografici segno che le idee e le aspirazioni del suo creatore erano già ben delineate sin dall’inizio. Alla fine, tutto si concluderà in tragedia, il figlio col nome in codice Solid Snake, ucciderà suo padre “Big Boss”, distruggerà la micidiale arma che da nome al gioco e divenuto “la leggenda” si rifugerà in Alaska per dimenticare l’incubo del campo di battaglia Outer Heaven, la sua unità operativa denominata Fox Hound e l’incubo Metal Gear. Ma perché tutta questa introduzione? Non bastava parlare semplicemente del Metal Gear Solid per Playstation che tutti conosciamo? Si e no… Il Metal Gear Solid: Ghost Babel che ci apprestiamo a scoprire, oltre che il ritorno su console Nintendo del brand dopo le conversioni su NES degli episodi per MSX è un episodio della saga che idealmente fa da anello mancante tra i vecchi Metal Gear 8 bit e l’episodio a 32 bit per Playstation, perché si presenta come l’erede diretto dei suddetti episodi (visto che effettivamente gira su di una console ad 8 bit quale il Game Boy Color) con in più trama e personaggi degni dell’indimenticabile episodio di più moderna concezione. Metal Gear Solid: Ghost Babel però è passato in sordina, forse perché ritenuto dai più un’operazione commerciale atta al solo sfruttamento di un brand famoso su di un portatile altrettanto famoso e venduto; forse perché molti non conoscono le vere origini della saga e del suo gameplay o forse perché si riteneva impossibile provare emozioni ed appassionarsi ad una trama bellissima su di un gioco portatile. Per questo è sembrato doveroso far conoscere le origini della saga e ciò che l’ha portata al successo. Ma adesso basta con i “forse”, si alza il sipario sull’opera di Hideo Kojima! Il passato ritorna prima o poi…
Voltati ed affrontalo!
Così ha inizio la storia Metal Gear Solid: Ghost Babel che teniamo a precisare non è la stessa del “fratello” su Playstation. Difatti questo Ghost Babel non è un porting, ma un episodio parallelo ad esso; il periodo in cui si svolge è lo stesso, alcuni personaggi che Snake incontra la prima volta in questo gioco li ha incontrati per la prima volta anche nell’episodio per console Sony, dunque ricoprono entrambi il medesimo spazio tempo con eventi però che si evolvono in maniera differente. Appena accesa la console, dopo il logo iniziale Konami parte l’introduzione alla trama del gioco, il giocatore così può già immergersi in essa e conoscere i personaggi base della missione che poi dovrà affrontare. Ed è spettacolo, soprattutto per chi ha già giocato il Metal Gear Solid datato 1998… Il Colonnello Campbell, vecchia conoscenza del nostro eroe, va a fargli visita nella sua dimora in Alaska dove “la Leggenda” si è rifugiata dopo l’ultima missione di Outer Heaven ma, purtroppo per Snake non è una visita di cortesia… Egli rivede così, una parte del passato che voleva dimenticare, ma questo è solo l’inizio.
Snake si mostra subito come un personaggio afflitto da angosce interiori, si rifiuta di essere chiamato “la leggenda” perché per lui, è un modo come un altro di essere definito assassino, cerca disperatamente la pace interiore e per questo, decide di rifiutare a priori la richiesta d’aiuto del suo ex superiore, ma appena egli con espressione criptica e tesa, comincia a spiegargli la gravità della situazione, il nostro eroe rivive il suo incubo più grande: un gruppo di terroristi infatti, si è impossessato di un aereo militare contenenti armi nucleari ma non solo… …conteneva anche i componenti del nuovo METAL GEAR! Si, lo stesso mostro di metallo che aveva dovuto affrontare e distruggere ben 7 anni prima, è in procinto di tornare ed un gruppo di ribelli appartenenti al GLF, nella regione di Gindra in Africa, minaccia di utilizzarlo per i loro scopi ed i loro ideali, e solo lui sembra possa fermarlo. Inoltre il colonnello gli ricorda, che non si può fuggire dal proprio passato e che prima o poi bisogna voltarsi per affrontarlo, ed anche lui era lì per affrontare il suo passato dopo che aveva abbandonato l’unità operativa Fox Hound ma non approfondisce più di tanto le sue motivazioni. Il tutto è raccontato con una regia da oscar che nonostante i limiti tecnici del Game Boy Color consentano di “viverla” solo tramite schermate lievemente animate e con dei testi senza doppiaggio vero e proprio, riesce comunque a colpire in maniera estremamente positiva l’utente. L’evoluzione della trama con le sue intricate vicende e i personaggi che via via si incontrano nel corso della missione rendono interessante e ricca di colpi di scena la narrazione, perfettamente degna della fama del suo creatore. Dopo il briefing della missione e la presentazione di alcuni personaggi che faranno da supporto remoto, Snake alla fine salta dall’aereo in cui si trova e col paracadute, atterra nel punto di inizio della missione. Ma ciò che verrà dopo, sarà degno della bellissima premessa fatta dall’introduzione o sarà tutto fumo e niente arrosto?
Il Main Theme della saga suonato dagli altoparlanti del Game Boy Col... ehr, da un'orchestra sinfonica!
Ghost Babel
Dopo questa introduzione, ci si troverà nella schermata principale ed incredibilmente, il gracchiante altoparlante del portatile Nintendo, emette il remix del sottofondo del classico Metal Gear Solid ed il fan della saga si sente subito a casa! Premuto il tasto START si sentirà uno sparo e si entrerà in menu realizzati, secondo lo stile della saga che presenteranno diverse voci: New game per il nuovo gioco, Continue per caricare un salvataggio, Stage Select per selezionare i vari stage che man mano andranno a sbloccarsi, VR Training sì, ci sono anche le famosissime missioni virtuali, VS battle per giocare in due ed infine il menu delle opzioni Option. Selezionando New game, ed uno dei diversi livelli di difficoltà tra quelli disponibili si darà il via, all’avventura vera e propria la quale conterrà tutte le caratteristiche tanto amate nel capitolo a 32 bit; ci sarà difatti la possibilità di strisciare, appiattirsi e camminare vicino ai muri, bussare per attirare l’attenzione dei nemici, c’è la possibilità di utilizzare anche armi e vari gadget che si troveranno a volte nascosti durante il proseguo della missione. In aiuto del giocatore poi, saranno presenti il radar in alto a destra dello schermo che visualizza con dei puntini gialli la posizione dei vari nemici, anche se a dire il vero forse è un po’ piccolo, ed il codec (la ricetrasmittente), con il quale sarà possibile comunicare con i vari membri dell’operazione per ricevere informazioni, suggerimenti e salvare il gioco. Il gameplay è suddiviso essenzialmente in tre fasi che rappresentano tre situazioni di gioco: nel caso si venga scoperti infatti, sul radar viene segnalata la scritta Alert sotto la quale compare un conto alla rovescia. Ciò sta ad indicare che si è in pericolo e sotto il campo visivo nemico; quando si esce dal loro raggio d’azione, al termine del conto alla rovescia la scritta si tramuta in Evasion con un altro veloce countdown ed è il momento buono per nascondersi dopodichè, la situazione torna Normale e si può nuovamente agire senza pericolo in quanto i nemici avranno smesso di cercare “l’invasore”. Nel caso in cui si venga scoperti, i nemici inseguiranno Snake per farlo fuori e quando la barra di energia si sarà esaurita uscirà la schermata del Game Over e si potrà ripartire dal checkpoint più vicino. In effetti, si potrebbe anche far fuoco sui nemici, ma è sempre consigliabile adottare un approccio tattico e di azione silenziosa in quanto il gioco non è uno sparatutto e dunque le munizioni sono limitate anche se, qualche volta ci si può anche divertire a piazzare qualche trappola… Inoltre, nel gioco sono presenti diversi enigmi molto ben congegnati, mai troppo frustranti o cervellotici: un buon diversivo alla continua tensione che si prova in un gioco del genere. Oltre alle fasi di spionaggio e tattica, però, vi saranno anche dei boss da affrontare come nella migliore tradizione della saga ed in questo caso, lo scontro diretto sarà inevitabile e si dovrà fare appello a tutte le proprie capacità e conoscenze delle varie armi per poter uscirne fuori a testa alta. Difatti essi utilizzeranno tattiche che cambieranno nel corso del combattimento e ci vorrà un po’ per capire la dinamica dei loro attacchi soprattutto contro boss imprevedibili come Marionette Owl che si incontreranno nel corso dell’avventura e che sono particolarmente insidiosi ed inoltre, godono di un eccellente varietà e caratterizzazione così come i nemici ordinari.
Nonostante la cronica mancanza di diversi pulsanti presenti su di un normale joypad, in Konami non si sono lasciati intimorire ed hanno studiato un modo efficace ed abbastanza intuitivo per sfruttare al meglio i pochi tasti del Game Boy Color. Con il tasto A si svolgono le azioni primarie come dare pugni, o battere il pugno vicino alla parete, col tasto B invece, si può sparare nel caso si abbia in dotazione un arma da fuoco, e sposta la visuale quando si è appiattiti contro il muro tenendo premuto il tasto in questione ed il D pad per muovere la suddetta ed avere una visione un po’ più ampia dell’area di gioco. Quest’ultimo ovviamente, serve per controllare il personaggio e selezionare gli oggetti e frequenze codec. Col tasto START ci si accovaccia per terra per strisciare ed una combinazione col tasto SELECT porta invece all’apertura del codec. Quest’ultimo tasto da solo, serve per entrare nel menu delle armi e degli oggetti visualizzati sotto il radar: col D pad destro e sinistro si selezionano le armi e con alto e basso gli oggetti ed in entrambe le categorie, può essere equipaggiato solo un oggetto/arma per volta. Quest’ultimi, pescano a piene mani dal mondo di Metal Gear Solid ed il fan della saga ritroverà armi ed oggetti che lui ha tanto amato: si passa infatti dalla pistola col silenziatore, al Nikita passando per le mine Claymore, esplosivo al plastico C4 e quanto di utile ci possa essere, mentre per quanto concerne gli oggetti l’inventario annovera i classici scatoloni in cui nascondersi (e non solo), le “ration” per curarsi ed il “fogger” che sarebbe a tutti gli effetti, la famosa sigaretta per scovare i laser (come si suol dire, politically correct…) e tanti altri ancora. Non c’è da preoccuparsi comunque, basteranno pochi minuti per abituarsi al sistema di controllo, merito dell’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori con il bilanciamento del sistema di controllo. L’avventura inoltre è piuttosto longeva e varia per essere un titolo portatile e ciò potrebbe creare qualche problema se si viaggia in autobus o in metro giocando ad un titolo simile, ma Konami non ha dimenticato i ritmi di gioco su una console portatile! Difatti il titolo è suddiviso in ben 13 stage per agevolare la natura portatile del gioco e tali sessioni durano sempre il giusto e solo raramente possono risultare frustranti (il salvataggio comunque può sempre essere effettuato senza la necessità di finire obbligatoriamente lo stage in questione, contattando semplicemente Mei Ling);il titolo si rivela adatto per essere giocato per distanze relativamente brevi, soprattutto nella modalità VR Mission: divertentissime sezioni di allenamento in ambiente virtuale, circa 180 missioni virtuali distinte in “con armi o senza armi”.
Chi invece ha la fortuna di avere un amico con un Game Boy Color e copia del gioco, collegandosi tramite l’apposito cavo Link, è possibile giocare nella modalità VS Battle, in cui i giocatori prenderanno il controllo entrambi di Snake, uno intuta rossa e uno in blu: avranno il compito di raccogliere i Data Disk utilizzando qualsiasi tattica e mezzo per vincere in una sorta di “capture the flag”.
Vince chi, allo scadere del tempo ha con sé più data disk, chi ne ha presi per primo tre o chi fa fuori l’avversario per tre volte. Anche questa modalità dunque è ben studiata e permette sfide avvincenti.
Tecnologia Bellica
Senza troppi preamboli, tecnicamente il titolo in questione sfrutta al massimo le peculiarità del piccolo portatile su cui gira. Graficamente è davvero uno splendore, sembra un gioco per Game Boy Advance tanto è bello, un’espressione di talento dei grafici Konami non solo per quanto concerne il livello di dettaglio e l’uso dei colori che raggiungono vette mai raggiunte su Game Boy Color per quanto concerne le potenzialità della consolina Nintendo, ma anche e soprattutto per lo splendido level design dal sapore retrò che ricorda la genuinità dei primi episodi ad 8 bit, al contempo, però, così moderno ed articolato che permette diversi approcci e soluzioni ai problemi da parte del giocatore più che in passato. Tutto a partire da uno scrolling fluido con visuale a “volo d’uccello”, passando per l’uso di una palette cromatica impeccabile che caratterizza in maniera appropriata le ambientazioni all’aperto, gli interni e gli ambienti virtuali i quali sono tutti ricchi di dettagli e ben differenziati tra loro (praticamente non esistono due stanze o ambienti identici). Anche le animazioni tanto del protagonista che dei nemici appaiono semplicemente splendide e molto fluide, per non parlare delle dimensioni e del livello di dettaglio degli sprite e delle collisioni davvero ottimi. Il tutto viaggia con un frame rate solidissimo che in rarissime occasioni cede un pochino, ma accade solo ai livelli di difficoltà maggiore dove sono visualizzati più avversari contemporaneamente; nulla in grado di minare la giocabilità del titolo. Ma se sul fronte grafico si è fatto un lavoro encomiabile, è sul lato sonoro che gli sviluppatori ed i tecnici al servizio di Kojima meritano davvero gli applausi: tutte ma proprio tutte le colonne sonore presenti sono davvero splendide e degne della saga a cui appartengono ed alcune sono riprese di peso dall’episodio di maggior successo come le musiche alla base delle famose VR Mission che faranno la felicità dei fan della serie. Sovente non si crede alle proprie orecchie per la fedeltà con la quale vengono riprodotte ed emesse dall’altoparlante della console: una gioia per l’apparato uditivo, indispensabili nell'immergersi all'interno dell'esperienza di gioco senza mai risultare invadenti e fuori luogo, evidenziando i momenti più belli ed importanti della trama in maniera impeccabile. Per arginare la mancanza di doppiaggio è stato impiegato un parlato “digitalizzato”. In pratica, ogni lettera ha il suo suono fonetico ed ogni personaggio ha un’intonazione diversa delle lettere, dunque, è possibile capire la loro intonazione, la loro rabbia o la loro felicità anche se non li si sente parlare davvero. Anche gli effetti sonori delle esplosioni e quant’altro se la cavano egregiamente anche se i limiti del chip e dell’altoparlante si avvertono un po’ di più in questo frangente. Straordinario comunque, non ci sono davvero altre parole per descrivere l’impianto tecnico di questo gioco e pochissimi altri titoli su Game Boy Color possono vantare questi livelli di eccellenza; uno su tutti il mai troppo lodato The Legend of Zelda Link’ Awakening…
Good Bye Snake…
Avete potuto ben capire come Ghost Babel sia un titolo magistrale, un vero capolavoro. Perderlo significa non amare i videogiochi, non amare il proprio Game Boy, vuol dire perdersi non solo un capolavoro, ma anche un’esperienza come poche, soprattutto per un titolo portatile. Sarebbe un “madornale errore” (detto alla Jack Slater del film Last Action Hero con Swarznegger) non farlo vostro, perdereste una trama emozionante ed appassionante, semplicemente perdereste l’essenza di Metal Gear Solid!
Perché un titolo di questo spessore, come non se ne vedono spesso in giro, è una pietra miliare al pari del Metal Gear Solid che tutti hanno giocato, per la sua trama con le sue crude tematiche ed i suoi personaggi davvero eccelsi, per le sue innumerevoli modalità che ne allungano la longevità in maniera esponenziale, per la sua giocabilità che unisce la tradizione degli episodi ad 8 bit all’innovazione portata dell’episodio 3D, per la sua tecnica che rende onore e gloria ad un Game Boy Color ai suoi ultimi sospiri prima di andare in pensione e cedere il posto al suo successore.
Trama avvincente e personaggi caratterizzati come solo Kojima sa fare
Radar un po’piccolo.
Forse con un Rumble Pak sarebbe potuto essere ancora più coinvolgente
Purtroppo è davvero rarissimo ormai
10
Un utilizzo maestoso della bidimensionalità del Game Boy Color. Il miglior tributo possibile alle origini della serie
9.5
Mai più suoni gracchianti: l'audio è pulito e gradevole. Le musiche sono tanto epiche, quanto orecchiabili
9
Un Metal Gear che riesce a conciliare il passato 2d con il futuro 3d. L'eleganza di chi ha fatto i conti col passato e ha ben in mente dove andare nel futuro!
9.5
Un'avventura monumentale, impreziosità da modalità extra come le VR Mission. Resta il dubbio se un titolo di questa durata sia adatto ai ritmi di un portatile...