Quando la parola “Ninja” era tabù
La saga Ninja Gaiden è una delle saghe di videogiochi più apprezzate e tutt’oggi riscuote grandi consensi tra i fan di Ryu Hayabusa e gli amanti degli action game in generale, nonostante il livello elevato di difficoltà che ha da sempre contraddistinto la serie.
Praticamente generazione 32/64 bit a parte, Ninja Gaiden è approdato su di un numero considerevole di piattaforme, molte volte con remake o collection e tra queste non poteva di certo mancare quello che ancora oggi con nostalgia viene ricordato come il più grande sistema portatile di tutti i tempi ovvero il primo Game Boy in Bianco e nero.
Dopo aver visto la luce sul NES nel 1988 e su svariate piattaforme come Master System, Game Gear, Atari Lynx, Mega Drive, Super Nintendo ecc. Nel 1991 Tecmo fece esordire sul mercato un episodio per il famoso portatile Nintendo denominandolo Ninja Gaiden Shadow.
Questo gioco in realtà si rivelò essere poi un riadattamento portatile di “Kage-Shadow of Ninja” [NES, 1990] della Natsume adattato al mondo di Ninja Gaiden ed alle caratteristiche della console.
Da esso riprendeva la tipologia di nemici, le meccaniche di base ed addirittura il level design di alcuni stage.
In Occidente però Nintendo volle che il titolo del gioco sia su NES che su Game Boy venisse convertito in “Shadow Warrior” perchè la parola Ninja dava la cattiva immagine di un ladro e assassino giapponese mentre ciò non avvenne in patria e su altre piattaforme non Nintendo dove la serie mantenne il nome originale.
Il guerriero dell’ombra
Shadow Warrior si presenta al giocatore con la classica schermata semi animata che introduce la storia, caratteristica introdotta nel genere proprio dal capostipite della serie.
Senza troppi fronzoli e ne molta originalità a dire il vero, il malvagio dittatore “Jaquio” storico nemico del famoso Ryu Hayabusa sin dalla sua prima avventura, minaccia di nuovo di impadronirsi del mondo con la forza e solo il valoroso guerriero può sconfiggerlo ancora una volta.
Dopo questa breve presentazione accompagnata da una bella musica che esce piacevole dal gracchiante altoparlante, appare il titolo del gioco e con Start si da il via alla missione.
Il titolo è diviso principalmente in cinque Stage ognuno dei quali diviso in due parti e con un boss finale ciascuno.
Ryu ha a disposizione soltanto la sua spada come arma e con questa dovrà affrontare gli svariati nemici presenti nei diversi livelli.
Egli ha la capacità di saltare, di appigliarsi a particolari piattaforme anche tramite un rampino e di utilizzare un’unica tipologia di Nimpo che è possibile sfruttare per un massimo di 5 volte qualora lo si sia raccolto durante il gioco, e che amplia il potere distruttivo a disposizione del protagonista facendo incetta di nemici fino ad una certa distanza.
Ovviamente tale tecnica va usata con parsimonia e può risultare utile nei livelli più avanzati o contro boss particolarmente ostici.
I nemici comuni sono per lo più robot inframmezzati da qualche essere umano e di norma basta un unico colpo di spada per sconfiggerli.
Ognuno di essi può compiere una massimo due azioni e si trovano posizionati sempre negli stessi punti del livello anche se per sconfiggerli sono richiesti tattiche ed accorgimenti diversi che variano da nemico a nemico.
Non a caso infatti si incontrano nemici dotati di lancia missili, granate, lancia fiamme, scudi indistruttibili o nemici che una volta eliminati possono arrecare danno, magari con un’esplosione intensa ed altro ancora.
La loro varietà è assicurata anche se all’interno di uno stesso stage tendono a ripetersi molto spesso. Nonostante ciò, la difficoltà e dunque il livello di sfida aumenta al progredire del gioco proprio perché c’è la possibilità di incontrarne due di tipologia diversa che combinano i propri attacchi oppure della stessa tipologia che però rendono più difficile avvicinarvisi.
Il livello di sfida però non si innalza solo per le caratteristiche dei nemici ma complice ad essi vi è il level design, sempre diverso e che inserisce il Ninja protagonista in diversi contesti contribuendo a rendere più difficile superare determinate fasi di gioco.
Nel caso tutte e cinque le barrette della vita (rappresentate da 5 quadratini in basso alla schermata di gioco) vengano meno, Ryu partirà da metà livello nel caso lo si sia raggiunto oppure ripartirà dall’inizio dello stage.
Per fortuna però nel corso dei livelli si possono trovare pozioni per l’energia e più di rado le vite vere e proprie, nonchè dopo ogni scontro con il boss l’energia viene automaticamente ripristinata.
Fatte le dovute considerazioni, è però fondamentale dire che ciò che conta in questo gioco (come in qualsiasi altro capitolo della saga) è l’assoluto tempismo, coordinazione e sangue freddo soprattutto negli scontri con i boss di fine livello che hanno sì tattiche dopo un po’ prevedibili, ma se il giocatore dovesse lasciarsi prendere dalla fretta vedrà continui Game Over e ciò potrebbe portarlo a frustrazione; ma infondo chi gioca a Ninja Gaiden questo lo sa...
Anche nel caso di un gameplay così essenziale è necessario che i controlli siano intuitivi e reattivi.
Facendo dunque una panoramica generale si osserva che il D Pad è deputato al movimento di Ryu e premendolo verso il basso lo si fa accovacciare.
Con il tasto A si salta, mentre se lo si combina con la simultanea pressione del D Pad in su si utilizza il rampino per agganciare determinati tipi di piattaforma, combinandolo con il D Pad giù, invece si può lasciarsi andare a delle piattaforme sottostanti.
Il tasto B è deputato all’utilizzo del fendente con la spada ed all’utilizzo del Nimpo combinandolo con il D Pad su.
Non esistono diagonali dunque non è possibile utilizzare ad esempio il rampino in diagonale ma solo verso l’alto.
Con il tasto Start infine si mette in pausa il gioco, Select non ha alcuna funzione.
Tale semplicità di fondo oltre alle ovvie limitazioni fornite dai pochi tasti a disposizione, consente al sistema di controllo di svolgere adeguatamente il suo compito, e di rado il giocatore non riesce a fare davvero ciò che vuole anche perché, le azioni possibili sono limitate quindi non si incorre nel rischio di mancate combinazioni per una mossa particolare o essenziale per l’esito di uno scontro e ciò eviterà inutili frustrazioni quest’ultime, dovute quasi sempre per errori di valutazione da parte dell’utente cosa molto importante per questo tipo di giochi.
La preziosa arte Ninja
Shadow Warriors si presenta come uno dei migliori titoli della sua epoca per il piccolo schermo monocromatico del Game Boy; le animazioni sono buone seppur limitate e poco fluide rispetto alle versioni casalinghe, il sistema di collisioni molto preciso e gli sprite del protagonista e dei nemici in generale risultano molto ben caratterizzati e dettagliati con una menzione particolare che va ai boss davvero ottimamente realizzati e dotati di sprite di più generose dimensioni.
I livelli anch’essi sono differenziati in modo encomiabile non solo come level design nella disposizione di piattaforme e nemici, ma anche a livello meramente estetico.
Si passa dalla città per attraversare fabbriche, fornaci ecc. e gli sfondi, seppur non dotati dello scrolling multi livello (che da l’illusione di profondità) al quale oggi si è abituati, sono molto ben realizzati, più chiari per dare il senso della distanza e dare maggiore contrasto a video, parzialmente animati e molto dettagliati il tutto senza mai cali di sorta.
Ma se il reparto grafico da le sue soddisfazioni, quello sonoro non è da meno e le musiche che accompagnano il giocatore nel corso dell’avventura sono tutte apprezzabili e piacevoli da ascoltare così come il classico Jingle all’inizio di ogni stage che riporterà alla mente i primi esponenti della saga.
Discorso a parte per gli effetti sonori, che invece non si discostano poi molto dalla media delle produzioni di quegli anni anche se svolgono bene il loro lavoro.
La longevità è garantita dalla difficoltà che si innalza costantemente ed anche se i soli cinque Stage non lunghissimi possono apparire “pochi” bisogna considerare che si sta parlando di un titolo concepito per una console “da passeggio” (inutile rammentare che il tutto dipende dall’abilità del giocatore).
Purtroppo il titolo non da stimoli che inducono a rigiocarlo una volta completato ma era prevedibile visto il concept di gioco davanti al quale ci si trova.
Il videogioco oggi:
Oggi un gioco del genere acquista un valore maggiore a fronte di quel sapore retrò di un titolo in grado di dare un ottimo livello di sfida pur con un gameplay, estremamente essenziale soprattutto se confrontato con le produzioni odierne in primis su portatili come Nintendo DS e PSP che possono contare il primo sul discendente di questo gioco ovvero Ninja Gaiden Dragon Sword e la seconda su God of War Chain of Olympus che sono decisamente più complessi e completi per meccaniche e possibilità di gioco. Chi cerca dunque un gioco più complesso senza tener conto dell’età del titolo potrebbe rimanerne deluso ed apparire sin troppo semplicistico. Eppure, questo lo rende un acquisto obbligato per i fan della serie ed in particolare di quei videogiocatori che fanno del retrogaming la propria passione principale ed amano gli action old style come ormai non se ne vedono più. |
E’ arrivato il momento di ritornare nell’ombra...
Se si ha l’occasione di trovarlo non bisogna assolutamente farselo sfuggire sia per l’immenso valore collezionistico vista la rarità, sia per il valore del gioco in se.
Consigliatissimo.